Ars Bellica

Battaglie In Sintesi

Battaglia di Liaoyang

24 agosto - 4 settembre 1904

Gli avversari

Oyama Ivao

Maresciallo giapponese, nato a Satsuma nel 1842, morto a Tokyo nel dicembre 1916. Dopo avere preso parte attiva al rinnovamento politico-sociale iniziato dal Mikado (1868), fu inviato per studi militari in Europa. Trovandosi in Francia allo scoppio della guerra del 1870, ne colse occasione per osservare sul posto le operazioni della campagna. Assimilati i procedimenti della moderna arte militare si adoperò per introdurli nel Giappone, che ebbe in breve volgere di anni un esercito armato e addestrato alla maniera europea o, più esattamente, tedesca. Dopo aver contribuito a domare nel 1877 l'insurrezione reazionaria del suo clan di Satsuma, fu sottosegretario di stato agl'Interni, poi capo della polizia dell'impero (1879). L'anno seguente fu nominato ministro della Guerra e nel 1882 capo di Stato maggiore dell'esercito. Nel 1884 ritornò in Europa in missione a scopo di studi militari. Scoppiata la guerra cino-giapponese (1894) l'Oyama ebbe il comando di un corpo d'armata e fu suo merito la vittoria di Port Arthur. Conclusa la campagna, ebbe il grado di maresciallo dell'impero. Allo scoppio della guerra contro la Russia (1904) all'Oyama fu affidato il comando in capo dell'esercito operante. Alternando, secondo suggerivano le circostanze, l'offensiva e la difensiva strategica, riportò le vittorie di Liao-Yang e dello Sciaò, ebbe ragione nella battaglia di Sandepù della vigorosa controffensiva russa durante l'inverno, e batté infine il nemico attorno a Mukden, riducendo i Russi a dover chiedere la pace di lì a poco. Dalle forme diplomatiche cortesi, ma di estrema riservatezza, l'Oyama poté essere giudicato di temperamento apatico; ma la sua azione di capo in guerra prova che, in lui, lo spirito riflessivo non era di remora alle decisioni audaci. Dopo la guerra, accolto a Tokyo con feste trionfali, tenne ancora per quattro anni la carica di capo di Stato maggiore dell'esercito, dalla quale si ritirò per volontarie dimissioni, giudicando di avere compiuto la propria missione.


Aleksej Nicolaevic Kuropatkin

Generale russo, nato nel governatorato di Pskov nel 1848, morto a Mosca nel 1921. Arruolatosi a 16 anni, entrò a 26 a far parte dello Stato Maggiore, dopo essere stato per qualche tempo in missione presso il comando francese in Algeria. Nel 1876 partecipò alle operazioni nel Turkestan, e alla guerra turco-russa (1877-78) fu capo di Stato Maggiore del generale Skobelev. La sua fama di studioso e di critico sagace gli venne da uno scritto, tradotto in molte lingue, sulle operazioni russe nella guerra balcanica. Si distinse poi durante le operazioni nel Turkestan, nel corso delle quali conquistò Askhabad e guidò una marcia di 500 miglia per partecipare agli attacchi risolutivi della campagna. Da quel momento la sua fama di uomo d'azione salì alla pari di quella di studioso. Fu promosso, subito dopo, maggior generale (1882) e nel 1890 tenente generale. Scoppiata la guerra nell'Estremo Oriente (1904) il Kuropatkin lasciò il posto di ministro della Guerra per il comando in capo delle operazioni in Manciuria. Quando i successi giapponesi ebbero messo decisamente in scacco l'esercito russo il Kuropatkin fu sostituito nel comando in capo dal Linievic; e diede prova di grande nobiltà d'animo chiedendo, e ottenendo, un posto di combattimento alla dipendenza del nuovo generalissimo. Le memorie di guerra del Kuropatkin sono un esame critico delle istituzioni militari russe del tempo e in particolar modo delle deficienze funzionali che le caratterizzavano così nel campo della tecnica come in quello della disciplina, l'una e l'altra praticate senza una conveniente elasticità. La critica involgeva altresì e combatteva lo spirito di casta, di cui erano pervasi gli alti ambienti militari. Metteva in luce gli elementi d' inferiorità dell'esercito russo rispetto all'esercito giapponese, più a scopo di ammonimento per il futuro che per scagionare sé stesso; ammetteva, anzi, di aver commesso degli errori e dichiarava che nessuna responsabilità era da attribuire alle truppe, delle quali esaltava il valore. Durante la guerra mondiale ebbe dapprima il comando di un corpo d'armata, poi il governo militare del Turkestan. Allo scoppio della rivoluzione bolscevica, gli fu offerto - ed egli accettò - un posto di consigliere tecnico nell'esercito rivoluzionario. Dopo la morte del Kuropatkin il governo dei Sovieti ha tratto dagli archivi segreti del Ministero della guerra il Diario del generale Kuropatkin e lo ha dato alle stampe.

La genesi

Fin dall'inizio delle ostilità, nel febbraio 1904, la città era stata fortificata dai russi, che in ragione della sua importanza come centro commerciale e nodo stradale, ne avevano fatto una zona di raccolta delle grandi unità operanti e l'avevano protetta con robusti trinceramenti. Il disegno strategico giapponese del maresciallo Oyama era quello di tagliare le comunicazioni russe tra Liaoyang e Mukden, il che si poteva ottenere più facilmente aggirando con la destra giapponese (l'armata di Kuroki) dato che le strade ordinaria e ferroviaria per Mukden avevano per un buon tratto orientamento verso nord est. Da sud ad est di Liao-yang correva un anfiteatro collinoso. Il generale Kuropatkin aveva organizzato la posizione su tre linee fortificate da una serie di posizioni avanzate in collina, con occupazioni spinte sulla destra del fiume Tang. A meno di tre chilometri dall'abitato, la città era cinta da undici forti sul tipo dei profili campali dell'epoca. Lo schieramento delle forze era il seguente: i russi disponevano di 120.000 uomini di fanteria, 13.000 di cavalleria, 480 cannoni; i giapponesi di 120.000 uomini di fanteria, 4.550 di cavalleria, 550 cannoni.

La battaglia

La battaglia viene tradizionalmente suddivisa in tre fasi. La prima fase è compresa nei giorni che intercorrono tra il 24 e il 28 agosto 1904, quando, sulla destra giapponese, la I armata nipponica avanzò il 24 su tre colonne: a destra si distinse particolarmente la 12ª divisione, che si diresse contro le posizioni russe, attaccandole il 25 e sconfiggendole il 26. A questo punto, il X Corpo d'armata russo, temendo aggiramenti, ripiegò per tutto il 27, ed il 28 venne richiamato da Kuropatkin sulla linea retrostante, lasciando quindi spazio alla 12ª divisione giapponese, la quale poté varcare il fiume Tang senza grandi difficoltà. A queste disfatte parziali russe si aggiunse l'avanzamento della 2ª divisione giapponese la quale, sempre il giorno 25, s'impadroniva delle posizioni avanzate russe occupate dal III Corpo siberiano; gli attacchi nipponici continuarono per tutto il 26, e nonostante un enorme spreco di munizioni, non riuscirono a far breccia, tanto che i russi contrattaccarono con successo il 27. Fu solo per non lasciare isolate sacche di combattenti circondati dal nemico che comunque gli effettivi del III siberiano vennero fatti ripiegare. Al centro, la IV armata giapponese con la sua destra (10ª divisione) aveva cooperato all'azione della Guardia, cosicché la IV, ormai sicura sulla destra, poté avanzare verso la posizione russa principale. A sinistra la II armata procedeva, già dal 24 agosto, su un fronte che si stagliava a cavallo della ferrovia, riuscendo a far ripiegare i russi, dopo accaniti combattimenti, e a ricacciarli indietro e stabilendo una linea di fronte assai più avanzata. Nel frattempo le numerose retroguardie russe, sostenute dalla cavalleria, riuscirono a trattenere l'avanzata nipponica, dando modo al grosso delle forze amiche di arretrare, in un terreno che, reso assai difficile dalla piogge, poteva dimostrarsi letale per i russi stessi. Questa prima fase della battaglia di Liaoyang si concluse quindi con i russi che perdevano il controllo di tutte le posizioni avanzate, che caddero in mano giapponese, i quali nel frattempo continuarono a premere sulle retroguardie.

La seconda fase, compresa nel periodo che va dal 29 al 31 agosto, si apriva con le artigliere a farla da padrone come preludio della ripresa di azioni più signficative. Le operazioni di movimento delle truppe si aprirono quindi con il movimento della sinistra giapponese, la sera del 30, con la II armata, coadiuvata dalla 6^ divisione della IV, che attaccò ripetutamente il settore russo occidentale e nonostante gravi perdite a causa dell'artiglieria nemica, riuscì ad impadronirsi di ulteriori posizioni russe. Ma i giapponesi non erano paghi, e sia nella stessa notte come nel giorno seguente, l'offensiva nipponica riprese, sostenuta dalle intere II e IV armata, con un fuoco violentissimo ed attacchi avvolgenti; ma il I Corpo siberiano fu incrollabile. La stessa sera, con grande meraviglia dei giapponesi, i russi sgomberarono le posizioni, per ordine del Kuropatkin, che stava tentando di raccogliere le forze per fronteggiare la minaccia sulla sinistra russa dove l'azione della I armata giapponese si prefigurava assai minacciosa. Questa serie di ripieghi ordinati dal Kuropatkin però andava dimostrandosi relativamente efficace per i russi, infatti, nel settore centrale, il concorso delle azioni laterali russe aveva diminuito le forze giapponesi, tanto che il 30, di fronte al settore centrale russo si trovò solo la Guardia, una brigata della II armata nipponica e alcuni reparti della 10ª divisione. Così, grazie alla riacquistata solidità, i russi lasciarono al nemico solo alcune posizioni avanzate il 30, mentre il 31, a stento i giapponesi poterono resistere ai potenti contrattacchi e al violento cannoneggiamento dei russi, il cui slancio venne interrotto solo per l'ordine generale di ripiegamento, che li obbligò a sgombrare le posizioni. I reparti della 2ª e 10ª divisione giapponese raggiunsero allora le unità rispettive e la Guardia poté incredibilmente avanzare nel settore centrale. Sulla destra, la I armata giapponese aveva iniziato fin dal 29 il movimento di aggiramento dell'ala avversaria con la 12ª divisione. Passato con difficoltà il fiume Taitzi, nella notte tra il 30 ed il 31 agosto, la 12ª fu raggiunta da distaccamenti della 2ª divisione, mentre un brigata di riserva si dirigeva verso le miniere di Yentai. Fu appunto questa la minaccia che indusse il generale Kuropatkin a ritirare la destra ed il centro per contrattaccare con la sinistra.

La Terza fase dello scontro di Liaoyang ebbe luogo tra il 1 ed il 4 settembre. Già a partire dalla notte tra il 1 ed il 2 settembre, appena ricevuti consistenti rinforzi, Kuropatkin, sicuro della resistenza delle sue truppe sul fronte meridionale ed occidentale, scatenò una vasta offensiva riconquistando, dopo una serie di sanguinosi combattimenti, le posizioni precedentemente perdute, le quali probabilmente sarebbero potute essere mantenute semplicemente non ordinando ripiegamenti continui voluti per il timore di sfaldare la linea. Ma la notte successiva, cioè dal 2 al 3 settembre, Kuroki, ricevette a sua volta rinforzi, e visto che le forze russe ora si erano fortemente indebolite per riconquistare le precedenti posizioni, attaccò di nuovo le stesse riportando un facile, quanto prevedibile, successo. I russi furono quindi costretti a ritirarsi nuovamente sulle posizioni mantenute dalle proprie retroguardie; inoltre, una volta consolidata la propria posizione ai danni del nemico, i giapponesi bombardarono la città, la stazione ferroviaria e la testa di ponte nemica. La difesa russa tenne fino al 3 sera, mentre le retroguardie sgomberarono nel pomeriggio del 4, dopo aver salvato tutti i materiali trasportabili, facendo saltare i ponti. A questo punto quindi i giapponesi erano liberi di occupare la città e la stazione ferroviaria, sostandovi esausti e quasi privi di munizioni. Ma nord del fiume Taitzi si stava preparando un tentativo di controffensiva russo:infatti, per limitare la minaccia nipponica sulla propria sinistra, Kuropatkin aveva riunito presso Sa-hou-touen (oggi Shahuzhen) il XVII Corpo, in attesa dell'arrivo dei corpi I, II e X siberiani, della brigata Orlow, della 55a divisione di riserva e del I europeo, arrivato per ferrovia, coi quali contava di scatenare una controffensiva, che avrebbe dovuto chiudere la I armata giapponese sul fiume. Il generale nipponico Kuroki, che disponeva solo della 12ª divisione e di metà della 2ª, la sera del 1 settembre si trovò quindi in una posizione anzitutto numericamente critica. Informato dei successi giapponesi a Liaoyang, Kuroki riuscì ad impadronirsi, in anticipo sull'arrivo del grosso delle forze nemiche, delle alture presso Sa-hou-touen. I russi, consci dell'importanza strategica della posizione, dedicarono l'intera giornata del 2 settembre a operarne la riconquista, avvenuta solo verso sera. La situazione andava quindi peggiorando dal punto di vista giapponese che con questa perdita strategica, la cui conquista non era costata perdite significative ai russi, lasciava gli esausti nipponici del settore, vettovagliati a fatica e non ancora sostenuti dalle proprie riserve, in gravi condizioni di inferiorità numerica e tattica: non ci poteva essere quindi, miglior occasione per la controffensiva russa. Ma ancora una volta Kuropatkin decise di non far partire la propria offensiva, ordinando una ritirata generale, il 3 settembre, su Mukden, già in parte iniziata il giorno precedente. Forse il generale russo era sfiduciato, e non si riesce a tutt'oggi a comprendere il perché, della qualità delle proprie truppe, oppure lo stesso Kuropatkin si era esageratemente preoccupato dei risultati conseguiti dai nipponici su Liaoyang, senza considerare lo stallo in cui avrebbe impantanato i nemico se avesse ordinato un attacco invece che una ritirata, fatto sta che, al I Corpo europeo ed i Cosacchi del Samsonow venne assegnato il compito di prendere posizione presso le miniere di Yentai per proteggere lo sfilamento verso nord del I e III siberiano. Il XVII protesse il movimento del X e gli si accodò, lasciando una retroguardia a Sa-hou-touen sino al pomeriggio del giorno 4. Nella notte seguitò la ritirata russa sotto la protezione di retroguardie di cavalleria; solo al mattino del 4 la retroguardia del I Corpo siberiano fu attaccata a nord delle miniere di Yentai, che abbandonò al nemico dopo il mezzogiorno. I reparti giapponesi spinti innanzi in quel pomeriggio procedettero con poco ordine e solo il mattino del 5 si constatò la ritirata generale dell'avversario. Mancò ogni inseguimento: sulla destra per esaurimento di forze e tardo orientamento sulla situazione; sulla sinistra per mancanza di ponti sul Taitzi. Le perdite ammontarono a 17.539 giapponesi ed a 15.000 russi (tra morti e feriti, tra cui 6 generali).

Le conseguenze

I giapponesi si impadronirono a Liaoyang di ingenti armamenti ed equipaggiamenti abbandonati dai russi (70 cavalli, 3.578 fucili, 200 carri da munizioni, 7.456 proiettili d'artiglieria, 750.000 cartucce) nonché rilevanti quantità di viveri, combustibili e merci varie lasciate alla stazione ferroviaria219. A determinare la sconfitta russa si sommarono molteplici cause: insufficiente addestramento delle unità inferiori, scarsa iniziativa e limitato spirito offensivo dei comandanti, incompleta fiducia di Kuropatkin nelle forze a disposizione. Difficilmente la superiorità numerica può compensare difetti di tale natura.



Bibliografia:
"Historical Dictionary of the Russo-Japanese War". Scarecrow, Kowner, Rotem (2006)
"The Origins of the Russo-Japanese War." Longman, Nish, Ian (1985)
"Rising Sun and Tumbling Bear." Cassell, Connaughton, Richard (2003)
"The Russo-Japanese War", The Macmillan Company, F.R. Sedwick, (R.F.A.), N.Y., 1909
"La guerra russo-giapponese (1904-1905) attraverso le testimonianze dei corrispondenti della stampa e degli addetti militari italiani.", in "Storia d'Europa" XXIV ciclo, Andrea Crescenzi, Sapienza, Roma 2010-2011