Ars Bellica

Battaglie In Sintesi

Battaglia di Panipat

21 aprile 1526

Gli avversari

Babur (pers. «tigre») Soprannome di Zahir al-Din Muhammad (Andijan 1483-Agra 1530), fondatore dell'impero Moghul in India.

Di stirpe turca, discendente di Tamerlano, Babur creò un proprio dominio in Afghanistan (1504, conquista di Kabul) allargandolo poi all'India nordoccidentale, la cui conquista ultimò nel 1529. Alle sue capacità straordinarie di capo militare, Babur unì peculiari doti letterarie, testimoniate dalla sua autobiografia, il Babur-nama («libro di Babur»).


Ibrahim Lodi (... - 21 aprile 1526)

Fu uno dei regnanti della dinastia Lodi che divenne l'ultimo Sultano del Sultanato di Delhi in India. Egli era afgano (e più esattamente della tribù Ghilzai del popolo Pashtun) e regnò su gran parte del nord dell'India dal 1517 al 1526, quando venne sconfitto dall'esercito di Babur. Lodi salì al trono dopo la morte di suo padre, Sikandar Lodi, ma non possedeva le capacità di governo del padre. Dovette affrontare una serie di ribellioni. Il sovrano del Mewar, Rana Sanga, estese il suo impero fino all'occidentale Uttar Pradesh e minacciò di attaccare Agra. Si ebbero anche delle rivolte in Oriente. Lodi si mise contro anche la nobiltà quando sostituì i comandanti anziani con altri più giovani che erano a lui fedeli. Era temuto e detestato dai suoi sudditi e la nobiltà afgana decise di invitare Babur ad invadere l'India. Ibrahim morì nella prima Battaglia di Panipat, dove l'artiglieria di Babur e la diserzione dei suoi soldati lo portarono alla sconfitta, nonostante il numero preponderante di effettivi del suo esercito.

Le battaglie di Panipat

Le battaglie di Panipat non furono eventi occasionali, ma si trattò di punti cardine di alcune campagne condotte da esponenti della dinastia Moghul a Panipat, località strategica (oggi nello Stato federato di Haryana, India settentrionale), in quanto porta di accesso a Delhi sulla strada del Nord-Ovest. Nella prima (21 aprile 1526) Babur, fondatore della dinastia Moghul, sconfisse e uccise il sultano di Delhi Ibrahim Lodi, ponendo così fine all'era sultanale. Nella seconda (5 novembre 1556) il mughal Akbar, nel tentativo di riconquistare il trono di Delhi, ebbe la meglio sul potente esercito di Himu, generale del re afghano Adil Shah Sur. Nella terza (14 gennaio 1761) i Mughal, minacciati dall'afghano Ahmad Khan Abdali alleatosi con il nawab dell'Awadh Shuja-ud-daula, chiamarono in propria difesa il generale maratha Sadasiva Rao Bao, il quale venne pesantemente sconfitto e perse la vita; la Confederazione maratha subì un duro colpo che le impedì di fatto di prendere il posto dell'ormai indebolito impero Moghul come potenza egemone nel subcontinente indiano, mentre Ahmad Khan fu presto costretto al rientro in patria.

La genesi

L'invasione dell'India settentrionale a opera di Babur, negli anni Venti del XVI secolo, va ricercata nel suo antenato Timur lo Zoppo, meglio conosciuto nella storia come Tamerlano. Nella sua distruttiva carriera, Timur aveva devastato ogni possibile terra, dal Mar Nero all'India, da lui saccheggiata nel 1398, lasciando ben poco che somigliasse a un impero, dal momento che le sue azioni erano rivolte a compiere razzie, piuttosto che conquiste durature, basti pensare che in seguito alla conquista di Delhi, Timur, per punire chi gli aveva opposto strenua resistenza, in ognuno dei quattro angoli della città, fece erigere una piramide di teste umane distinte in: donne, uomini, vecchi e bambini. Perciò, ogni rivendicazione da parte degli eredi sulle terre di Timur era piuttosto inconsistente. Un secolo dopo la sua morte, Babur tentò di affermare il proprio diritto di governare da Samarcanda, la leggendaria capitale di Timur. Il padre di Babur era turco e la madre mongola, e il suo popolo veniva chiamato Moghul, dalla parola araba che significa proprio mongolo. Babur riuscì a impadronirsi del trono due volte, ma non poté conservarlo, premuto com'era dai potenti Usbechi a nord. Dopo un terzo tentativo di prendere il potere a Samarcanda, nel 1512, si accontentò di stabilire la capitale a Kabul, nell'odierno Afghanistan. Le sue ambizione erano assai più ampie, e seguendo la scia dell'avo, per soddisfare la sua brama di potere, rivolse l'attenzione a sud-est, verso l'India. Nel 1519, Babur effettuò la prima sortita nella regione dell'India nord-occidentale chiamata Punjab, al confine con l'Afghanistan; si trattò di una semplice incursione, che, tuttavia, stimolò il suo appetito. Il sogno di Babur di rivendicare le conquiste indiane di Timur ricevette qualche appoggio locale nel 1524, grazie ai contrasti all'interno della famiglia regnante sul trono di Delhi. Il sultano Ibrahim Lodi governava la regione dell'India settentrionale chiamata Indostan, comprendente i territori dal passo di Khyber a ovest, al delta del Gange a est, con l'Himalaya come confine settentrionale e le montagne del Deccan, nell'India centrale, lungo la frontiera meridionale. Ibrahim era minacciato da vari parenti, ma fu suo zio, Alam Khan Ala-al-din, il primo a mettersi in contatto con Babur, recandosi a Kabul in cerca di appoggio militare per impadronirsi del trono. Poco dopo, anche Daulat Khan, nipote di Alam Khan e governatore del Punjab, andò a Kabul a chiedere aiuto per lo stesso motivo. Nel 1524, Babur guidò un esercito in Punjab, in apparenza per sostenere l'uno o l'altro dei due postulanti, ma in realtà, probabilmente, per vedere cosa sarebbe accaduto. Le sue truppe si impadronirono della città di Lahore, capitale del Punjab, dove egli lasciò una guarnigione di stanza; quindi, tornò a Kabul per trascorrere l'inverno, reclutare altre forze e occuparsi della disputa con gli Usbechi sul confine settentrionale. Durante l'inverno, Daulat Khan e suo nipote Ghazi Khan organizzarono un loro esercito per cacciare i Moghul; poiché ciò metteva in pericolo le ambizioni di Alam Khan, questi si recò nuovamente a Kabul per raggiungere un nuovo accordo con Babur: sventare la minaccia di Daulat e Ghazi, e poi destituire Ibrahim a Delhi. In cambio dell'aiuto, avrebbe garantito a Babur il controllo del Punjab. Tornato a Lahore, tuttavia, Alam propose un'alleanza a Daulat e Ghazi, anche se non è chiaro chi di loro sarebbe successo a Ibrahim sul trono di Delhi. Nel novembre del 1525, mentre organizzava la sua spedizione definitiva, Babur venne informato della doppiezza di Alam, pur non sapendo se si trattasse semplicemente di uno stratagemma per neutralizzare Daulat. Perciò, egli marciò con le sue truppe nel Punjab, certo di avere davanti il pericolo, ma sicuro che potesse provenire soltanto da due direzioni: da Ibrahim a Delhi e da una nuova fonte, i principi indù di Rajputana, a sud del Punjab, i quali vedevano l'occasione di deporre un re musulmano dal trono di Delhi e, forse, di respingere un'incursione islamica dall'Afghanistan. L'accordo di Alam con Daulat non era una mossa astuta: egli affidò a Daulat i- Ghazi la difesa delle frontiere del Punjab, mentre da parte sua tentava di conquistare Delhi. Il tentativo fallì, e Alam si ritirò tra i monti della sua patria; ila qui, si sottrasse all'avanzata di Babur e andò a ricongiungersi con Ghazi. Nel frattempo, anche Ghazi e Daulat si stavano ritirando davanti a Babur, timorosi di sperimentarne la forza. Babur riuscì a raggiungere la sua guarnigione a Lahore all'inizio di gennaio 1526. Venne informato che Daulat stava raccogliendo un esercito di 40.000 uomini e si era messo alla cintura due spade, simbolo di lotta all'ultimo sangue. Invece, le sue truppe si dispersero senza combattere e Daulat si trovò alla mercé di Babur. Ghazi fuggì sulle montagne, e di lui non si seppe più nulla. Anche Alam Khan si arrese, affidandosi alla misericordia del vincitore, il quale non gliela negò, comprendendo che proteggere un capo locale ed ex nemico gli avrebbe spianato la strada con i principi della zona. Con il Punjab ormai inoffensivo, Babur si diresse con il suo esercito verso Delhi.

La battaglia

Babur si tenne sulle alture ai piedi dell'Himalaya fino a quando raggiunse Panipat, circa 145 chilometri a nord di Delhi. Servendosi della città come punto d'appoggio per il suo fianco destro, stabilì una posizione difensiva che richiamava alla mente la tattica turca nelle battaglie in Anatolia: batté la campagna in cerca di carri e, dopo averne raccolti circa 700, li dispose secondo una linea, collegandoli l'uno all'altro con corde di cuoio e disponendo dietro di essi truppe armate di fucili a miccia. Ogni tanto, tra i carri vi era un passaggio per permettere cariche della cavalleria; altre aperture consentivano l'uso dell'artiglieria, che Babur aveva adottato dopo averne visti gli effetti in precedenti battaglie della sua carriera. Data la frequenza dei varchi, la posizione non presentava un fronte solido; è probabile che ciò rispondesse all'intento di farla sembrare vulnerabile e renderla così più allettante per un attacco. All'estrema sinistra, fece disporre degli alberi abbattuti lungo un dirupo per proteggere il fianco da un accerchiamento. Anche se in condizioni di inferiorità numerica, egli possedeva armi da fuoco, che il nemico non aveva. L'esercito di Babur era formato probabilmente da 8-10.000 Moghul e 5000 uomini inviati da principi locali alleati. Il sultano Ibrahim non aveva alcuna fretta di affrontare le truppe di Babur. Le sue forze marciarono con comodo da Delhi a Panipat, dove giunsero il 12 aprile 1526. Le spie di Babur riferirono che il nemico avanzava con 100.000 uomini e almeno 1000 elefanti: probabilmente, la prima cifra comprendeva anche civili al seguito dell'esercito, per cui il numero dei combattenti doveva essere compreso fra 30.000 e 40.000. Babur cercò di provocare un attacco contro la posizione che aveva predisposto, ma Ibrahim non se ne diede per inteso. Azioni di cavalleria leggera e lanci di frecce non riuscirono a far muovere il sultano, e Babur cominciò a preoccuparsi; i suoi uomini erano a disagio, così lontani dalla patria e su un terreno assai più pianeggiante di quello a cui erano abituati. Più il combattimento veniva rimandato, più molti Afghani diventavano inquieti. Le forze di Babur erano troppo esigue per lanciare un attacco, ma ritirarsi tra le alture avrebbe significato abbandonare una posizione difensiva d'importanza cruciale. Dopo quasi una settimana d'inattività, Babur si fece più audace e, nella notte del 19 aprile, mandò all'attacco una parte dei Moghul e delle truppe ausiliarie alleate, circa 5000 uomini in tutto. Fu un'azione mal preparata, con i reparti che persero la strada nelle tenebre e non riuscirono a coordinare alcuna manovra; quando sorse l'alba del 20 aprile, gli attaccanti si trovarono disorganizzati ed esposti proprio davanti alle linee nemiche. Temendo un assalto di grandi proporzioni, Ibrahim schierò le truppe, fatto che costrinse il gruppo di incursori a ritirarsi, incontrando scarsa opposizione. Il fallimento di quest'azione sembrò incoraggiare Ibrahim: all'alba del 21 aprile, gli esploratori di Babur riferirono che il nemico stava avanzando attraverso Io spazio aperto della pianura, ed egli mise gli uomini in formazione; il suo piano prevedeva l'uso della potenza di fuoco al centro dello schieramento per trattenere l'esercito di Ibrahim, ma la cadenza di sparo dei fucili a miccia e dei cannoni era così bassa che, pur infliggendo notevoli danni, non fu possibile mantenere un fuoco nutrito. Babur sperò che questa volta la cosa incoraggiasse gli avversari ad attaccare frontalmente. Anche se, a quanto si dice, l'esercito di Ibrahim disponeva di 1000 elefanti, gli animali non svolsero alcun ruolo nella battaglia: probabilmente, gli spari dell'artiglieria furono sufficienti a spaventarli. Le truppe indostane si schierarono nella tradizionale formazione asiatica: tre divisioni affiancate, con un'avanguardia disposta centralmente. Non volendo aggirare o attraversare Panipat, Ibrahim diresse l'attacco verso il fianco destro moghul, dove questo si ingiungeva alla città.

Nel tentativo di aggirare il nemico sulla sua destra, gli attaccanti cominciarono a muoversi secondo una formazione a scacchiera, sovvertendo la loro normale linea di marcia e costringendo i soldati a spostarsi in uno spazio minore di quello a cui erano abituati: ciò fece esitare proprio nel momento decisivo le truppe di testa, incerte se prendere d'assalto l'estremità della fila di carri o attendere di serrare i ranghi. Fu allora che Babur colpì. Le sue forze orano schierate in formazione speculare rispetto a quelle di Ibrahim, con leggere differenze: il contingente di centro era diviso in due metà, e alle ali si trovavano anche due piccoli reparti di cavalleria; inoltre, egli aveva un terzo reparto di cavalleria di riserva. Tutti i suoi uomini erano disposti dietro la fila dei carri. Quando l'attacco di Ibrahim esitò davanti al suo fianco destro, Babur mandò in appoggio la metà destra del centro, dopo di che ordinò alle ali di cavalcare intorno ai fianchi nemici e colpire la retroguardia, mettendo così in atto lo stratagemma che aveva ideato sin dall'inizio. Quando le truppe sulla sinistra di Ibrahim si spinsero in avanti contro quelle esitanti dell'avanguardia, la pressione fu tale da impedire loro qualsiasi movimento, trasformandole in un ampio bersaglio per le pallottole e le frecce moghul. Percependo negli attaccanti un panico crescente, Babur fece avanzare la metà sinistra del centro attraverso le aperture lasciate nella linea dei carri. Stretti da tre lati, i soldati di Ibrahim non poterono fare altro che resistere e morire sul posto. Per mezzogiorno, riuscirono finalmente a liberarsi dalla massa e a fuggire, lasciandosi dietro 15-20.000 morti, compreso il loro comandante.

Le conseguenze

Babur mandò la cavalleria all'inseguimento del nemico in fuga, e parecchi principi furono presi prigionieri. Tutti i conducenti di elefanti di Ibrahim si presentarono da Babur, giurando fedeltà e offrendo l'opera dei loro animali. Babur inviò suo figlio, il principe Humayun, con un reparto di cavalleria leggera ad Agra per impadronirsi del tesoro di Ibrahim e custodirlo fino al suo arrivo, mentre egli stesso si recava a Delhi, dove, il 27 aprile, salì al trono, proclamando l'inizio della dinastia Moghul. Rimase nella città fino al venerdì seguente per ascoltare il suo nome menzionato nelle preghiere pubbliche, il tradizionale tributo al sovrano in carica, dopo di che raggiunse il figlio ad Agra. Una volta arrivato, Humayun lo presentò alla famiglia del principe di Gwalior, 80 chilometri a sud di Agra. La famiglia si era rifugiata nel forte di questa città mentre il padre combatteva insieme a Ibrahim; Humayun l'aveva trattata con tutto il dovuto rispetto, ricevendo in cambio un enorme diamante: molti ritengono che si trattasse del celebre Koh-i-Noor, che oggi fa parte dei gioielli della Corona inglese. Molti dei vittoriosi soldati di Babur erano impazienti di tornare a casa in Afghanistan per sfuggire al caldo dell'estate indiana in arrivo, ma egli rivolse loro un discorso stimolante che li convinse a restare; infatti, Babur non rivide più Kabul. I suoi nuovi vicini erano pronti a sfidare l'autorità della dinastia appena fondata, e, nel marzo del 1527, gli eserciti del Rajputana cercarono di occupare le terre di Ibrahim. Il 16 marzo, con meno di 20.000 uomini Babur sconfisse a Khanua forze Rajput cinque volte superiori comandate da Rana Sanga. Una volta assicurata la frontiera sud-occidentale, Babur marciò ancora più a est, conquistando territori fino al Bengala, che occupò nel 1529. Tornò quindi ad Agra, da cui inviò i suoi luogotenenti a sottomettere varie regioni del suo nuovo dominio e a reprimere alcune rivolte locali. Inoltre, procedette ad abbellire Agra con parchi, fontane e palazzi, e a restaurare vecchi forti ed edifici pubblici. Babur morì il 26 dicembre 1530. Durante tutta la sua esistenza da adulto, aveva tenuto una cronaca delle proprie attività, accennando spesso al forte consumo di alcool e majoud, una specie di allucinogeno (probabilmente hashish): nelle sue memorie, racconta di essere continuamente afflitto da accessi di tosse e di sputare sangue; a quanto pare, quindi, la dura vita militare e i momenti di riposo cospirarono entrambi contro di lui: non aveva che 45 anni. A Babur successe Humayun, il quale, per un certo periodo, diede l'impressione di essere un governante capace: estese alquanto il suo regno, ma venne sfidato e sconfitto dalle forze dell'India orientale guidate da Sher Khan. Sembrava che la dinastia Moghul fosse finita dopo soltanto due generazioni, ma il figlio di Humayun, Akbar, riscattò il nome di famiglia: combattendo a Panipat nel novembre 1556, sconfisse Hemu, il generale che aveva preso il posto di Sher Khan, riaffermando nello stesso tempo saldamente la dinastia. Akbar si dimostrò uno dei migliori re di tutta la storia indiana, forte in battaglia e saggio nel governare. Per merito suo, i due terzi della parte settentrionale del subcontinente indiano vennero riuniti sotto un'unica, ottima amministrazione. Suo nipote Shah Jahan valorizzò ulteriormente la storia e la cultura indiana con la costruzione del Taj Mahal. L'ultimo dei validi capi Moghul fu Auran-gazeb, che ebbe la sventura di governare quando gli inglesi cominciarono a interessarsi seriamente all'India, verso la metà del XVIII secolo.

I Timuridi

S'indicano con questo nome i discendenti del mongolo Timur, noto in Occidente sotto la forma Tamerlano, che nella seconda metà del sec. XIV aveva formato un impero con centro a Samarcanda, estendentesi dalla Transoxiana e Persia orientale sino alla Mesopotamia. Morto Timur nell'807 eg., 1405 d. C., gli succede nella parte orientale dell'impero il figlio Miranshah, in quella orientale l'altro figlio Shah-Rukh, che, dapprima ristretto al dominio del Khorasan, seppe a poco a poco riallargare i suoi territori, ricuperando a Est la Transoxiana, a Ovest conglobando ben presto i domini stessi di Miranshah, e così unificare sotto il suo regno quasi intera la conquista di Tamerlano (eccettuate la Siria e il Khuzistan). Il lungo regno di Shah-Rukh segna l'apogeo della potenza politica e dello splendore culturale di questi epigoni di Timur. Alla sua morte (850/1447), e sotto i suoi immediati successori Ulugh Beg (850-852/1447-1449), Abd al-Latif (853-854/1447-145). Abd Allah (854-855/1450-1452), Abu Said (855-872/1452-1467), il nucleo orientale dell'impero timuride, a cui questi dinasti furono di nuovo confinati, continuò a esser sede di una brillante civiltà materiale e fioritura artistica (Samarcanda e Herat divennero centri d'arte, di poesia e di commercio di primissimo ordine), ma la solidità politica dello stato si logora nelle rivalità e lotte interne, e nelle guerre a occidente con gli Aq-Qoyunlu, in cui cadde ucciso lo stesso valoroso sultano Abu Said. L'ultimo decennio del sec. XV segna il crollo dei Timuridi di Persia: il loro regno si dissolve col riformarsi dell'unità persiana sotto Ismail il Safawide e con la conquista della Transoxiana, centro della dinastia, da parte degli Uzbeki Shaibanidi. Il timuride Babur, rifugiatosi in India dinnanzi alla perdita del retaggio avito, vi restaurava le fortune della famiglia, fondandovi il grande impero dei Moghul.



Bibliografia:
"The Babur-Nama in English: Memoirs of Babur", Babur, London, Luzac & Co., 1921
"The Great Moghuls", Bamber Gascoigne, New York, Harper & Row, 1971
"Babur the Tiger", Harold Lamb, Garden City, NY, Doubleday 1961
"Medieval India under the Mohammeddan Rule", Stanley Lane-Poole, New York, Krause Reprint, 1970
"An Empire Builder of the Sixteenth century", L.F. Rushbrook Williams, Delhi, S.Chand & Co., 1916