
La sconfitta della flotta franco-ispanica costringe Napoleone a rinunciare definitivamente all'invasione della Gran Bretagna.


Figlio di un pastore protestante, crebbe in un ambiente chiuso, modesto e improntato a rigida disciplina. A dodici anni si imbarcò come
guardiamarina e, fino alla morte, fu sempre in mare, dall'Artico, al Mediterraneo, alle Indie.
Appena ventiduenne, si distinse in occasione della spedizione contro San Juan di Nicaragua. Nei confronti della Francia e dei Francesi, Nelson nutriva già in quegli anni una profonda avversione, poi confermata e accresciuta dagli eccessi della rivoluzione. Probabilmente, quest'odio nasceva dalla consapevolezza di quanto fosse stato grande il contributo francese alla perdita dell'impero inglese in America.
Nelle guerre "rivoluzionarie" colse due grandi successi, a Bastia e a Calvi, basi navali della Corsica(nella battaglia di Calvi perse l'occhio destro). Nel febbraio del 1797, al largo Cabo San Vincente(Portogallo), al comando del Captain, catturò due vascelli spagnoli, ottenendo il grado di contrammiraglio. Altri combattimenti sostenne a Vera Cruz de Tenerife, dove perse il braccio destro, e a Tolone: qui, con il Vanguard, tentò inutilmente di tenere bloccata la flotta francese che si preparava a salpare per l'Egitto; si sarebbe rifatto presto ad Abukir.
Gli anni successivi gettano qualche ombra sul personaggio: dopo la fine della Repubblica Napoletana del 1799 e il ritorno dei Borbone, influenzato dalla moglie dell'ambasciatore inglese a Napoli, Emma Hamilton, con cui aveva una relazione, mise in atto atroci rappresaglie nei confronti dei rivoluzionari. Fece addirittura impiccare l'ammiraglio napoletano Caracciolo, salito sulla nave per chiedergli asilo secondo le convenzioni, violando palesemente i patti di capitolazione sottoscritti dai giacobini all'atto della resa.
Nel 1801, nominato viceammiraglio, eseguì con successo l'attacco ci Copenhagen, per spezzare il nerbo navale della seconda della Lega dei Neutri. All'inizio della Guerra della Terza coalizione contro Napoleone, ormai comandante supremo della flotta inglese, ebbe l'incarico di contrastare un possibile sbarco dei Francesi in Gran Bretagna o il rientro della loro flotta nel Mediterraneo. A Trafalgar sbaragliò la flotta franco-spagnola adottando una tattica rivoluzionaria.
Ma la vittoria che lo consegnò definitivamente alla storia, gli costò la vita.
Le sue prime imprese degne di nota risalgono alla campagna in Egitto nel 1798 e alla battaglia navale di Abukir come contrammiraglio.
Promosso viceammiraglio nel 1804, Napoleone gli affidò il comando delle forze navali francesi quando decise di violare il blocco inglese. La sua fama è legata soprattutto alla sconfitta decisiva di Capo Trafalgar, la battaglia nella quale perse la sua ammiraglia, precocemente abbordata e catturata dalla Victory di Nelson: si toglierà la vita non appena rientrato in patria, dopo la prigionia.
Difficile giudicare l'operato di Villeneuve: dal punto di vista nautico era, come gran parte degli ufficiali di Marina francese, molto ben preparato. Come ammiraglio appariva troppo preoccupato di seguire alla lettera le istruzioni superiori, che in mare spesso non giungono in tempo.
La sua scarsa intraprendenza personale fu però indubbiamente aggravata anche dal morale frustrato dalle continue sconfitte della flotta francese.


Nel 1792 la Francia si era costituita come Repubblica e l'anno successivo, dopo la decapitazione di Luigi XVI, dovette affrontare la minaccia della Prima Coalizione europea.
L'imminente pericolo fece scattare la necessità di trasformare quella che era stata, fino ad allora,
la concezione di guerra monarchica in una guerra nazionale. I cittadini francesi non avrebbero
più combattuto come sudditi di un re ma come "Figli della Patria".
Con la leva generale, la Francia avrebbe adottato una rivoluzione decisiva dal punto di vista bellico. Si sarebbe tornati ai cittadini-soldati della Grecia Classica o della Roma repubblicana, creando un vero e proprio esercito di popolo, o meglio, facendo del popolo stesso un' esercito.
Per quanto riguarda gli ufficiali, fino al 1793 la carriera militare spettava ancora alle fasce aristocratiche della società, mentre le truppe erano composte per la maggior parte dalla feccia della società, disposta a sottoporsi alla dura disciplina militare pur di sottrarsi alla miseria della vita civile.
Ma la rivoluzione aveva dato la possibilità ad ogni cittadino francese di emergere sulla base delle proprie capacità personali. Con la creazione di eserciti popolari, i generali avevano a disposizione innumerevoli quantità di uomini ben motivati e gli scontri assunsero proporzioni gigantesche. Napoleone stesso creò la definizione di "battaglia di annientamento" insieme al concetto di "fronte interno", che intendeva mobilitare la nazione intera al sostegno con tutti i mezzi economici, militari ed industriali al "fronte esterno" dei suoi cittadini in guerra.
D'altra parte, uno sforzo così imponente creava un' ambiente in cui il nemico era odiato con tutte le forze e senza appello, trasformando la guerra in un duello mortale in cui anche vecchi, donne e bambini non venivano risparmiati.
In effetti le madri inglesi usavano domare i capricci dei loro bambini con la minaccia che "Boney" li avrebbe portati via. Facile immaginare che "Boney" fosse il diminutivo anglofono di Bonaparte.


Durante la guerra d'indipendenza americana, la Francia si era convinta di poter contrastare vittoriosamente la Royal Navy, mentre da parte inglese si incominciava ad avvertire l'interesse francese per il controllo sul mare.
Non solo la Francia, ma anche altre potenze europee si lanciarono nell'impresa di costituire e riorganizzare delle imponenti flotte. Due esempi su tutti: Russia e Svezia, impegnate in una guerra per il controllo dell'area baltica che avrebbe permesso l'apertura verso i commerci dell'Europa occidentale.
Sui giganteschi velieri a tre alberi, con più ponti zeppi di cannoni; e sulle fregate meno armate ma più veloci e manovrieri si andavano fondando la sicurezza e il prestigio di nazioni e dinastie.


Escludendo il periodo della rivoluzione, dal 1786 al 1793, anno in cui partì ufficialmente la guerra navale franco-inglese, la "normalizzazione" della flotta transalpina ruotava tutta intorno all'articolazione in tre tipi di navi: da 118, 80 e 74 cannoni. Nell'anno 1793 la flotta francese contava 78 vascelli e 69 fregate contro gli 89 e 80 inglesi.
Nonostante il gap nei confronti degli inglesi non fosse enorme, il problema della Marina Francese era la mancanza di personale altamente qualificato. Gli ufficiali, spesso aristocratici, erano emigrati, gli equipaggi si ammutinavano spesso, il sistema della leva era inefficiente e per di più, l'arsenale di Tolone era caduto in mano inglese.
Segni di una timida ripresa si ebbero nel 1794, quando, con l'arruolamento di massa, il richiamo di ufficiali aristocratici dall'estero e il varo di fregate da 44 cannoni, si riuscì a far rialzare la testa alla Marina della Repubblica. Tuttavia, erano ancora ben lontani dagli avversari d'oltre Manica.
Nel giugno del 1794, i francesi persero 7 vascelli e 5.000 uomini per difendere un convoglio da un attacco inglese, mentre la perdita di altri 16 vascelli e 11 fregate, gli fece chiudere l'anno con 65 vascelli e 64 fregate.


La Royal Navy, al contrario della marina francese, poteva contare su una maggiore rigidità sul piano strategico, ma soprattutto su una vastissima esperienza marinara dei suoi ufficiali, su una meticolosità impareggiabile dal punto di vista tecnico e sulla intensissima preparazione a cui erano sotto posti i suoi cannonieri.
Nonostante questo, le vittorie di Napoleone nella campagna d'Italia del 1797, due anni di cattivi raccolti e il diffondersi delle idee rivoluzionarie, crearono malcontento generale nel popolo inglese che si rifletteva anche sulla Marina Militare, provocando gli ammutinamenti degli equipaggi. Per superare la crisi si utilizzarono delle impiccagioni esemplari e promesse di miglioramento del regime militare.
Dal punto di vista tattico venne superato il combattimento in linea(una lenta fila di navi che sparava bordate da lontano sulla fila avversaria), favorendo l'attacco frontale, che sfruttava il tiro dei cannonieri concentrato, rapido e ravvicinato, e addestrava la ciurma all'abbordaggio per l'inglobamento delle navi nemiche nella propria squadra.
Il rinnovamento della Royal Navy, produsse una superiorità tale che i francesi abbandonarono l'idea dello scontro navale in mare aperto, per ridursi a spedizioni di disturbo e alla guerra corsara per dividere la massa navale inglese.


Un giovane corso fu tra i francesi che ebbero le capacità di sfruttare le occasioni della carriera militare aperta la talento militare.
Terminata la sua formazione militare alla scuola di Brienne, nel 1783 Napoleone riportò le seguenti note caratteristiche: "M. de Bonaparte(Napoleon), nato il 15 agosto del 1769. Altezza 1,60. Costituzione: salute eccellente. Condotta: molto soddisfacente". Oltre la nota si aggiunse una osservazione: "questo ragazzo potrebbe diventare un eccellente marinaio, merita di essere ammesso alla scuola di Parigi".
Ma in effetti questo "ragazzo", che divenne uno dei più abili generali e strateghi dell'epoca moderna, era invece destinato a ricevere sul mare alcune clamorose sconfitte!


Sia la spedizione "irlandese", che quella "egiziana" dimostrarono, tutta l'inesperienza francese in mare.
Contando di poter fomentare l'odio irlandese nei confronti degli inglesi, una spedizione di 20.000 uomini partì da Brest il 16 dicembre del 1796 alla volta dell'isola britannica. Ma a causa delle forti raffiche di vento, quasi tutta la flotta francese venne dispersa, e dopo essere entrati nella piccola baia di Bantry (South West Cork), senza riuscire ad approdarvi, fece ritorno in Francia con due vascelli e due fregate perdute.
Analogamente, si dimostrò fallimentare la spedizione verso l'Egitto, del Luglio 1798, che avrebbe dovuto portare le armate francesi verso le Indie britanniche. La flotta francese venne sorpresa ad Abukir dal ridotto numero di vascelli inglesi al comando dell'ammiraglio Nelson il 1° di Agosto, che nonostante fosse soverchiato nel numero, riuscì ad infliggere perdite notevolissime ai transalpini, in particolare la nave ammiraglia Orient. Napoleone attese in Egitto i rifornimenti per mare che non riuscirono mai ad arrivare, quindi , ad ottobre, abbandonò l'Armata alla sua sorte.
Sicuramente più efficace risultò l'azione del pirata Surcouf, che nella sua "carriera" riuscì a catturarare più di 950 vascelli mercantili inglesi. Come risposta a tali azioni, la Royal Navy raggruppò i mercantili in convogli scortati, tanto che l'entità delle catture non valesse più della vita dei corsari, scelti tra i migliori comandanti francesi.


Le vittorie di Napoleone a Marengo (14 giugno 1800), e di Moerau a Hohenlinden(3 dicembre 1800) determinarono la vittoria francese nei confronti della Seconda Coalizione, ma non portarono niente di più di due armistizi: quello di Luneville (1801) con L'Austria e quello di Amiens(1802) con l'Inghilterra.
D'altra parte, nel 1803, la guerra francese contro la Gran Bretagna era ripresa, visto che gli inglesi rifiutarono di riconsegnare l'isola di Malta ai Cavalieri di San Giovanni, una delle clausole del trattato di Amiens.
Inoltre il governo britannico era stato implicato nel complotto che aveva tentato di spodestare il Primo Console. Scoperto il tentativo di congiura, Napoleone inviò un manipolo di soldati che arrestò il duca d'Enghien(sospettato di essere a capo della cospirazione) e lo fece giustiziare.
Ma il disprezzo dimostrato da Napoleone per le norme internazionali e la sua incoronazione ad Imperatore, cementarono la nuova coalizione(la Terza Coalizione) tra Russia, Gran Bretagna e Austria.


Anche se decisamente inferiori al livello terrestre, gli inglesi credevano di poter reggere l'urto Napoleonico grazie alla propria Marina Militare. Infatti, il 16 maggio 1803, iniziarono le ostilità contro i bastimenti francesi all'ancora nei porti inglesi e spararono bordate alle navi nemiche sorprese in mare aperto.
Appreso questo, il primo console decise che era arrivato il momento di raccogliere le truppe per invadere l'isola britannica. Raccolse più di 100.000 uomini e 1.400 imbarcazioni di ogni genere per far attraversare la Manica all'esercito d'invasione. Napoleone era convinto che se fosse riuscito a impedire la concentrazione di tutte le navi inglesi nel canale, le flotte franco-spagnole a sua disposizione avrebbero garantito un tragitto sicuro fino a Dover, per i due giorni di tempo buono necessari al traghettamento.
D'altra parte, la Royal Navy fiutò il piano francese e pose davanti a ciascun porto militare un blocco navale, mantenendo una riserva lungo la Manica stessa. L'Inghilterra dal 1803 al 1805 mantenne il controllo sia dei porti francesi dell'Atlantico e del Mediterraneo, sia di quelli spagnoli, i quali, è bene ricordarlo, erano entrati in guerra nel 1804.
Nel Maggio del 1805, Napoleone mise fine alle attese francesi ordinando al Villeneuve di uscire da Tolosa per raggiungere le Antille. Questa manovra doveva attirare le navi inglesi ad inseguirlo ed allontanarsi dalla Manica. Successivamente, l'ammiraglio francese avrebbe dovuto tornare indietro, con una rotta diversa dall'andata, con l'obiettivo di ricongiungersi alle flotte francesi e spagnole per prendere il controllo del Canale.

Questo è il momento in cui gli errori di Napoleone si rivelano macroscopici. In primo luogo, il Bonaparte sopravvalutò la flotta spagnola, che, anche se bene armata, era estremamente lenta e non disponeva di ufficiali e di ciurme all'altezza della situazione. In secondo luogo, la superiorità numerica della quale godevano le due flotte alleate, non era sufficiente a colmare il divario tattico con gli inglesi e , per ultimo, era assai difficile pensare che fosse possibile riunire in mare aperto tre squadre diverse, di cui una doveva prendere un vantaggio temporale notevole, nonostante fosse sotto la pressione avversaria.
Date queste premesse è facile trarre una semplice conclusione: il Primo Console, che aveva preso il controllo dell'intera flotta francese era, in effetti, un ammiraglio dilettante.


Nelle sue prime battute, la guerra tra Francia e Spagna fu sicuramente accompagnata da svariati complotti da parte dei realisti francesi appoggiati dal governo britannico.
Gli esponenti principali di questa "fazione" politica francese erano sicuramente Hyde de Neuville e Cadoudal, i quali assieme al generale Pichegru, rifugiato in Inghilterra, organizzarono un complotto alle spese di Napoleone. Ma la congiura venne scoperta ed evitata sul nascere, così come i suoi fautori vennero presto identificati ed arrestati.
Il loro interrogatorio rivelò che avevano già previsto il ritorno in Francia di un principe, esponente della casa dei Borboni, ossia il figlio dell'ultimo Condè, il duca d'Enghien, che in quel periodo si trovava a Baden, pochi chilometri oltre il confine francese.
Le ulteriori informazioni che giunsero alla polizia francese alimentarono questi sospetti e senza indugiare troppo, Napoleone fece prelevare in territorio neutrale il duca, che trasportato d'urgenza a Vincennes di notte, fu giudicato da un tribunale di guerra, condannato a morte e subito fucilato.
Era il 21 marzo 1804, proprio il giorno in cui una legge approvata su proposta del Consiglio di Stato promulgava il nuovo Codice Civile dei francesi. Delle nazioni europee solo Svezia e Russia ebbero l'ardire di protestare formalmente contro questo atto, mentre il resto d'Europa rimase muta davanti all'azione del Bonaparte.


L'ammiraglio Villeneuve eseguì gli ordini che gli erano stati impartiti dal Bonaparte. Lasciò Tolone il 30 marzo del 1805, evitando lo scontro con gli inglesi, l'8 aprile raggiunse Cadice e si unì ai vascelli spagnoli di Gravina; il 14 Maggio arrivò nelle Antille catturando un convoglio inglese. I francesi avevano impiegato 34 giorni per superare l'Atlantico.
Nelson, nel frattempo, si era gettato nell'inseguimento del suo avversario francese con equipaggi, stremati da una già lunga permanenza in mare, impiegando solo 24 giorni per compiere lo stesso percorso.
A questo punto, il 10 giugno, Villeneuve salpò da Port Royal (Martinica), per far rotta verso le Azorre, mentre Nelson ripartì, seguendo gli ordini britannici, verso Gibilterra. Dopo essere stato avvistato in pieno Oceano da un brigantino messaggero inglese, Villeneuve verrà raggiunto da 15 vascelli inglesi a largo delle coste settentrionali spagnole. Questo primo "impatto" costò due vascelli spagnoli e il ritiro dell'intera flotta nel porto di Vigo.
Il 2 agosto i "rivoluzionari" erano a La Coruna dove si ricongiungevano con 10 vascelli spagnoli, mentre gli inglesi si erano concentrati a protezione del Canale della Manica Dopo più di due anni per mare Nelson ottenne la sospirata licenza a terra, ma la situazione non sembrava decisamente a suo favore. I francesi erano riusciti a partire da Tolone a catturare un convoglio nelle colonie e a ricongiungersi e concentrarsi nelle prossimità della Manica. A questo punto, non avendo più notizie del suo avversario inglese, Villeneuve salpò il 13 agosto, per arrivare a Cadice il 22 agosto.
Ma nel frattempo la situazione nell'Europa continentale era mutata, visto che le forze terrestri della terza coalizione(Inghilterra, Austria e Russia) avevano convinto Napoleone a scegliere il corpo d'invasione destinato all'Inghilterra. Cessato il pericolo nella Manica, Nelson decise di rimbarcarsi per raggiungere Cadice ed impedire a Villeneuve di penetrare nel Mediterraneo. L'ammiraglio inglese, incrociava al largo del porto con i vascelli, lasciando alle fregate il compito di sorvegliare da vicino le mosse nemiche. Napoleone ordinò alla flotta in Cadice di dirigersi verso Napoli per sbarcarvi le fanterie di Marina da impiegare nelle battaglie di terra.
A questo punto, Villeneuve aveva la possibilità di di tenere ferma e immobilizzare la flotta nemica, ma, avendo prestato fede alle voci provenienti da Madrid che parlavano di violente critiche espresse da Napoleone al suo operato, e volendo forse dimostrare la sua capacità di affrontare il nemico, il 20 ottobre, con vento favorevole, mollò gli ormeggi con rotta sud-est verso lo stretto di Gibilterra. Nelson per invogliarlo a scoprirsi, aveva simulato una forte diminuzione dei vascelli che bloccavano la flotta nel porto, ma Villeneuve sapeva bene che l'avversario era vicino e attendeva le sue mosse.
Il 21 la flotta inglese lo intercettò nelle acque di Trafalgar.
L'era dei grandi vascelli si era aperta con lo sviluppo delle prime caracche e poi i galeoni cinquecenteschi, fino ad arrivare alla piena maturità nel seicento. Queste tipologie di navi resteranno sostanzialmente invariate per struttura e caratteristiche, e subiranno evoluzioni per quanto riguarda dettagli, tecniche costruttive, disegno ed armamenti.
Alte di bordo, con tre alberi maestri, le nuove macchine da guerra del mare combattono utilizzando tradizionalmente lo schieramenti in linea e, per questo, vennero dette "vascelli in linea". Per schierarsi in questo modo si doveva avere la stessa velocità di navigazione, ecco dunque l'introduzione del "rango". Nel 1670 la flotta inglese suddivide le navi in cinque ranghi, cosa che ebbe un seguito in tutte le Marine Militari d'Europa:
Rango |
Cannoni |
Tonnellaggio |
I |
120-70 |
2400-1400 |
II |
68-72 |
1300-1100 |
III |
66-48 |
1100-850 |
IV |
44-35 |
800-550 |
V |
34-28 |
550-60 |
La suddivisione è però fittizia, perchè ogni cantiere costruisce una nave a seconda del suo garbo ed ogni capitano vuole per sè la nave col rango superiore. Si interverrà nel XVIII secolo utilizzando la divisione per ponti e per cannoni. In questo modo le più grandi, le ex I rango , saranno le "tre ponti", le altre a scendere fino al III rango, poi le minori, "polveri del mare", alle quali non verrà richiesto di combattere in linea. Troppo inferiori e soprattutto troppo disonorevole per un comandante di una tre ponti sparare su una fregata.
Per ogni ponte di cui era composta la nave trovavano posto un determinato numero di uomini e di cannoni, di cui, i più grossi e potenti erano generalmente situati su quello più basso. Sono distinti da un numero, 36, 24, 18, 12 che indica il peso in libbre della palla che scagliano. Questo proiettile poteva essere singolo o arroventato, doppio o a "grappolo"(tanti piccoli proiettili in funzione antiuomo) e perfino "incatenata"(ossia due mezze palle unite da una catena) particolarmente adatta per le alberature della nave avversaria.
Le squadre di cannonieri a bordo non avevano sicuramente vita facile, basti pensare che vivevano e dormivano accanto ai cannoni, mentre accanto a loro si trovavano le oche, le galline e i maiali che sarebbero stati mangiati dagli ufficiali durante i lunghi tragitti; mentre per loro vi erano solo pesce salato e biscotto raffermo. Ma vi erano anche enormi botti d'acqua, utilizzate come zavorra e poste nelle stive, insieme a materiali di manutenzione dei cannoni e alle polveri.
Il grande albero maestro era i circa 70 metri dal fondo della stiva al suo apice, e scricchiola paurosamente quando il vento spinge sulle enormi velature che sostiene. Un intreccio fittissimo di sartie, pennoni, buttafuori, coltellacci, ghiotta preda per le "palle incatenate" del nemico avvolge e sostiene l'insieme della velatura.
Lasciando ora la struttura della nave, passiamo alla descrizione degli equipaggi. In genere sono composti dalla schiuma dei porti, vagabondi ed ubriaconi "reclutati" da apposite squadre nelle bettole delle città prossime al mare. Quando si riprenderanno dalla sbronza, saranno in alto mare e allora, graziosamente, apporranno la loro croce sul registro d'arruolamento. La loro "carriera" comincerà con i lavori peggiori e più disgraziati. Poi, a forza di nerbate, impareranno ad eseguire le "manovre basse", ossia quelle che si effettuano sul ponte di coperta. Infine, se hanno sufficiente fegato e muscoli, diventeranno gabbieri, gli specialisti delle "manovre alte" da eseguirsi laddove gli alberi possono ondeggiare anche di 10-15 metri e dove sembra che il vento possa trascinarti via da un momento all'altro.
A quel punto saranno diventati veri marinai, uomini di ferro buoni soltanto per le navi di legno, disposti a morire in battaglia per la salvezza della loro prigione.


L'ammiraglio Nelson poteva contare su un totale di 27 vascelli, 6 fregate 16.820 uomini e 2.164 cannoni; mentre il suo avversario, Villeneuve, comandava 18 vascelli 7 fregate, 12.500 uomini e 1.564 cannoni, ai quali, andavano aggiunte le forze dell'ammiraglio spagnolo Gravina, che consistevano in 15 vascelli iberici, 9.080 uomini e 1326 cannoni. In totale dunque i francesi avevano un vantaggio quantitativo notevole, sia per quanto riguarda le imbarcazioni, sia al livello d'artiglieria.
Per quanto riguarda lo schieramento, è necessaria una premessa sulle "tradizioni tattiche" in uso prima di Trafalgar. Le battaglie tra grandi velieri erano contraddistinte, a differenza di quelle tra navi a vapore, dalle condizioni del vento e dal fatto che le flotte si sarebbero dovute avvicinare in maniera sensibile, vista la corta gittata dei propri cannoni. Entrambe le flotte avrebbero dovuto manovrare per avere il vento al traverso e per disporsi in linee di fila e poi veleggiare parallele tra di loro fino al contatto balistico.

Questa tradizione venne rispettata dall'ammiraglio francese che, con il vento a nord-ovest, si dispose in una stretta linea di fila, lunga circa 5 miglia, intervallando navi francesi e spagnole a 300 metri l'una dall'altra, lasciando a dovuta distanza una "squadra d'osservazione".
Nelson, invece, adottò uno schieramento del tutto innovativo. Schierò la sua flotta in due colonne:quella di sinistra(sopravvento) con 12 vascelli e la "sua" Victory(da 100 cannoni) in testa; quella di destra (sottovento) forte di 15 navi in linea con la Royal Sovereign(100 cannoni) in testa, comandata dall'ammiraglio Collingwood. Queste due colonne avrebbero dovuto sfondare il blocco francese al centro per distruggere le ammiraglie nemiche; gli inglesi avrebbero poi affrontato una nave avversaria alla volta, dal centro alla retroguardia, prima che l'altra metà potesse intervenire.


Nelle prime ore del mattino del 21 ottobre le due flotte si avvistarono. L'avanguardia franco-spagnola era al comando dell'ammiraglio spagnolo don Alava sul Santa Ana da 112 cannoni; al centro stavano Villeneuve sul vascello ammiraglio Bucentaure(80 cannoni) e don Cismeros Vicente sul Santisima Trinidad (130 cannoni); la retroguardia era agli ordini del francese Dumanoir-Lepelley sul Formidable(94 cannoni); Gravina sul Pricipe de Asturias(112) cannoni era al comando della squadra d'osservazione.
Villeneuve ordinò di invertire la rotta: mettersi con la prua a nord, verso Cadice, avrebbe facilitato il ricovero delle navi navi eventualmente danneggiate. Gli inglesi assunsero, secondo il piano, una rotta di rapido avvicinamento.

Entrambe gli ammiragli conoscevano bene il rischi che correvano le loro due unità , primo bersaglio delle centinaia di cannoni dei vascelli nemici; poichè le navi del tempo non avevano cannoni a prora, le colonne inglesi in avvicinamento sarebbero rimaste indifese fino al contatto, ma Nelson confidava sull'inesperienza degli artiglieri avversari e anche sulla sorte.
La manovra ordinata da Villeneuve alle ciurme spagnole ottenne moltissime falle e scompensi nello schieramento in linea. A mezzogiorno i franco-spagnoli aprirono il fuoco contro la Royal Sovereign, che riuscì a passare di poppa alla Santa Ana "a distanza di pistola" e a devastarla con le sua batterie di sinistra caricate a doppia palla. In pochi minuti i cannoni inglesi fecero centinaia di morti e disalberarono l'unità nemica rendendola un rottame ardente. Identico destino toccò al Fougeux. Tuttavia anche il Royal Sovereign restò disalberato e potè salvarsi solo grazie al rapido intervento di altri vascelli.
Mezz'ora più tardi la Victory compì una manovra simile, passando di poppa alla Bucentaure, spazzandone il ponte con i suoi pezzi e causando la morte di 400 marinai. Un'ora dopo Villeneuve si sarebbe arreso al capitano del vascello inglese Conqueror, per poi togliersi la vita non appena rientrato in Francia dalla prigionia.

Proseguendo la sua azione, la Victory attaccò la nave di linea francese Redoutable, dalla quale partì un fuoco di moschetteria inaspettatamente violento che falciò l'equipaggio britannico ammassato sul ponte di coperta, lasciando illesi soltanto 20 uomini. Lo stesso Nelson , colpito da una palla di moschetto alle 13:15, si sarebbe poi spento dopo due ore. Mentre gli uomini della Redoutable si apprestavano all'arrembaggio, sopravvenne da dietro alla Victory il vascello inglese Temeraire, che con le prime bordate uccise 200 marinai, e con quelle successive, in aggiunta a quelle della Victory, rinvigorita, costrinse il nemico alla resa.
Un'ora dopo il vascello francese sarebbe colato a picco con 522 cadaveri su 643 uomini d'equipaggio. Il resto della battaglia proseguì con identici duelli tra vascelli, con quelli inglesi sempre in superiorità. Il piano progettato da Nelson riuscì, dunque , perfettamente: la linea franco-ispanica fu spezzata in due, la parte caudale venne distrutta e quella più a settentrione non riuscì ad invertire in tempo la rotta per sostenere il centro.


Alle cinque del pomeriggio lo scontro era definitivamente concluso. L'alleanza franco-ispanica aveva perso 18 vascelli e 7.000 uomini tra caduti e feriti, persino Gravina dopo aver riportato il resto della flotta morì dopo poco tempo.

Gli inglesi da parte loro contarono "solo" 450 morti e 1240 feriti, senza alcun vascello perduto o inutilizzabile. I vincitori di Trafalgar tentarono persino di rimorchiare alcuni dei battelli francesi catturati, ma una improvvisa tempesta li costrinse ad abbandonare l'impresa.


Acora oggi la nave Victory, l'ammiraglia nella battaglia di Trafalgar, la nave dove Nelson guidò la sua flotta e dove morì, è tutt'oggi perfettamente conservata nel porto di Portsmouth.
Ad ogni anniversario della vittoria inglese nelle acque dello stretto di Gibilterra, sui pennoni del vascello inglese viene issato il messaggio che Nelson inviò con le bandiere di sengnalazione alle altre navi della sua flotta: "England expects every man to do his duty"(L'Inghilterra si aspetta che ognuno faccia il suo dovere).
Le caratteristiche tecniche della nave sono chiare, la Victory è lunga 57 metri, larga 15,8, pescaggio 6,4 metri e un dislocamento di circa 2.200 tonnellate.


La Victory, nave ammiraglia della flotta inglese a Trafalgar, era in azione già da un'ora, quando alle 13:00 circa, l'ammiraglio Nelson venne colpito da un tiratore francese posizionato sull'albero di mezzana della Redoutable. La pallottola lo aveva colpito nel petto e gli aveva spezzato la colonna vertebrale.

Nelson era ben consapevole della sua fine incombente, tanto da dire "Ce l'hanno fatta con me finalmente". Trasportato nell'infermeria della Victory, continuava a chiedere al capitano Hardy "come va la battaglia? come va per noi la giornata?".
Nonostante le rassicurazioni di Hardy e nonostante la battaglia fosse ormai terminata Nelson non volle cedere il comando della flotta, mentre con l'ultimo respiro raccomandò ad Hardy: "Non gettarmi fuori bordo, e prenditi cura della mia cara Hamilton".
Le ultime volontà dell'ammiraglio furono rispettate. Dopo la morte il capitano Hardy baciò la sua guancia, il suo corpo venne denudato, rasato e immerso in un barile colmo di rum. In effetti da quel giorno in poi il rum venne detto, dai marinai inglesi, "sangue di Nelson".


La vittoria di Trafalgar non ebbe gli effetti sperati nei confronti della potenza militare, particolarmente terrestre, delle armate francesi. Napoleone aveva concluso vittoriosamente la cosidetta "campagna di Ulm" il giorno prima della sconfitta di Trafalgar, costringendo il maresciallo Mack ad arrendersi con 27.000 uomini.

Di conseguenza, la sconfitta di Trafalgar, non riuscendo a mutare gli avvenimenti "terrestri", diede la conferma che nessuna sconfitta navale avrebbe intaccato la supremazia francese sulla terraferma, relegando la marina francese ad un ruolo di supporto alle necessità commerciali, più che militari.
Tuttavia, il Bonaparte, tentò di riorganizzare la marina militare sul modello dell'esercito, con i cosidetti "battaglioni di marina", composti quasi tutti da navi a "74 cannoni". Quest'ultimo tipo di vascello non poteva contare su un imponente pescaggio o legname stagionato(difficilmente deperibile)e quindi mal si adattavano alle navigazioni oceaniche, segno evidente della volontà di abbandonare il progetto di "potenza navale" francese da parte di Napoleone.


Dopo la sconfitta di Trafalgar Napoleone decise di impostare il blocco commerciale nei confronti dell'Inghilterra, tramite l'invasione della penisola iberica. Una mossa che, col passare del tempo, si rivelerà assai controproducente, viste le agguerrite guerriglie spagnole e portoghesi sotto la dominazione francese che ne dissanguarono parte delle armate.
D'altra parte, se nelle acque di Trafalgar avesse vinto Villeneuve, non sarebbe stato necessario invadere la penisola iberica e quindi, ulteriori conclusione sugli eventuali effetti alle guerre napoleoniche in Europa, sono difficilmente identificabili.
L'unica certezza che trasuda dalla vittoria inglese di Trafalgar è una: se per costruire una flotta bastano pochi anni, ci vuole almeno un secolo per realizzare una Marina.
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