Platea26 Agosto 479 a.C.La definitiva sconfitta del re Serse e la fine delle guerre Persiane
I due comandantiPausania(?-408 a.C.)Nipote di Leonida, eroe delle Termopili (caduto proprio contro i persiani), Pausania era
il re momentaneo di Sparta poichè tutore di Plistarco (figlio dello stesso Leonida), re di diritto,
ma ancora minorenne. Questa situazione gli garantì il comando di tutte le milizie alleate, ma non gli
attribuì certo il ruolo di protagonista che forse si aspettava. I veri vincitori furono infatti i fanti
cittadini, gli Opliti. Non risulta infatti, che il condottiero ellenico
abbia dato una svolta alla guerra grazie ad azioni dettate da indiscutibile intuito tattico. Di sicuro si
sa che Pausania, dopo la vittoria di Platea, guidò la flotta greca alla conquista del Bosforo e da
allora i suoi interessi politici intrapresero una strada volta all'oriente in netto contrasto con la
mentalità sobria e guerriera, tipica degli spartani. Questo atteggiamento lo costrinse a ritornare in
patria ma, tornato in seguito nello stretto dei Dardanelli per insediarvisi, intrecciò strani e complicati
rapporti politici con i persiani, che gli assicurarono anche l'antipatia ateniese. Questi ultimi infatti
riuscirono, poco dopo il 471 a.C., a ottenere il permesso da Sparta per cacciarlo dai Dardanelli. MardonioLa figura di questo condottiero persiano risale solo e unicamente alle guerre persiane stesse.
Genero o nipote di Dario I, nel 492 a.C. fu incaricato dallo stesso re di muovere geurra alla
Grecia e di porre sotto il controllo persiano tutto l'Egeo settentrionale e la Tracia. Mardonio
in effetti, cominciò bene la sua avventura da comandante conquistando da subito l'isola di Taso, ma non
ebbe grande fortuna in seguito. Perse ben 300 navi a causa di una Tempesta che colse la sua flotta vicino
al monte Athos, costringendolo al rientro.
L'impero PersianoLa stirpe iranicaI medi e i Persia popolazioni di origine indoeuropea si stabilirono sull'altopiano iranico nel III
millennio circa occupando la parte più ricca della regione con correnti d'acqua, miniere di rame, piombo
e ferro. I persiani erano assai avanzati come civiltà avevano già domato il cavallo e sapevano lavorare
il ferro, due attività sconosciute a molti dei loro "vicini" come i semiti. Nel VI secolo, come è quindi
logico pensare, i persiani comiciarono la "costruzione del loro impero. Il primo grande condottiero persiano
fu Ciro il Grande che conquistò il regno dei Medi, la Lidia di Creso, i territori ad oriente
fino al fiume Indo e nel 538 a.C. Babilonia. I suoi successori continarono il suo progetto: Cambise
si impadronì dell'Egitto (battaglia di Pelusio nel 525 a.C.) e Dario I diede una mirabile organizzazione
amministrativa all'impero ormai consolidato.
MiletoUn ruolo assai importante nella cultura greca era svolto sucuramente dalla Ionia con le sue
dodecàpoli(dodici città), Mileto su tutte. Costretti a spostarsi prevalentemente per mare i coloni di
Mileto studiarono a fondo scienze come l'astronomia, il calcolo e la cartografia, indispensabili per chi
doveva necessariamente muoversi per mare. Ma accanto a questa grande cultura scientifica a Mileto fiorì
anche una delle prime culture filosofiche del mondo occidentale i cui più famosi rappresentanti furono:
Talete, Anassimene e il più importante Anassimandro(615-540 a.C.).
Le precedenti guerreLe protagoniste di uno dei primi scontri tra greci e persiani furono le città della Ionia, Mileto in particolare. La cittadinanza dimostrò riluttanza e malcontento da quando Dario le impose (come costume dell'amministrazione imperiale) governatori, tributi e guarnigioni straniere. Sfruttarono in pieno quest'onda di malcontento i due vecchi tiranni di Mileto, Aristagora e Istieo, che ottennero aiuto dalla città di Atene (20 navi da guerra), mostrandogli di poter ottenere un guadagno nello schierarsi a favore della causa Ionica. Ma già nel 494 a.C. la rivolta era stata sedata, Mileto distrutta e i suoi abitanti venduti come schiavi a Babilonia. Questo episodio mise però in allarme il re persiano, che inviò una spedizione per punire coloro che avevano aiutato i rivoltosi. Sfortunatamente per Dario nel 492 a.C. l'esercito persiano subì una durissima sconfitta a Maratona e la sua flotta naufragò al monte Athos, concludendo così tragicamente quella spedizione da lui voluta.
Serse, figlio dello stesso Dario, preparò una nuova spedizione con molta più cura ed
abbondanza di mezzi e uomini di quanto non avesse fatto il padre. Nel 480 a.C. il nuovo re superò l'Ellesponto
con un ponte di navi, proseguì alla testa del suo maestoso esercito attraversando la Tracia, la Macedonia
e la Tessaglia, sempre rifornito di tutto dalla sua flotta, che lo seguiva fiancheggiandolo dal mare. Nel
frattempo i greci, al congresso di Corinto, non riuscivano a trovare un accordo comune contro l'avanzata
dei persiani: solo Atene e Sparta decisero di opporsi ai persiani mentre tutte le altre città si guardarono
bene dal gettarsi in un'impresa che appariva assai dura. Le naviTutte le guerre persiane ebbero per la prima volta nella storia come protagoniste delle navi,
infatti il controllo dei mari aveva assunto nei secoli (con l'introduzione delle carte geografiche),
un ruolo sempre più importante tanto da far crescere la produzione e l'ammodernameto delle navi da guerra
in maniera esponenziale. Le vicende che parlano delle battaglie sul mare in questo periodo hanno un solo
elemento comune: le Triremi. La loro comparsa può essere databile attorno al VIII secolo a.C. in
sostituzione delle Pentecontere (navi da 50 remi), ma i modelli ai quali si riferirono i cantieri
greci, che ne costruirono sempre una grande quantità, sono risalenti al VI secolo a.C.. Le caratteristiche
peculiari delle le Triremi erano la grande manovrabilità e la velocità. Anche i persiani adottarono
questo tipo di imbarcazione tanto che per facilitare il riconoscimento dello schieramento furono adottati
degli "emblemi".
Gli esercitiL'esercito persianoIl fulcro dell'esercito persiano era formato, come ovvio, da fanti cavalieri e ufficiali di nazionalità
Iranica. Come completamento di questo centro, venivano richieste alle varie province imperiali ausiliari
armati, navi e marinai (in caso di guerra sul mare), o ancora cavalli e sussidi logistici a seconda delle
esigenze. Queste truppe, che possiamo definire d'appoggio, provenivano da ogni parte del mondo persiano,
Erodoto cita ben 47 nazionalità differenti in campo, di cui ognuna con ufficiali, lingue e usanze
militari diverse, ma con un elemento comune, l'attrezzatura militare di bassissimo livello. L'esercito grecoI greci, a differenza dei persiani, non avevano un fulcro fisso sul quale contare in caso di guerra.
Infatti la milizia di ogni pòlis era formata dai cittadini (contadini o commercianti) che scendevano
in campo per difendere la propria città, ma non sempre a lungo a causa delle loro occupazioni. La guerra
quindi per i greci doveva avere durata assai breve, ed in battaglia si era tutti legati ad un vincolo di
fratellanza maturato tra le persone nelle comunità originarie da cui vivevano. Negli scontri interni tra
le città si andò consolidando, secondo l'ideale di compattezza, una formazione detta Falange ("rullo").
Era formata da fanti armati pesanemente, detti Opliti, che disponevano di questa attrezzatura (panoplia):
elmo, corazza anatomica, schinieri di bronzo, scudo rotondo di legno rivestito di cuoio e rinforzato di
ferro ai bordi, spada e una lunga e solida lancia. Per quanto riguarda la cavalleria, era praticamente
inesistente sul fronte greco poiché difficilmente manovrabile sui paesaggi montuosi della Grecia. Gli
ausiliari erano numerosi ma svolgevano un ruolo marginale nella battaglia, che invece era appannagio di
coloro che avevano i mezzi economici per fornirsi della panoplia.
I 10.000 immortaliSi ritiene che i soldati scelti della guardia del re, raffigurati nelle loro preziosissime vesti in quasi tutte le capitali del regno, fossero chiamati "immortali" per la cura posta dai regnanti nel mantenerli a numero, ma dietro a questa ipotesi se ne celano ben altre.
Le forze schierateMardonio, secondo l'ordine di Serse, era dovuto rimanere in Tessaglia a svernare, e
grazie alle cifre forniteci da Erodoto, aveva al suo seguito circa 300.000 uomini, cifra da
ritoccare forse fino a 100.000. Di questi, solo una piccola parte doveva essere Iranica, grande rilievo
avevano infatti i contingenti dei mercenari Sciti, i Saka o Saci, mentre sicuramente poco affidabili
erano le truppe fornite dalle regioni greche sottomesse: Tessali, Beoti e Macedoni.
La battaglia1. L'attacco di MasistioNei giorni precedenti la battaglia vera e propria il comandante di cavalleria Masistio tentò un attacco a sorpresa per evitare che col passare dei giorni la forza d'urto greca aumentasse. Ma le sue speranze di successo si infransero contro la compattezza delle falangi greche e, sprattutto contro il terreno rotto e collinoso che di certo non favoriva i movimenti dei suoi cavalieri. Questa prima battuta d'arresto diede molta più audacia ai greci e rese più prudente lo stesso Mardonio.
2. Una fase di studioDopo il fallito attacco della cavalleria i greci si spostarono dalla loro posizione, ottima da difendere ma priva di acqua, per sistemarsi sulla pianura di fronte alla città di Platea. Per ben otto giorni (così riferisce Erodoto) i due schieramenti si fronteggiarono, senza attaccare, dalle due rive del fiume Asopo, i greci sulla sponda sud, i persiani sulla sponda nord. L'ottavo giorno Mardonio ordinò una incursione dei suoi cavalieri nel passo di Driocefale da dove provenivano i rifornimenti ai greci; questa azione si ripetè nei due giorni successivi, furono distrutti vari convogli senza che i greci potessero fare in tempo a intercettare i cavalieri persiani, troppo veloci per loro che erano sprovvisti di cavalleria e di arcieri.
3. Il primo attacco
4. L'assaltoAll'alba Mardonio fece avanzare l'intero esercito, che aveva sulla destra Beoti e greci alleati, sulla sinistra i persiani e al centro gli Asiatici. Nel frattempo la cavalleria fu lanciata contro il contingente rimasto isolato sulla piana per bloccarlo in attesa della fanteria imperiale. I cavalieri persiani (si distinsero per il valore soprattutto i Saci) si guardarono bene dal'evitare lo scontro in corpo a corpo con gli opliti greci, continuando a lanciare giavellotti dalla distanza. In poco tempo giunse la fanteria, che con uno schieramento a siepe, aveva il compito di proteggere con i loro esili scudi la moltitudine di arcieri alle loro spalle, i quali cominciarono a bersagliare i fanti greci.
5. La vittoria grecaFino a qui gli avvenimenti sembrano dar ragione a Mardonio, che però commise un grave errore: serrò troppo i ranghi tra i reparti, che assunsero un 'aspetto sicuramente più compatto, ma che non potevano reggere la potenza della "pesante" falange greca. Gli opliti fecero facilmente breccia nello schieramento persiano e rigettarono gli arcieri nemici contro gli alleati Asiatici dei persiani, creando così una situazione di caos nelle file persiane. Sebbene la fanteria tentò una strenua resistenza la morte dello stesso Mardonio, che stava combattendo nelle prime file, sancì definitivamente la sconfitta persiana. 6. Il bilancioNon è certo facile indicare il numero delle perdite, visto che le cifre di Erodoto sono poco
verosimili. Secondo il narratore i persiani che riuscirono a salvarsi furono 3.000 circa (lasciarono
sul campo quindi 97.000 uomini!?!), mentre coloro che morirono sul versante greco non furono più di 2.000.
Quindi, in ultima analisi, il merito di una così grande vittoria, nonstante l'aiuto offerto da ateniesi e
alleati, è da assegnare a Pausania ma soprattutto ai suoi granitici opliti.
Le coseguenze storichePochi giorni dopo Platea gli alleati della Lega di Delo diedero l'assedio a Tebe città dove si
erano rifugiati i resti dell'esercito persiano: la città si arrese in venti giorni. Nella stessa estate
del 479 a.C. la flotta persiana sorpresa a Micale, nella Ionia, fu distrutta completamente da quella
greca al comando di Leotichiade; i persiani erano stati definitivamente sconfitti.
E se...Se prendiamo in considerazione la netta a superiorità della cavalleria persiana, una
eventuale vittoria degli asiatici a Platea non avrebbe lasciato scampo a delle repliche da parte dei
greci. Le città di Atene, Sparta e Corinto avrebbero dovuto scegliere tra la resa e la distruzione.
Ma anche nel primo caso la sottomissione all'impero persiano non avrebbe lasciato grandi
speranze di libertà, come succedeva per altre provincie, nè da un
punto di vista culturale, nè da un punto di vista economico o politico, vista la grande opposizione
offerta dalle città elleniche ai conquistatori. E' molto più facile pensare che alle città greche prima
o poi sarebbe toccato il destino di Mileto lasciando così il destino
della cultura europea, come oggi la intendiamo, interamente nelle mani della Magna Grecia ossia
delle colonie greche in Italia.
Copyright © 2004-2009 arsbellica.it. |