Ars Bellica

ROMA

Lo strumento che ha reso possibile la formazione del più grande e potente tra gli imperi antichi risiede in una parola che, da secoli, rappresenta nell'immaginario collettivo un'icona quasi leggendaria dell'intera storiografia mondiale: la Legione.
Ma per quanto leggendariamente solido e granitico, il nerbo dell'esercito romano ha subito, nel corso dei secoli mutazioni importanti sia nei propri componenti, negli armamenti che nella struttura stessa. Dalla primitiva organizzazione gentilizia, alla prima formazione manipolare, le Legioni di Roma erano composte, come noto, di cittadini chiamati alle armi per difendere l'Urbe e l'onore dei propri avi da vicini scomodi come le popolazioni italiche confinanti con Roma stessa. Ma con l'ampliarsi dei domini romani, e di conseguenza l'inasprirsi e l'aumentare dei conflitti che dovevano essere sostenuti dai capitolini, si rese necessaria non solo una riforma dei mezzi utilizzati dai legionari, ma una riforma della Legione stessa. Con Caio Mario, la Legione si professionalizza, si adegua ad esigenze militari di uno stato in espansione su fronti disparati e contro avversari di tradizioni militari totalmente agli antipodi. Inoltre andava cambiando anche la società romana, non più circoscritta all'interno delle mura, ma che andava spaziando in tutto il bacino mediterraneo e ben oltre nelle regioni interne. La Legione conta così sempre meno sul fattore "indigeno" dei cittadini romani e sempre più su soldati di professione (ma si badi bene, non mercenari) i cui servizi però andavano sempre più legandosi al proprio condottiero più che all'ideale grandezza di Roma. Ma la riforma di Mario, perfezionò a tal punto l'esercito tardo repubblicano di Roma, da renderlo un tale rullo compressore, in grado di fronteggiare praticamente qualsiasi minaccia, da far passare in secondo piano i pericoli per la stabilità delle istituzioni repubblicane. Non a caso, i successi ottenuti dalle legioni di Mario, Pompeo, Silla e Cesare portarono l'espansione romana ad un livello talmente alto da far acclamare i condottieri appena citati quasi come delle divinità oscurando l'importanza cardine del senato come rappresentante del popolo romano. Roma ormai era schiava dei successi, e questi successi le venivano portati non dalla propria cittadinanza ma da valorosi generali che di lì a poco ebbero la possibilità, di far cadere le istituzioni repubblicane per far nascere quelle imperiali. Ma da qui, si genera quello che sarà, con lo scorrere dei secoli e non degli anni, l'elemento della stessa fine della grandezza di Roma. I successi, il potere, i fasti e la ricchezza di Roma con lo scorrere dei secoli ne saranno la sua stessa rovina: le Legioni, non più formate dai cittadini-soldato come un tempo, saranno sempre più interessate alle proprie sorti economiche più che a quelle dell'impero; gli imperatori saranno sempre più coinvolti in lotte intestine per il potere e sempre meno interessati (con alcune meravigliose eccezioni) all'espansione e inizieranno a guardare più che altro alla difesa del limes, tutto ciò fin quando, non si ricorrerà, nell'ultima fase imperiale, ad assoldare perfino elementi barbari nei propri ranghi. Saranno proprio questi ultimi i responsabili del cedimento del più grande impero che la storia abbia mai visto. Ma dalle sue ceneri, nasceranno una serie di regni che saranno i progenitori degli attuali stati europei (Francia, Spagna, Inghilterra ed in parte, Germania) che hanno colonizzato gran parte del mondo conosciuto.

Battaglie

Lago Regillo

La battaglia del Lago Regillo

499 o 496 a.C.

Nei pressi del Lago Regillo (scomparso nell'attuale piana sotto Rocca Priora) l'esercito romano agli ordini di Aulo Postumio Albo Regillense, nonostante la forte inferiorità numerica, sconfigge le truppe della Lega Latina guidate da Tarquinio il superbo e da suo genero Mamilio. La sconfitta del primo e la morte del secondo saranno, per Roma, il sintomo della fine di un'epoca, quella regia, e l'inizio di una nuova, quella repubblicana.

Crustumerium

La battaglia di Crustumeria

491 o 493 a.C.

Credendo di poter sfruttare le prime crisi sociali di Roma, Sabini, Equi e Volsci attaccano contemporaneamente i territori dell'Urbe e dei suoi alleati. Appena nominato Dittatore, Manio guiderà una incredibile campagna militare, su tre fronti paralleli, che si chiuderà con l'inopinabile successo romano nei pressi di Crustumeria.

Preneste

La battaglia di Preneste

485 o 487 a.C.

Un solo terzo dell'allora intero complesso militare romano è sufficiente per piegare la resistenza degli Ernici, ritenuti responsabili di una serie di saccheggi in territorio romano, mentre questi ultimi erano impegnati contro i volsci. La battaglia di Preneste, vinta dai legionari al seguito del console Caio Aquilio, li costringerà ad accettare il dominio romano.

terracotte volsche

La battaglia di Velletri

485 o 487 a.C.

Grazie alla vittoria sui Volsci, nei pressi di Velletri, il console Tito Sicinio, non ottenne solo un trionfo che oscurò la contemporanea vittoria sugli Ernici del collega Caio Aquilio, ma chiuse l'intera campagna per cui i due consoli erano stati nominati.

Torre Astura

La battaglia di Anzio-Longula

484 a.C.

La battaglia di Anzio del 484 a.C. si svolse tra l'esercito romano, guidato dal console Lucio Emilio Mamercino ed i Volsci. I Volsci ebbero la meglio, costringendo i romani a ritirarsi a Longula, luogo in cui si verificò la pronta e sanguinosa riscossa romana. Il doppio confronto tra Volsci e Romani si chiude praticamente con un nulla di fatto.

prima battaglia di Veio

La prima battaglia di Veio

480 a.C.

Le lotte tra Roma e la potente città etrusca di Veio ebbero inizio addirittura sotto il regno di Romolo; nuove lotte avrebbero avuto luogo sotto Tullo Ostilio, Anco Marcio, forse Tarquinio Prisco e Servio Tullio. Per quanto queste prime lotte siano leggendarie, è arbitrario negare assolutamente conquiste romane a nord del Tevere durante il periodo regio, dopo il quale, si ebbe un periodo di relativa "pax". Le guerre ricominciarono poi tra il 485 e il 483 a.C.: tra gli episodi salienti di questa recrudescenza vi fu senz'altro la vittoria dei consoli Cn. Manlio e M. Fabio Vibulano del 480 a.C.

cavaliere etrusco

La battaglia del Cremera

477 a.C.

Trecento, o trecentosei uomini, componenti la gens Fabia, furono, secondo la leggenda, sterminati dagli Etruschi alla battaglia del fiume Cremera nel 477 a.C. A questa strage scampò soltanto un fanciullo, che per l'età era rimasto a Roma, Q. Fabio Vibulano, futuro console della Repubblica romana per ben tre volte.

frontone di Talamone

La battaglia del Gianicolo

476 a.C.

I Veienti, dopo aver sconfitto e massacrato i Fabii nella battaglia del Cremera, stabilirono un fortilizio sul Gianicolo, da dove partivano per razziare la campagna romana e tenere così sotto scacco l'Urbe intera. I due consoli in carica, Aulo Verginio e Spurio Servilio, decisero così un pronto attacco al fortilizio etrusco sito sul colle, prima di portare la cittadinanza allo stremo per la fame.

mura veio

La seconda battaglia di Veio

475 a.C.

La seconda battaglia di Veio si svolse nel 475 a.C. tra l'esercito romano guidato dal console Publio Valerio Publicola e quello degli etruschi di Veio e dei loro alleati Sabini. Grazie ad un attacco notturno, i Romani ebbero la meglio sul campo dei Sabini, ed, in rapida successione riuscirono ad aver la meglio anche sui loro alleati etruschi, svegliati dal clamore delle armi capitoline. Ritiratesi in città dopo questa sconfitta, i veienti poterono contare sulla solidità delle loro mura quale ultima linea di difesa. Quando si resero conto di non poter attaccare le mura fortificate di Veio, nonostante la vittoria campale, i Romani decisero di razziare le campagne Sabine ottenendo il trionfo; quindi fecero ritorno a Roma.

guerriero degli Equi

La seconda battaglia di Anzio

468 o 466 a.C.

La seconda battaglia di Antium si svolse nel 468 a.C. tra l'esercito romano, guidato dal console Tito Quinzio Capitolino Barbato ed i Volsci con i loro alleati Equi. Questo scontro rientra nell'ambito dei conflitti tra Romani, Volsci ed Equi; causa scatenante fu il fatto che, durante il consolato dell'anno precedente, Roma aveva distrutto il Cenone, ossia il porto della città di Antium, senza però neppure tentare di assediarla; all'interno delle mura anziate si erano rifugiati i Volsci. Consci dei conflitti interni alla società romana, gli Equi si allearono ai Volsci assediati nella speranza di cogliere l'occasione giudicata propizia. Ma la vittoria arrise ai capitolini e questo successo valse a Tito il trionfo.

Cincinnato

La battaglia del Monte Algido

458 o 457 a.C.

La battaglia del Monte Algido, una delle più note della storia della giovane Repubblica romana, si combatté nel 458 a.C. (alcuni la situano nel successivo 457 a.C.) fra i Romani e gli Equi. Per quanto riguarda esclusivamente il fatto d'arme, in realtà, si tratta di uno tra le decine di identici scontri avvenuti in quegli anni; quello che rende questa battaglia così importante è la presenza, in campo romano, della figura, quasi leggendaria, di Lucio Quinzio Cincinnato.

monte artemisio

La battaglia di Corbione

446 a.C.

Nel 446 a.C., approfittando dei dissidi interni a Roma, Volsci ed Equi, per l'ennesima volta, razziarono le campagne di Roma, arrivando impunemente fin sotto le mura della città. Approntato in breve tempo l'esercito, Agrippa cedette il comando delle proprie legioni a Tito Quinzio per affrontare più efficacemente lo scontro, un atto non dovuto, che gli valse la stima e riconoscenza del collega. Lo scontro fu breve e cruento, e i romani vittoriosi, tornarono in città con un grande bottino.

Ardea mura acropoli

La battaglia di Ardea

442 a.C.

Durante il quinto consolato di Tito Quinzio Capitolino Barbato (insieme a Marco Geganio Macerino, al suo secondo consolato), a Marco Geganio fu affidato il compito di ristabilire l'ordine ad Ardea, alleata di Roma, dove i plebei ardeatini assediavano i patrizi, asserragliati sulla rocca cittadina. Così, gli ottimati chiamarono i Romani in aiuto della città assediata, mentre i plebei si rivolsero ai Volsci per conquistare Ardea con il loro sostegno. Il console, riportò una grande vittoria, tornò a Roma in trionfo, facendo camminare davanti al suo carro il comandante dei Volsci Cluilio e mettendo in mostra le spoglie strappate all'esercito nemico.

cavaliere etrusco

La battaglia di Fidene

437 a.C.

La battaglia di Fidene vide protagonisti l'esercito romano, guidato dal dittatore Mamerco Emilio Mamercino, ed una coalizione nemica, formata da Fidenati, Etruschi di Veio, Falisci e Capenati, guidata dal re etrusco Lars Tolumnio e rientra nella prima fase espansionistica di Roma ai danni delle popolazioni etrusche. Pretesto per lo scontro fu l'uccisione di Gaio Fulcino, Clelio Tullo, Spurio Aurio e Lucio Roscio, inviati da Roma per chiedere spiegazioni del passaggio dalla sfera d'influenza romana al controllo acquisito da Lars Tolumnio sulla stessa città di Fidene.

guerriero degli Equi

La battaglia di Tuscolo e Lanuvio

434 a.C.

Tra Tuscolo e Lanuvio, Equi e Volsci, attorno al 434 a.C., si accamparono in punti diversi e i rispettivi comandanti si dedicavano con una meticolosità senza precedenti alla costruzione di fortificazioni e all'addestramento degli uomini. Nonostante il montante panico a Roma, il disaccordo e i contrasti tra i consoli, la contrarietà alla nomina di un dittatore, la rapidità capitolina nel mobilitare gli alleati Ernici e Latini, così come nell'applicare la leva cittadina saranno decisive ai fini delle battaglie così come gli esempi dati dai comandanti romani sullo stesso campo di battaglia.

frontone di Talamone

La Seconda battaglia di Fidene

426 a.C.

La battaglia di Fidene del 426 a.C. si svolse tra l'esercito romano, guidato dal Mamerco Emilio Mamercino alla sua terza dittatura, ed una coalizione nemica, formata da Fidenati ed Etruschi di Veio. I Romani ebbero la meglio e la città di Fidene fu distrutta. Questo scontro si segnala per una particolarità unica nelle battaglie dell'antichità e non solo; infatti, dopo aver ripiegato all'interno delle mura in seguito al primo assalto romano, i fidenati, all'improvviso spalancarono le porte della città da cui fuoriuscì uno strano esercito, inaudito e inusitato fino a quel momento; un'immensa moltitudine armata di fuochi, tutta sfavillante di torce ardenti che, lanciata in una corsa folle, si riversò sul nemico. Per un momento quell'insolito modo di combattere sbigottì i Romani, tanto che parve di ritrovarsi più in un incendio che in un combattimento. L'impeto ed il valore dei comandanti romani saranno decisivi ai fini dello scontro.

Furio Camillo di Salviati

L'assedio di Veio

396 a.C.

Nel 407 a.C., secondo Livio, nel 406 a.C., secondo Diodoro, ebbe inizio l'ultima lotta di Roma contro Veio, il cui assedio sarebbe durato dieci anni e terminato dal dittatore Marco Furio Camillo nel 396 a.C. con la distruzione della città etrusca. La città distrutta non fu ricostruita e così, la secolare guerra contro Veio era terminata, definitivamente. Vi è da aggiungere che la sconfitta di Veio rappresentò l'inizio della conquista romana dell'Etruria, ma soprattutto fu probabilmente la più importante occasione di arricchimento della Roma dei primi secoli.

Brenno busto

La battaglia del Fiume Allia

390 a.C.

Il 18 luglio del 390 a.C., nei pressi di un piccolo affluente del Tevere, il fiume Allia, si verificò il primo scontro tra due civiltà agli antipodi, ossia tra i Romani ed i Galli, i quali, provenendo da Chiusi, avevano passato il Tevere ove era più facilmente guadabile, assai a monte di Roma, e ora scendevano contro Roma per la Via Salaria. I Romani, secondo la leggenda, non avendo avuto il tempo di fare lunghi apparecchi, vennero tumultuariamente a battaglia nelle vicinanze della città. La notevole superiorità numerica dei Galli, insieme con la sorpresa dei Romani per l'audacia impetuosa e per il modo di combattere dei barbari, portarono i capitolini ad una disfatta che si tramutò presto in massacro, tanto grande che, quello stesso giorno, venne ricordato nei calendari romani come nefastus, ossia infausto.

Paul Jamin

L'assedio di Roma

390 a.C.

L'assedio di Roma, del 390 a.C., da parte dei Galli Senoni guidati da Brenno e partiti dalla loro 'capitale' Senigallia, è uno degli episodi più traumatici della storia di Roma, tanto da essere riportata negli annali con il nome di Clades Gallica, ossia sconfitta gallica. L'assedio, tramutatosi poi in sacco vero e proprio, fu conseguenza diretta della sconfitta sul fiume Allia, ed è ricco di episodi rimasti famosi nella storia, dalla vicenda delle 'Oche del Campidoglio' alla famosa frase 'Vae Victis!', pronunciata dal comandante gallico Brenno.

trionfo Furio Camillo

La battaglia di Satrico

386 a.C.

Quando Anzio riprese le armi contro Roma, sostenuta anche da giovani fuoriusciti Latini ed Ernici, il Senato decise di affidare le operazioni belliche al leggendario Furio Camillo, che volle con sé il collega Publio Valerio. I Romani si scontrarono con l'esercito di Volsci, Latini ed Ernici, numericamente superiore a loro, nelle campagne intorno a Satrico; è a questa campagna che si riferisce l'episodio leggendario di Furio Camillo, che lancia il vessillo romano oltre le schiere nemiche, per spronare i romani al combattimento. Nello scontro campale i Romani ebbero la meglio, e i Volsci, riuscirono a ritirare entro le mura di Satrico, grazie ad un provvidenziale temporale che interruppe lo scontro.

Ponte Salario Piranesi

Duello sull'Aniene

361 a.C.

Sulle rive dell'Aniene, ebbe luogo nel 361 a.C., uno dei rarissimi duelli della storia di Roma antica. Ad affrontarsi furono due uomini completamente agli antipodi tra di loro, in rappresentanza di due armate anch'esse totalmente diverse l'una dall'altra. Da un lato il poderoso, quanto sconosciuto, guerriero gallico, contraddistinto dall'enorme corporatura, dalle vesti sgargianti e dalle armi cesellate in oro; dall'altro la sagoma sobria e assai più minuta, rispetto all'avversario, del giovane patrizio romano Tito Manlio, a cui venne affidato l'appellativo di Torquato (da torque, collana), subito dopo lo stesso duello.

Pedum

La battaglia di Pedum

358 a.C.

Nel 358 a.C., Gaio Sulpicio Petico fu nominato dittatore per fronteggiare l'invasione dei Galli, che avevano invaso il territorio fino a Pedum. Petico fortificò il campo dell'esercito, ma in conseguenza del malumore dei propri soldati, impazienti di combattere e di concludere velocemente il conflitto, marciò contro il nemico e lo sconfisse, non senza difficoltà. Per tutto ciò ottenne l'onore di un secondo trionfo e portò in Campidoglio una notevole quantità di oggetti d'oro, frutto del bottino della battaglia.

Porta Capena

La battaglia di Porta Capena

350 a.C.

Alla terza elezione consolare, nel 350 a.C. insieme al collega console Lucio Cornelio Scipione, a Marco Popilio Lenate fu affidato il comando unificato della campagna contro i Galli, vista la malattia del suo collega. I romani condotti dallo stesso Popilio, seppur ferito ad una spalla, ebbero, nei pressi di Porta Capena, la meglio sui Galli in virtù della loro superiore organizzazione militare.

Laurento

La battaglia di Laurento

349 a.C.

Nel 349 a.C. nei pressi di Laurento, un'antica città del Lazio, vicina probabilmente a Lavinio, si ripropose la stessa situazione che vide protagonista Tito Manlio Torquato sull'Aniene. A presentarsi per il duello stavolta sarà un tribuno, Marco Valerio Corvo, il quale, riporterà anch'egli una vittoria contro l'avversario gallo (anche se con un aiuto), come aveva fatto Torquato, ma non sarà in grado di evitare che alla fine del duello si arrivasse comunque allo scontro tra i due eserciti in campo aperto.

Monte Gauro

La battaglia di Monte Gauro

343 a.C.

La battaglia del Monte Gauro svoltasi nel 343 a.C., segnò un cambiamento della politica estera di Roma. Se fino ad allora l'Urbe aveva combattuto per la sopravvivenza e per cercare di eliminare i concorrenti nella supremazia regionale, con questa battaglia, che segna l'inizio delle guerre sannitiche, Roma si propose in una fase di espansione territoriale e di potere che la porterà in tempi relativamente brevi al controllo dell'intera Italia peninsulare. E le guerre sannitiche costrinsero Roma a forgiare lo strumento che le avrebbe permesso la conquista del suo smisurato impero: l'esercito romano.

Cratere Assteas

La battaglia di Saticola

343 a.C.

Il Tribuno, e futuro console, Publio Decio Mure, nel 343 a.C., grazie ad un audace stratagemma, salvò dai Sanniti l'esercito di Aulo Cornelio Cosso Arvina. Per questo suo atto di eroismo, gli fu permesso di partecipare al trionfo dei consoli stessi.

Suessula

La battaglia di Suessula

343 a.C.

La battaglia di Suessula si mostra semplicemente come la continuazione della battaglia del Monte Gauro. Anche i protagonisti, in effetti, sono gli stessi: Marco Valerio Corvo e i suoi uomini da una parte e i guerrieri Sanniti già sconfitti al Monte Gauro, dall'altra.

Publio Decio Mure

La battaglia del Monte Vesuvio

340 a.C.

La battaglia del Vesuvio, scontro del 340 a.C. tra Repubblica Romana e il popolo dei Latini, ebbe luogo nei pressi del Vesuvio stesso, non molto distante dalla città di Neapolis, e vide la vittoria dell'esercito romano, comandato dai consoli Publio Decio Mure e Tito Manlio Imperioso Torquato. Protagonista principale di questo scontro fu proprio il grande console Publio, che vestita la toga pretesta, montò a cavallo tutto bardato per la battaglia e si lanciò furioso tra i nemici, bene in vista di fronte ad entrambi gli schieramenti combattenti. Dopo aver ucciso molti nemici, cadde a terra, abbattuto dai dardi e dalle schiere latine. Ma questo gesto, che i Romani consideravano rituale (devotio), diede ai suoi una tale fiducia ed un tale vigore che essi si gettarono tutti assieme nella battaglia ottenendo la vittoria.

guerriero latino

La battaglia di Trifano

339 a.C.

La battaglia di Trifano fu combattuta dai romani contro i popoli latini riuniti dalla Lega Latina e fu condotta per conto dei romani dal console Tito Manlio Torquato.

Alife

La battaglia di Alife

322 a.C.

Nel 322 a.C. nominato dittatore per combattere i Sanniti, Aulo Cornelio Cosso Arvina condusse l'esercito romano nel Sannio, e fu costretto dai Sanniti a scendere in battaglia, da una posizione sfavorevole. Lo scontro fu violento ed incerto fino a quando la situazione volse a favore dei romani, grazie alla cavalleria, condotta da Marco Fabio. Per questa vittoria, tornato a Roma, Aulo Cornelio ottenne il trionfo.

Forche Caudine

La battaglia delle Forche Caudine

321 a.C.

Nel 321 a.C. i due consoli Spurio Postumio Albino e Tiberio Veturio Calvino si proposero di domare i Sanniti aprendosi la via attraverso il loro territorio per raggiungere direttamente dalla Campania gli alleati apuli e la colonia latina di Luceria. Da Capua dunque essi mossero in direzione di Benevento, coi loro eserciti riuniti, i quali peraltro non dovevano comprendere più di due legioni, cioè al massimo 18.000 uomini. I due consoli furono circondati dai Sanniti non lontano da Caudio, e costretti a capitolare e a giurare un trattato di pace nel quale venivano abbandonate ai Sanniti le colonie di Luceria e di Fregelle. L'esercito dovette passare sotto il giogo. La tradizione riferisce che la pace non fu ratificata né rispettata dal senato e che Postumio fu consegnato ai Sanniti, i quali rifiutarono di riceverlo.

Luceria

La battaglia di Luceria

320 a.C.

Nel 320 a.C., insieme al collega Lucio Papirio Cursore, venne eletto il console Quinto Publilio Filone, proprio l'anno successivo all'ignominiosa disfatta delle Forche Caudine. I due consoli, con l'esercito, tornarono alle Forche Caudine, per rigettare la condizioni di pace imposte a Roma, consegnando ai Sanniti anche i due Consoli che le avevano accettate; di fatto si trattò della ripresa delle ostilità. Mentre Publilio si fermò nel Sannio per fronteggiare lì l'esercito Sannita, Lucio si diresse verso Luceria, dove si era asserragliato Gaio Ponzio, con i cavalieri romani, ostaggio dei Sanniti dopo la battaglia delle Forche Caudine.

Saticola

La battaglia di Saticola

315 a.C.

Nel 315 a.C. i Romani stavano combattendo la loro seconda guerra contro il popolo dei Sanniti, riconquistando posizioni, dopo che sei anni prima avevano riportato l'infamante sconfitta delle Forche Caudine. La guerra fra Romani e Sanniti imperversava in Campania e nel Sannio senza che nessuna delle due nazioni combattenti riuscisse a ottenere una chiara supremazia. Sotto le mura di Saticola, che in seguito alle Forche Caudine si era consegnata ai Sanniti, e che ora era nuovamente assediata dai capitolini, si verificò uno scontro tra le due cavallerie nemiche, a guidare i cavalieri romani vi era Quinto Aulio Cerretano.

Lautulae

La battaglia di Lautulae

315 a.C.

La battaglia di Lautulae è una battaglia che fu combattuta in un luogo situato in prossimità dell'odierna Terracina. Alcuni studiosi situano Lautulae (o Lautulas) sulla costa in una località dove sgorgano quattro sorgenti (da cui il nome); altri, forse in modo più corretto, la localizzano sui monti nei pressi di Fondi, nella località chiamata Acquaviva (dove, dunque, sono presenti delle fonti). È possibile che fosse anche una zona termale.

Sora

L'assedio di Sora

314 a.C.

In seguito al discutibile esito degli scontri a Lautulae, i consoli Marco Petelio Libone e Gaio Sulpicio Longo ricevettero dal dittatore Fabio il comando dell'esercito, preposto al difficile assedio della città di Sora.

Caudio

La battaglia di Caudio

314 a.C.

Nel 314 a.C., quando vennero eletti consoli Gaio Sulpicio Longo e Marco Petelio Libone, una congiura antiromana a Capua determinò la possibile rivolta dell'intera Campania contro l'Urbe ed il successivo accostamento di una forza militare sannita in direzione della città stessa. Successivamente, gli eserciti romani, condotti dai due consoli, affrontarono i Sanniti in campo aperto in Campania, nei pressi di Caudio, riportando una chiara vittoria, con la quale Gaio Sulpicio Longo ottenne il trionfo.

Monti Matese

La battaglia dei Monti del Matese

311 a.C.

Visto che allo strapotere militare dei Romani non riuscivano a resistere né gli eserciti, né gli accampamenti fortificati, né le città, i pensieri di tutti i comandanti sanniti si concentrarono a individuare un nuovo punto propizio per un agguato. I crinali dei Monti del Matese furono il luogo prescelto dagli italici, che però dovettero soccombere ancora una volta alle armi dei capitolini, che guidati dal console Gaio Giunio Bubulco riuscirono addirittura a rovesciare il nemico posizionato in un luogo assai più elevato.

Monti Cimini

La battaglia dei Monti Cimini

310 a.C.

Mentre nel Sannio Bubulco trionfava, l'Etruria era corsa alle armi, scatenando, con l'assedio di Sutri, città alleata dei Romani, una guerra di grosse proporzioni. Sarà merito prima del console Quinto Emilio Barbula (nei pressi di Sutri), ma poi soprattutto di Quinto Fàbio Màssimo Rulliano sconfiggere le truppe etrusche lungo le pendici dei monti Cimini.

Selva Ciminia

La battaglia della Selva Ciminia

310 a.C.

Gli etruschi, dopo la sconfitta patita sui Monti Cimini, si erano rifugiati nella Selva Ciminia, dove i romani erano restii a seguirli. Solo dopo aver ottenuto l'alleanza degli Umbri Camerti, i romani si risolsero ad entrare nella Selva. I popoli etruschi, ed anche qualche città Umbra, si decisero allora a radunare un nuovo esercito, che condussero alle porte di Sutri, dove posero il campo anche i romani. I due eserciti arrivarono a fronteggiarsi sul campo di battaglia, senza che nessuno prendesse l'iniziativa, o tornasse negli accampamenti, al calare delle tenebre. Ma Fabio, la mattina seguente, fece preparare silenziosamente il proprio esercito, che diede l'attacco al campo nemico, con le prime luci dell'alba, facendone strage.

Vadimone

La battaglia del Lago Vadimone

309 a.C.

La battaglia del lago Vadimone fu combattuta nel 309 a.C. tra Romani ed Etruschi. Questa fu la più grande battaglia che questi due popoli combatterono l'uno contro l'altro. I Romani vinsero, e fu la definitiva consacrazione della loro egemonia sull'Etruria.

Longula

La battaglia di Longula

309 a.C.

Il nome di Longula ricorre a proposito di una battaglia combattuta nel 309 a.C., durante la dittatura di Lucio Papirio Cursore; diretto alla volta del Sannio, per prendere il comando dell'esercito romano, dalle mani del console dell'anno precedente Gaio Marcio Rutilo Censorino, si incontrò con quest'ultimo a Longula. Qui i Romani affrontarono i Sanniti che, con due armate (uno aveva scudi cesellati in oro, l'altra in argento) furono sbaragliati in uno scontro campale.

Boviano

La battaglia di Boviano

305 a.C.

La battaglia di Boviano fu combattuta nel 305 a.C. tra l'esercito della Repubblica romana e quello dei Sanniti; questa vittoria dei Romani segnò la fine della seconda guerra sannitica. Le informazioni sulla battaglia sono scarne e confuse; la fonte principale è Tito Livio.

Urna cineraria etrusca

La battaglia di Roselle

301 a.C.

In seguito ad un'imboscata etrusca, di cui fu vittima Marco Emilio Paolo, da lui scelto come magister equitum, Marco Valerio Corvo effettuò una nuova leva a Roma, per poi dirigersi in pieno territorio etrusco, nel territorio di Roselle. Qui, dopo aver evitato di cadere in una nuova imboscata degli Etruschi, i romani vinsero lo scontro in campo aperto. Agli Etruschi fu concessa una tregua di due anni, e il dittatore celebrò il trionfo per la vittoria.

cavaliere etrusco

La battaglia di Clusium

296 a.C.

Mentre a Volumnio era toccata la campagna nel Sannio, ad Appio, toccò quella in Etruria, dove i popoli Etruschi si erano nuovamente sollevati, in seguito all'arrivo di un grosso esercito Sannita. Dopo aver fronteggiato gli eserciti nemici in piccole scaramucce di poco conto, all'esercito romano in Etruria guidato da Appio, arrivò l'aiuto di quello condotto da Volumnio, arrivato dal Sannio, dove si era inizialmente recato, avendo lasciato ai due consoli dell'anno precedente il potere proconsolare, con l'incarico di tenere il Sannio. Nonostante l'inimicizia tra i due consoli, l'esercito romano riunito ebbe, probabilmente nei pressi di Clusium, la meglio su quello Etrusco-Sannita.

Monti della Meta

La battaglia dei Monti della Meta

294 a.C.

In una località al confine tra i territori romani ed il Sannio, a tutt'oggi non ben identificata (forse ai piedi degli attuali Monti della Meta), l'accampamento romano del console Marco Atilio Regolo (padre del più noto protagonista della prima guerra punica), completamente immerso in una fittissima nebbia, subisce un'imboscata da parte dei sanniti che sorprendono i capitolini uccidendo perfino il questore Lucio Opimio Pansa. La reazione dei legionari, rabbiosa, respingerà il nemico al di fuori del castrum, ma questo episodio, non certo privo di efficacia, ridiede coraggio ai Sanniti, che non solo impedirono ai Romani di avanzare, ma anche di andare a rifornirsi di viveri nel loro territorio: gli uomini addetti al vettovagliamento furono addirittura costretti a tornare indietro nella zona assoggettata di Sora.

Milionia e Feritro

Gli assedi di Milionia e Feritro

294 a.C.

Eletto console nel 294 a.C., con il collega Marco Atilio Regolo, a Postumio Megello venne affidata una delle due parti dell'esercito romano nel Sannio, perché si riteneva che i Sanniti stessero armando ben tre eserciti: uno da inviare in Etruria, un secondo in Campania ed il terzo per la difesa del loro territorio. Postumio, fermato inizialmente da un malore, non fu in grado di aiutare il collega a scongiurare l'imboscata in cui venne colto presso i Monti della Meta. Riprese le forze, prima si diresse a Sora, e da lì nel Sannio, dove prese Milionia con la forza, poi Feritro, abbandonata dagli abitanti ai romani. Di particolare importanza è la descrizione di come il console romano, temendo che a Feritro lo attendesse un tranello, applichi meticolosamente e con grande cautela, tutte le canoniche disposizioni per l'assedio, dovendo anzitutto trattenere l'ardore dei suoi stessi soldati i quali non vedevano l'ora di scalare le mura deserte.

Luceria

La battaglia di Luceria

294 a.C.

Dopo l'imboscata subita ad opera dei sanniti, il console Marco Atilio Regolo, seppe che i Sanniti si erano diretti verso Luceria; vi condusse quindi l'esercito, per affrontare ancora una volta quello Sannita. La battaglia che ne scaturì fu durissima ed incerta, tanto che il console dovette addirittura minacciare i propri soldati affinché combattessero. La vittoria fu romana, ma il prezzo di vite pagato per ottenerla fu talmente alto che, una volta tornato a Roma, Marco Atilio Regolo non ottenne il trionfo.

panoplie italiche

La battaglia di Aquilonia

293 a.C.

La battaglia di Aquilonia è stata una battaglia vinta dai Romani contro i Sanniti nel 293 a.C. La battaglia è considerata la fine delle guerre sannitiche, sebbene gli scontri proseguissero anche negli anni successivi: la sconfitta impedì tuttavia ai Sanniti di risollevarsi militarmente in maniera significativa ed essi cessarono quindi di essere un pericolo per la supremazia di Roma sull'Italia.

Canne

La battaglia di Canne

216 a.C.

La più grande battaglia della seconda guerra punica considerata tuttora un capolavoro dell’arte militare, il più riuscito esempio di manovra di accerchiamento compiuta da un esercito numericamente inferiore agli avversari.

Zama

La battaglia di Zama

202 a.C.

La decisiva vittoria di Scipione su Annibale pone fine alla seconda guerra punica e consegna a Roma il predominio nel Mediterraneo.

Cinocefale

La battaglia delle Cinocefale

197 a.C.

Nella battaglia che in termini militari viene detta "battaglia d'incontro", le legioni di Flaminino attaccano la falange di Filippo V mentre sono ancora in fase di dispiegamento mandandole in rotta.

Alesia

L'assedio di Alesia

settembre 52 a.C.

La sconfitta di Vercingetorige determina la fine della civiltà celta transalpina e pone le basi per la cultura neo-latina francese e provenzale.

Farsalo

La battaglia di Farsalo (libro)

9 agosto 48 a.C.

In una piccola piana affacciata sul mare si è svolta una delle battaglie simbolo della storia europea ed occidentale che rimarrà per sempre nella memoria collettiva.
Sul campo di Farsalo, vicino al fiume Enipeo, in Tessaglia, legionari avrebbero combattuto contro altri legionari: stesso modo di battersi, stesse armi, medesime insegne.

Costantino

La battaglia di Adrianopoli

3 luglio 324

Sul campo di battaglia nei pressi del fiume Ebro, vicino ad Adrianopoli (la moderna Edirne in Turchia) la vittoria di Costantino il Grande, Augusto d'Occidente, sull'esercito di Licinio, Augusto d'Oriente, il 3 luglio del 324, diede una svolta decisiva alla guerra civile del 306-324, e alle lotte interne alla Tetrarchia.

Salici

La battaglia dei Salici

377

La battaglia svoltasi in una località ancora non del tutto ben definita, forse a circa 15 Km da Marcianopoli, si risolse con una strage senza vincitori. La battaglia dei Salici, è la prima grande battaglia della Guerra Gotica (376 -382), conflitto che vide l'Impero romano a dover affrontare una tribù barbara ed autonoma all'interno dei confini dell'Impero stesso: una situazione del tutto impensabile fino a pochi decenni prima.

Amida

L'assedio di Amida

ottobre 502 - gennaio 503

L'assedio persiano della città romana di Amida, rientra in quella che è conosciuta come guerra romano-persiana o Guerra anastasiana (502-506). Questo conflitto, il primo tra i due imperi dopo quasi un secolo di pace relativa, fu scatenato da carenze finanziarie della corte imperiale persiana, e dell'Imperatore sasanide Kavad I in particolare, il quale, trovatosi in debito con il re degli Eftaliti, chiese in prestito del denaro all'Imperatore d'Oriente Anastasio, ma al rifiuto di questi, dichiarò guerra all'Impero.

Manoscritto

La battaglia di Sifrion

agosto 503

Gelosie e rivalità tra i generali dell'imperatore Anastasio I, Ipazio e Patrizio da un lato, e Aerobindo dall'altro, determineranno non solo la sconfitta patita dai persiani nei pressi di Sifrion, ma la perdita di un'armata che, nella storia dell'Impero d'Oriente, risulterà tra quelle meglio fornite ed equipaggiate.

Tricameron

Tricameron (libro)

La guerra vandalica (533 - 535)

Lo stanziamento di alcune tra le più potenti popolazioni che erano state responsabili della caduta dell'Impero Romano d'Occidente aveva, per un periodo limitatissimo di tempo, rilasciato la parte orientale dell'Impero dalle pressioni su più fronti del limes. Questo discorso valse anche per il regno vandalico in Africa; ma nel 527, salì al trono dell'Impero Romano d'Oriente, o Bizantino, Giustiniano. Soldato come lo zio Giustino, al quale successe, una volta salito al trono non comandò più sul campo ma si servì di uno dei più valenti generali della storia: Belisario. Iniziava così la "Restauratio Imperii".

Belisario

L'assedio di Napoli

536

L'assedio di Napoli del 536 fu uno dei primi episodi che caratterizzò la guerra gotica, combattuta tra l'Impero romano d'Oriente e il regno ostrogoto, per il possesso dell'Italia. Protagonista assoluto, fu il generale Belisario.

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