
I cavalieri teutonici sono sconfitti dalle forze lituano-polacche: è l'inizio della fine per l'Ordine.


Le prime notizie riguardo ad una certa "confraternita teutonica" risalgono addiruttura al 1143 quando
si ispiravano a degli ordini già operanti in Terra Santa. Ma la fondazione del "Ordo Domus S.Mariae
Teutonicorum in Jerusalem" o "Deutsche Orden" è del 1190, quando alcuni mercanti di Brema e
Lubecca pensarono di utilizzarlo come difesa di quelle città e conforto ai crociati malati o feriti in
battaglia.
Nel 1198 l'Odine ottenne il ricoscimento della regola da parte del papa Innocenzo III e, nel 1199,
venne adottato come divisa il mantello bianco con una croce nera sovrapposta diventato il loro simbolo di
battaglia nella loro plurisecolare storia. Grazie alla benevolenza di Federico II e del papa,
unita alla concessione di Corrado duca di Masovia, i Teutonici si insediarono prima a Kulm,
nelle terre pagane di Prussia, poi grazie al numero sempre crescente di adepti e di patrimoni da
questi portati, divennero lo Stato sovrano in quella regione, sottomettendo le disorganizzate e arretrate
popolazioni locali.
Le espansioni nei territori baltici aumentò negli anni successivi, divennero teutoniche città come
Danzica, Konigsberg, Brandeburgo. Vennero annesse anche zone come la Pomerelia e
l'Estonia, ma più crescevano le conquiste territoriali dell'Ordine, più questo perdeva quelle che
erano state le sue prerogative originali, missionarie. Non potendo più contare quindi sulle simpatie
dell'occidente cattolico, l'unico sistema che rimaneva per la sopravvivenza dell'Ordine stesso era quello
di utilizzare la forza delle armi.
I cavalieri che giunsero da tutt'Europa a Tannenberg, erano pienamente
consapevoli della poca "simpatia" che li accompagnava in quella spedizione, ma si gettarono ugualmente
nella battaglia con più ardore che mai, Ben 200 morirono insieme al Gran Maestro Ulrich,
e coloro che sopravvissero, furono costretti o alla prigionia o al riscatto veniale.
Lo stato Teutonico entrò in pieno declino e le sue vicende si svolgevano ormai al margine di quelle
Europee, fino a che Marienburg la capitale, fu abbandonata nel 1454. In seguito gli ultimi
territori che erano ancora sotto l'influenza teutonica furono conquistati da Ivan il Terribile.
Tuttavia la fama dell'ordine si è tramandata fino ai giorni nostri e l'eco delle azioni militari di quei
cavalieri è ancora vivo nelle zone dove regnarono.
Figlio del Granduca di Lituania Olgierd, assunse il potere nel 1377 qundo molte delle genti
sulle quali regnava erano ancora dedite al paganesimo. Sposò Judwiga D'angiò di Polonia,
unificando i due territori, e nel 1385, si impegnò a ricevere insieme al suo popolo il battesimo (atto di
Kreva). Mossa astuta visto che così ottenne il riconoscimento della Chiesa di Roma, e privò l'Ordine di
una giustificazione "missionaria" per conquistare le sue terre.
Questo smacco però non fermò del tutto i confratelli teutonici, che invasero comunque le terre di
Dobrin e la Samogizia Lituana, parte del regno di suo cugino Vitoldo. Ladislao,
quindi, fu costretto da quest'azione a scendere in campo a Tannenberg.
Dopo la vittoria, e la seguente pace di Torun(1411), la Samogizia rimase parte stabile dei
territori Lituani e Ladislao potè dedicarsi al consolidamento nonchè allo sviluppo culturale del
suo regno: ad esempio rinnovando l'antica università di Cracovia.
Anche politicamente il potere polacco aumentò in prestigio e potenza: la sfera d'influenza di Ladislao si
espanse ai Voivoda della Moldavia, della Bessarabia e della Valacchia che riconobbero la sovranità
polacca .
In conclusione, Ladislao riuscì a sfruttare la vittoria militare di Tannenberg
per portare avanti un progetto non solo di espansione territoriale e prestigio internazionale, ma anche
di cristianizzazione verso le steppe orientali. L'espansione e l'influenza di Ladislao arrivò sino a
Kiev e al Mar Nero, facendo della Polonia una potenza dominante nello scacchiere est-europeo.


I confratelli dell'Ordine Teutonico provenivano in genere dalle famiglie aristocratiche di tutta
l'Europa. Questi erano fedeli ad una vita sana ed austera, come quella degli altri ordini monastici,
senza dimenticare valori e ideali cortesi e guerrieri a cui erano stati educati da fanciulli. Ma
soprattutto, non venivano dimenticate "l'orgoglio di casta", dalla quale provenivano, nè le capacità
belliche da usare in obbedienza allo statuto.
Si operarono nell'edificazione di chiese, ospedali ed ospizi per i pellegrini, ma ognuna di queste
costruzioni assumeva la forma di una potente fortezza, come ad esempio il Tempio di Parigi. Come è
tristemente noto che, mentre svolgevano la loro opera di evangelizzazione e di difesa dei luoghi cristiani,
non disdegnavano la brutalità delle armi nel caso in cui ce ne fosse bisogno.
La loro organizzazione militare, ai tempi di Tannenberg, era rimasta
legata ai tempi del feudalesimo. La cavalleria ausiliaria era composta da coloni tedeschi, cavalieri
confratelli e sergenti armati alla leggera. I contadini dovevano fornire un milite a cavallo ogni sei
hufen (un hufen corrisponde a circa 16 ettari), e di solito, la proporzione tra cavalieri
leggeri e pesanti era di 4 a 1. Comunque sembra che, questa proporzione sul campo di Tannenberg fosse
capovolta: i cavalieri pesanti in occasione della battaglia erano
leggermente di più.


Tra il XII e il XV sec., si verificarono in Europa fatti di notevolissima importanza come le Crociate, che alimentarono la spinta della cultura occidentale come dominante sulle altre. La cavalleria, sia come arma decisiva in battaglia, che come ideale è un esempio lampante dell'avanzata di questa cultura.

Come già sottolineato in battaglie precedenti (vedi
Poitiers e Hastings), si trattava di una istituzione
propriamente medievale, con radici tanto germaniche, quanto cristiane. Si inserisce nella società del
tempo con un'organizzazione che ricorda quella delle arti e corporazioni del tempo.
La società si era quindi semplificata e divisa in tre parti: oratores ossia coloro che pregano
(clero), bellatores (i cavalieri stessi) e laboratores (contadini e artigiani). Tornando
per un momento all'antica figura germanica del cavaliere, bisogna sottolineare come in origine, i giovani
guerrieri di ogni nobile famiglia si impegnavano con un giuramento a combattere e morire per un loro capo,
ed a usare la forza per difendere se stesso e l'onore della sua gente o della sua famiglia.
In seguito, questa figura di un violento guerriero, che utilizza la forza in pratica come e quando
desidera, viene mitigato dai principi cristiani, che trasformarono il cavaliere da uomo d'armi a uomo
votato ad un'ideale.
Le tregue d'armi, il pontificale di Sant'Albano (che imponeva di usare la spada come difesa per le vedove,
gli orfani, le chiese e tutti i servi di Dio) ed infine le Crociate, contribuirono a sacralizzare la
figura del cavaliere ed imporgli costumi che stemperassero la sua ferocia, per seguire gli ideali della
pietà cristiana.


In seguito alle crociate, nacquero degli ordini monastico-cavallereschi, che divennero istituzioni
peculiari dell'Europa intera.
I membri di questi ordini dovevano fare voto di castità, obbedienza e povertà, ma non solo. Accanto a
questi vi era un altro voto, o meglio, un giuramento che li impegnava a combattere e morire per la Croce,
e prestare aiuto ai pellegrini in Terra Santa.
Nel 1113 il papa Pasquale II, riconobbe la regola dell'Ordine Gersolimitano dei cavalieri
Ospitalieri di San Giovanni (oggi consciuti come i Cavalieri di Malta), nel 1119 Ugo di Payns
fondò l'Ordine del Tempio suscitando l'entusiasmo di Bernardo di Chiaravalle, e nel 1198,
nacque l'Ordine Teutonico, protagonista della battaglia di Tannenberg
così come di molti dei conflitti precedenti nell'area baltica.


La battaglia di Tannenberg, fu forse una delle prime battaglie nella quale furono adottate le prime
rudimentali armi da fuoco. Già nel 1325, in Germania, si andavano producendo delle "Bocche da fuoco" in
ferro fucinato. Si trattava in realtà di canne di metallo a forma di bottiglia che tiravano principalmente
dei dardi. Nel corso del XV sec., queste rudimentali opere vennero perfezionate e modificate, tanto che si
costruirono le prime artiglierie d'assedio, come le bombarde da 850mm e cannoni (che erano poi degli obici:
dal ceko houfnice) con un rapporto di 1 a 4 tra il calibro e la lunghezza della canna. La pesantezza
di questi pezzi campali doveva essere mostruosa, visto che era difficilissimo manovrarli e dovevano
costantemente essere appoggiate a delle forcelle o addirittura su degli scudi.
In pratica si tratta di una rivoluzione dal punto di vista bellico, in quanto toglieva una enorme
importanza alla cavalleria. Infatti anche il più semplice dei fanti con una di quelle famose "canne da
fuoco" era in grado di uccidere un cavaliere pesante ben addestrato. Di certo non bisogna dare ancora il
senso della svolta a queste invenzioni, che in questi anni, avevano ancora un carattere del tutto
sperimentale. Non di rado accadeva che i macchinari si inceppassero, o addirittura esplodessero uccidendo
gli artiglieri addetti allo stesso cannone, mentre, per quanto riguarda la gittata, difficilmente
superava i 250 metri.
In conclusione, la crisi vera della cavalleria pesante, fu provocata non tanto dall'artiglieria di questi
anni, quanto dai famosi reparti di arcieri inglesi (i Longbowmen di
Azincourt), che in tutta la guerra dei Cent'anni misero
in crisi la cavalleria feudale francese, come metteranno in crisi le cavallerie di mezz'Europa le solide
formazioni dei picchieri svizzeri.
Anche la fanteria aveva subito grandi mutamenti in quegli anni. L'uso sempre più radicato dei
mercenari (ossia soldati di professione) come balestrieri e picchieri, la maggiorata tecnica delle
fortificazioni campali, come palizzate, fossati, terrapieni e la sempre maggiore capacità di manovra di
folte masse d'uomini rese assai differente l'aspetto di quelle truppe.
All'inizio del Medioevo avevano l'aspetto di raccogliticce formazioni, sommariamente equipaggiate,
inquadrate e poste sul campo di battaglia con un'importanza del tutto secondaria: dare il colpo di grazia
ai cavalieri ormai disarcionati. Ma con il tempo, le compatte e manovrabili formazioni appiedate, unite
con una scarna ma efficace potenza di fuoco potevano far passare quasi in secondo piano la potenza
d'impatto della cavalleria pesante.
Tannenberg rappresenta una delle ultime occasioni in cui l'uso delle cavallerie leggera e pesante,
risultò decisivo.


L'arte e la tattica militare di quegli anni era rimasta sostanzialmente quella classica di tutta
l'epoca medievale. Gli schieramenti erano sempre di tipo lineare (o "siepe") mentre l'arma decisiva
rimaneva la cavalleria, che se non riusciva a sfondare al primo impatto costringeva i suoi componenti ad
impegnarsi in combattimenti tra singoli che decimavano le truppe.
La tattica e le manovre erano molto limitate in quanto puntando tutto sui cavalieri, vi era solo un sistema
per sfruttarli al meglio contro le forze nemiche: la carica frontale. D'altra parte anche i territori
scelti per combattere dovevano essere il più adatti possibile ai combattenti con cavalcatura, quindi i
luoghi dove si combatteva erano sempre piani ed aperti.
Anche se a Tannenberg abbiamo notizia di strenua resistenza dei fanti
opposti alle cavallerie, le truppe appiedate agivano ancora in modo subalterno, così come
l'artiglieria che non aveva ancora preso un'importanza del tutto decisiva.
Insomma, questa battaglia rimane come esempio di una delle ultime in cui erano protagoniste le cavallerie
feudali, visto che già a Crècy nel 1346 e ad Azincourt
nel 1415, l'arma decisiva (per gli inglesi in questo caso) fu proprio la fanteria.

Le cavallerie adottavano ancora un sistema d'attacco a tempi separati, o meglio ad "ondate": infatti
vi era prima la carica di esigui reparti di avanguardia, seguiti dai reparti più "pesanti" ai quali
susseguivano altri reparti di cavalleria ancora più leggera. Dietro a queste formazioni vi erano fanti
come picchieri e balestrieri, scelti tra i "sottufficiali" appiedati. In alcuni casi si adottavano delle
formazioni a cuneo, in cui al centro vi erano posizionati i cavalieri armati meno pesantemente (formazione
di matrice tipicamente normanna, riutilizzata anche in battaglie della II guerra mondiale da alcuni
generali tedeschi con tank e wermarcht) e sui fianchi la cavalleria più pesante.
I cavalieri si raggruppavano nelle solite "lance", formate da un numero variabile di uomini a
cavallo: il cavaliere pesante, lo scudiero, il paggio ed eventualmente qualche arciere; le lance fomavano
le "bandiere" o "bande", e a loro volta le bande formavano le "compagnie".


Verso la fine del trecento, la situazione geo-strategica del Baltico subì un serio scossone.
Quando le corone di Danimarca, Norvegia e Svezia si riunirono tutte sulla testa di
Enrico XIII, le città anseatiche, preoccupate dall'ascesa di questo nuovo e potente sovrano,
cercarono protezione, legandosi all'Ordine (infatti il Gran Maestro dell'Ordine portava anche il titolo di
protettore della lega).
Con questa situazione, molte città baltiche andavano perdendo importanza a favore di quelle anesatiche,
mettendo in pericolo l'equilibrio stabilitosi nei territori Teutonici. Per evitare una crisi socio-economica
nel Paese, i cavalieri tentarono nuovamente di conquistare la Samogizia Lituana: un lembo di terra
che separava la parte est da quella ovest dei territori appartenenti all'Ordine.
Il progetto di conquista prese maggior vigore quando, nel 1407, venne eletto come Gran Maestro
Ulrich von Jungingen1. La conquista diventò realtà quando, nel 1409, l'esercito Teutonico
occupò le terre Polacche di Dobrin e il potente sistema di castelli che la difendeva. Questa manovra
era stata fatta solo per "assicurarsi" il fianco durante la marcia verso i territori lituani prima citati
e per non rischiare di venire attaccati a sorpresa dai polacchi stessi.
Ma questa aggressione generò una conseguenza non sperata dal Gran Maestro: l'immediata alleanza tra il
Duca di Lituania Vitolodo e suo cugino Ladislao II di Jagellone
re di Polonia.
1 La figura di Ulrich von Jungingen, appare sulla scena dell'Ordine appena tre anni prima
della battaglia di Tannenberg. I suoi orientamenti e le sue azioni politico-militari da un lato, lasciano
pensare ad una consapevolezza minima delle "tendenze storiche" dell'area baltica (e degli obiettivi della
Chiesa riguardo alle terre orientali), ma d'altra parte si dimostrò un uomo del passato che si atteneva
ciecamente ad un codice d'onore superato da tempo.


I progressi tecnici operati nella metallurgia cominciavano ad incidere fortemente anche sull'arte
della guerra. Ormai in questi ultimi decenni medioevali la famosa "cotta in maglia", usatissima nel XII
e XIII secolo, è quasi del tutto scomparsa, non per la sua indossabilità (era molto pratica ed adattabile),
quanto perchè ormai offriva ben poco riparo dai colpi di punta e di botta. Quasi tutte le corazze, ormai,
erano costituite da un pettorale ed un dorsale che venivano allaciati sopra le spalle, e
tenuti insieme sui fianchi da robuste cinghie; vi erano poi piastre protettive all'altezza del cuore
(Brutschild), bracciali che proteggevano gli arti superiori, cosciali e gambali che
proteggevano cosce e gambe appunto.
Vista la grande protezione offerta dall'armatura, gli scudi erano diventati molto più piccoli, e molti
elmi non erano più del tipo Topsfshelm tedesco (ossia "pentolare") poco anatomici, ma erano
diventati molto più complessi ed efficienti come i bacinetti con visiera, tra i più semplici di
forma, o celate e borgognotte, tra le più complesse.
Le armi d'offesa erano, per i fanti, le solite lance accompagnate da spade, la cui lunghezza variava dai
90 ai 150 cm. In particolare quest'ultima arma, affermatasi nel XV sec., veniva utilizzata per
spezzare le picche nemiche e farsi quindi largo tra le fanterie. I cavalieri abbinavano alle solite armi
da punta, utilizzate in carica, delle armi da botta quali la mazza e il flagello (conosciuto
come Morgenstern "stella del mattino"). Queste erano costituite da uno o più corpi contundenti
uniti al manico da altrettante catene, e venivano utilizzate per fracassare l'elmo e la corazza avversarie
vibrando un colpo detto "soprammano", cioè dall'alto verso il basso, adatto a chi poteva disporre di una
cavalcatura.


Per le terre di Dobrin non era stato necessario mobilitare un esercito di grandissime proporzioni, come d'altra parte non si poteva fare altrettanto per l'intera conquista della Samogizia Lituana. Si rese necessario, per il Gran Maestro, attendere l'arrivo dei rinforzi, rappresentati dai cavalieri tedeschi sparsi in tutt'Europa e dei mercenari prontamente assoldati.

Quest'attesa "fruttò" all'Ordine un esercito che poteva contare su 20.000 uomini così divisi: 700 erano
cavalieri confratelli (su 1.400 presenti in tutt'Europa); 11.000 erano i "mobilitati" reclutati nei
territori contadini e nelle città dell'Ordine (truppe a cavallo e contingenti di fanteria contadina); ed
infine erano accorsi ben 8.000 tra mercenari e "Crociati", volontari che erano accorsi dall'Europa
occidentale in soccorso all'Ordine.
Sull'altro fronte Vitoldo e Ladislao scelsero di
riunificare le loro forze anzichè dividersi e attaccare su due fronti i Templari. L'unione dei due
eserciti avvenne sulle riva settentrionale della Vistola, appena a nord di Varsavia; la
marcia delle forze polacco-lituane puntava dritta a Marienbug capitale dello stato Teutonico.
Questa avanzata fu subito "ostacolata" dai templari, che ne deviarono il cammino costringendo le forze
anti-teutoniche ad attraversare il fiume Drweca in condizioni di sicurezza in un altro punto
diverso da quello stabilito.

Le forze sulle quali potevano contare i due re erno superiori di quelle Templari: 30.000. In queto esercito vi erano: Lituani, Polacchi, Boemi, Magiari (ungheresi), Moldavi, Russi di Smolensk e mercenari Tartari. Il punto di forza era sicuramente la cavalleria corazzata polacca, che oltre ad essere perfettamente armata era realmente devota al suo re e alla "causa". Di tutte le altre truppe, si sa che erano molto omogenee per fedeltà (grande) e armamento (assai meno grande); basti pensare che il Gran Maestro, prima dello scontro, aveva inviato al suo avversario due spade come "ironico contribuito" all'armamento delle forze Polacche.


I due eserciti vennero a confronto il 15 luglio del 1410 tra le città di Tannenberg, Grunwald e
Ludwigsdorf nella attuale Polonia.
Alle prime luci del mattino dall'accampamento polacco-lituano si avvistarono delle insegne variopinte
provenienti da settentrione: l'armata teutonica era finalmente giunta.
Ladislao fece quindi togliere il campo e schierare le sue truppe.
Il fronte di battaglia occupava quasi due chilometri e mezzo. L'armata polacco-lituana infatti era formata
da una numerossisima fanteria, composta quasi interamente da agguerriti ma male organizzati contadini. La
disposizione era in tre file con l'ala destra formata da Lituani, Russi e Tartari comandati da Vitoldo,
e l'ala sinistra con Polacchi, Boemi e Moldavi guidati da Ladislao.
I templari, in un primo momento, si schierarono con una formazione quasi speculare agli avversari, ma
le loro file erano meno numerose di quelle polacche, quindi più corte. Il Gran maestro rimodellò lo
schieramento, disponendo le sue truppe su due file molto più ampie, con la cavalleria in prima fila e le
fanterie con i balestrieri sulla seconda.
L'ala destra era comandata dal Grosskomtur dell'Ordine (Conrad von Lichtenstein), la
sinistra invece era al servizio del Maresciallo di Prussia Friedrich von Wallenrode, mentre dietro
ad entrambe le linee vi erano una decina di fanti e altrettanti cavalieri disposti a protezione del Gran
Maestro.
Nessuno dei due schieramenti figurava con delle ariglierie visto che la pioggia ne avrebbe impedito il
perfetto funzionamento, e il terreno lento non ne facilitava certo i movimenti.
Lo scontro vero cominciò alle nove del mattino circa.
I primi a muoversi furono i cavalieri leggeri lituani, che però vennero respinti immediatamente contro le
fanterie alleate dei Russi e dei Tartari le cui file vennero disordinate.
L'ala destra dei Polacchi era così scoperta, rendendo necessario far intervenire le fanterie di riserva,
per arginare l'avanzata dei guerrieri teutonici da quel lato.
D'altra parte i Templari, vedendo la situazione favorevole sul loro fianco sinistro, vi spostarono più
truppe, scoprendo a loro volta il proprio lato destro. L'errore di questa mossa era che le pesanti
cavallerie dei Templari non potevano raggiungere le veloci e leggere truppe a cavallo lituane, che così
si ritirarono nel bosco, riformandosi accanto alla cavalleria pesante Polacca.
Nel frattempo, i cavalieri dell'Ordine avevano perso lo spazio necessario per lanciarsi in carica anche
contro i nemici appiedati. Fu così che, l'avanzata delle fanterie russe impegnò i cavalieri teutonici in
una mischia, tanto inconcludente, quanto rischiosa per loro. La ritirata strategica architettata da
Ladislao e Vitoldo aveva portato i risultati sperati: la cavalleria templare era stata bloccata, le
fanterie nemiche erano scoperte, e tutta l'inerzia della battaglia era in favore dei polacchi. Ma per
vincere quindi, dovevano sbaragliare in carica i fanti del Gran Maestro e poi attaccare alle spalle la
cavalleria impegnata in mischia.
Ladislao lanciò quindi la carica della sua cavalleria.

Seppure soverchiati nel numero, i confratelli dell'Ordine, al grido di «Christ ist erstanden» (Cristo è risorto), riuscirono incredibilmente a reggere l'urto e addirittura a respingere i cavalieri polacchi. In ritirata, i polacchi, videro riapparire minacciosamente le cavallerie pesanti nemiche che, nel frattempo, si erano liberate dalla mischia facendo strage e mettendo in fuga le fanterie russe. Il vantaggio acquisito con la prima mossa, così come l'occasione favorevole stavano sfuggendo dalle mani polacche.
Il re polacco decise che era il caso di attaccare le ali del nemico una alla volta.
Diresse così i suoi cavalieri contro le cavallerie Teutoniche e fece uscire dal bosco, nel quale si era
rifugiata, la cavalleria leggera di Vitoldo, che caricò sul fianco destro i reparti a cavallo
dell'Ordine prima che si ricongiungessero con il Gran Maestro, accorso in loro aiuto.
Ma le cavalcature dei templari ormai erano sfiancate per gli sforzi sostenuti nella precedente mischia
e non riuscivano a lanciarsi nella controcarica: per polacchi e lituani fu facile fare strage dei
cavalieri nemici.
Appena finita la strage dei confratelli che avevano ancora un cavallo, Ladislao potè far avanzare
le fanterie polacche, finora inutilizzate, far tornare in campo quelle russe, riorganizzatesi dopo la
ritirata, ed infine concentrarsi quasi esclusivamente sulle rimanenti e appiedate forze teutoniche. In
questa fase persero la vita quasi tutti gli alti ufficiali dell'Ordine tra cui il Gran Maestro, il
Gran Tesoriere e il Grosskomtur.
Lo scontro era durato ben nove ore, molte delle quali passate tra scontri violentissimi all'arma bianca.
I sergenti ed i rimanenti cavalieri appiedati furono tutti massacrati, pochi furono i prigionieri. Il
giorno dopo la battaglia, Ladislao fece raccogliere dal campo ben 51 insegne dei suoi nemici, che
vennero poste nella cappella di San Stanislao della cattedrale di Wawel a Cracovia, ai giorni d'oggi però
sono andate tutte perdute.


La sconfitta patita a Tannenberg, fece cadere l'Ordine in una crisi così grave da far sì che il numero di mercenari da assoldare per difendere i loro territori in seguito a quella disfatta, fu sempre maggiore. Nel 1511 si consolidò, nei territori dell'ordine, il dominio di Alberto di Brandeburgo, che divenne a tutti gli effetti il primo Gran Maestro. Gli Hohenzollern ereditarono quei territori, si convertirono al luteranesimo (come tutto il resto della Prussia) e dopo la guerra di Successione spagnola sarebbero diventati regnanti in Germania fino al 1918.

L'Ordine Teutonico sopravvisse e si trasferì a Vienna dove tutt'ora risiede. I suoi cavalieri combatterono
per gli Asburgo durante l'assedio di Vienna (1683) ed a Zenta nel 1695. Napoleone
lo sciolse nel 1809, ma già nel 1840 fu ripristinato; dal 1929 è sotto la protezione della Santa Sede e
da poco ha aperto una rappresentanza a Roma.
La battaglia di Tannenberg ha acceso per secoli l'ogoglio nazionalista slavo e germanico. Basti pensare
che durante il primo conflitto mondiale, il generale tedesco Von Hindemburg sconfisse sullo stesso
campo il collega russo Samsonov (26-30 agosto 1914), che per l'onta della sconfitta si suicidò;
mentre la propaganda germanica presentò questa vittoria come la "vendetta" per quella sconfitta patita
cinque secoli prima. Sul luogo di quella battaglia, i tedeschi nazionalsocialisti eressero un monumento,
distrutto dai polacchi da poco tornati liberi, che riutilizzarono le pietre di quel monumento per farne
un altro a Varsavia di segno opposto.
Oltre al valore del popolo polacco in quella antica battaglia, va riconosciuto come l'azione cristiana
dell'Ordine abbia fatto della Polonia stessa un bastione del cattolicesimo, e quindi tutt'oggi, vanno
riconosciuti i meriti dei confratelli dell'Ordine dei Templari.


La sconfitta a Tannenberg segna l'arresto del'espansione teutonica
verso oriente. Infatti se Ladislao fosse uscito sconfitto da
quello scontro, si sarebbe assistito alla lenta "colonizzazione" dei territori lituani e polacchi da parte
dell'Ordine che, come era loro costume, avrebbero "germanizzato" lentamente quei territori.
Ma ciò che è bene sottolineare, è il fatto che la linea di demarcazione che separa i popoli slavi da quelli
germanici si sarebbe dovuta spostare molto più ed est e molto più verso il meridione, con conseguenze molto
importanti sulla geografia attuale. I confini della Germania sarebbero stati molto più ampi di
quelli attuali, il tutto a discapito della grandezza territoriale della Polonia.
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