Ars Bellica

Battaglie In Sintesi

Assedio di Arles

507-508

Gli avversari

CLODOVEO, re dei Franchi

Pare nascesse nel 466; e già nel 481, alla morte del padre Childerico, divenne re di uno dei regni dei Franchi Salî, con centro a Tournai, limitato ad occidente dai dominî del romano Siagrio. E contro questo, Clodoveo mosse nel 486, aiutato da un altro re franco, con sede a Cambrai, mettendo fine all'ultimo residuo di uno stato romano. Tolto di mezzo questo ostacolo, premuto alle spalle dagli altri Franchi e da altri popoli germanici, si estese metodicamente e continuamente per circa dieci anni, lungo la Senna e la Loira. Non fu una conquista violenta, né a quanto pare, avvennero spogliazioni e distribuzioni di terre: i Franchi non erano molti, avanzavano a poco a poco e le terre tolte al fisco erano sufficienti per i loro bisogni. La storia di questo periodo è peraltro molto oscura e confusa. Episodî drammatici sono riferiti specialmente dagli scrittori ecclesiastici, come gli assedî di Vantes e di Parigi, dove si sarebbe segnalata nel soccorso e nella pietà Genoveffa, la futura santa patrona di Parigi. Nel 493 Clodoveo prese in sposa Clotilde, nipote del re borgognone Gondebado, la quale era cattolica. Indubbiamente questa regina esercitò una notevole influenza sul re; ma è probabile che già da prima Clodoveo fosse ben disposto verso il cattolicesimo; anzi il matrimonio stesso fu forse favorito da questi suoi sentimenti. È da ritenere che C. abbia ben presto intuito la forza dell'elemento cattolico, che abbia quindi voluto valersene ai suoi fini. Certo è ad ogni modo, che quando Clodoveo, assaliti gli Alamanni, riportò su di loro la vittoria decisiva di Tolbiaco (496), egli passò pubblicamente al cattolicesimo, per mezzo di Remigio vescovo di Reims, e fu imitato dalla sorella Audofleda e da 3000 dei suoi. L'atto di Clodoveo metteva le basi di un'intesa duratura tra i Franchi e i Gallo-romani, donde una forza intrinseca al regno che mancò totalmente in tutti gli altri stati romano-germanici. La forza di attrazione fu infatti così grande, che non solo Avito, un vescoivo cattolico in terra borgognona (cioè ariana), rivolge una calda lettera a Clodoveo, ma, fatto ancor più significativo, a lui si rivolgono e da lui vogliono dipendere i Gallo-romani del Sud, soggetti agli ariani Visigoti. Dopo varie spedizioni dirette a limitare la potenza del regno borgognone e ad intervenire nelle contese dei varî re di quello stato, l'impresa militare più notevole di Clodoveo fu la cacciata dei Visigoti dall'Aquitania (506-510). Le fonti ecclesiastiche ci mostrano i progressi di Clodoveo quasi come un trionfo e ritengono Clodoveo addirittura guidato da Dio; al che certo contribuì il fatto che dovunque i cattolici, stanchi delle persecuzioni ariane, facilitavano l'azione al re franco; il quale nella celebre vittoria di Vouillé (507) schiacciò il re Alarico II, e l'uccise di sua mano. Più ancora avrebbe fatto se non fosse stato trattenuto da Teodorico, re degli Ostrogoti, il quale, oltre a essere imparentato con l'uno e l'altro re (egli aveva sposato Audofleda sorella di Clodoveo, e aveva dato in moglie ad Alarico la figlia Teodogota), mirava a stabilire una specie di preminenza sui varî stati barbarici. Due spedizioni gote si ebbero nel 509 e nel 510: infine nel 510 si ebbe la pace che riconosceva agli Ostrogoti la Provenza e Narbona: mentre il resto, con l'antica capitale visigotica, Tolosa, restava ai Franchi. L'anno dopo Clodoveo moriva a Parigi, dove aveva trasferito la sua sede; ma aveva fatto in tempo ad assoggettare una gran parte dei regni franchi che gli stavano alle spalle e ai fianchi.


Ibba fu militare ostrogoto che servì il regno di Teodorico il Grande(493-526) in Italia

Ibba fu inviato da Teodorico in aiuto dei Visigoti, che erano stati sconfitti dai Franchi alla battaglia di Vouillé e privati del loro re Alarico, ucciso nello stesso combattimento contro Clodoveo(507). Nell'anno 508, entrò in Provenza alla testa di un esercito e si distinse contro le truppe dello stesso re franco, che cercava di estendere il suo dominio verso la costa mediterranea con la collaborazione dei Burgundi di re Gundebaldo. Grazie ad una serie di intense schermaglie, Ibba tolse l'assedio a cui i Franchi e i Burgundi avevano sottoposto Arles, e prese Nimes e Narbonne nel 509, mentre i rinforzi ostrogoti guidati dal duca Mammo devastarono Orange e Valence e respinsero i Burgundi a nord. Infine, nel 510, Ibba liberò Carcassonne. Secondo lo storico contemporaneo Giordane, probabilmente poco obiettivo per le sue origini gotiche, le campagne di Ibba portarono alla morte di 30.000 guerrieri franchi. Avendo così salvato il regno visigoto dalla scomparsa, Ibba si ribellò a un figlio illegittimo del re Alarico, Gesalico, che i resti dell'esercito visigoto avevano acclamato come proprio monarca. Deposto dagli Ostrogoti, Gesalico dovette rifugiarsi alla corte del re vandalo Trasamundo a Cartagine, prima di organizzare un'invasione della Spagna dalla Gallia per reclamare il suo trono. Entrato attraverso la Tarraconense, Gesalico fu sconfitto dalle schiere di Ibba nella battaglia di Barcellona, dopo di che fuggì a nord attraverso la Narbonense cercando l'appoggio dei Burgundi, ma fu catturato e ucciso mentre attraversava il fiume Durance, probabilmente da soldati ostrogoti (512). Ibba era stato l'artefice dell'incoronazione nel 511 del giovane principe Amalarico, di circa cinque anni, quale re visigoto sotto tutela Ostrogota, ottenendo che fino al 526, Ostrogoti e Visigoti furono nuovamente uniti sotto l'effettivo comando di un unico sovrano: Teodorico. Secondo il filologo britannico Henry Bradley, Ibba era cattolico e non ariano come la maggior parte dei goti di quel tempo.

La genesi

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e la presa di Arles nel 476 da parte di Eurico, la città gallo-romana passò sotto il controllo del re visigoto che applicò alla città gallo-romana la legge in vigore per i guerrieri germanici: cioè la cessione delle terre ai combattenti. L'organizzazione amministrativa e militare venne assicurata da un duca, ma ad Arles si mantennero le tradizioni culturali dell'Antichità e nonostante la religione ariana dei Visigoti, il clero cattolico della città non fu affatto preoccupato, anche se il nuovo il vescovo Césaire, sospettato di simpatie borgognone, dovette difendersi nel 505 a Bordeaux davanti al cospetto del re Alarico. Sembra che lo stesso comportamento fosse a riguardo della colonia ebraica già ben radicata in città; in fin dei conti i Visigoti, come gli Ostrogoti e la popolazione gallo-romana della città, si consideravano ancora parte dell'Impero Romano. Inoltre, alla morte del re Eurico nel 484, fu l'imperatore d'Oriente Zénone a confermare a suo figlio Alarico II il possesso delle terre provenzali. Così, agli inizi del VI secolo, Arles era di nuovo una grande città, molto ben difesa, con un forte presidio e dotata anche di un mura fortificate. Città portuale, commerciale e fiscale, nonchè sede di una società complessa sia politicamente che religiosamente, questa ricca città attirò l'avidità dei suoi vicini, in particolare i Burgundi, il cui regno arrivava da nord fino alla Durance, ossia a meno di 50 chilometri dalla città. Per lo storico Édouard Baratier, la città di Arles sarebbe stata presa dal re borgognone, Gondebaud, al più tardi nel 499 o forse dalla morte di Eurico fino alla fine del 484, e sarebbe stata ripresa dai Visigoti solo intorno al 500 in occasione del conflitto tra Franchi e Burgundi. Tuttavia, Justin Favrod, senza riportare specifiche dominazioni burgunde, riferisce che nella primavera del 500, quando Gondebaud chiese assistenza ad Alarico, la città era già sotto il controllo visigoto. Dopo i Burgundi, anche i Franchi, riconciliati con Gondebaud, a loro volta, tentarono di accedere al mare. Nella primavera del 501 o 502, i franchi fecero un primo tentativo per occupare la città. Questa spedizione è guidata dal figlio di Clodoveo, Teodorico I (Merovingi), dopo aver riportato una vittoria a Nîmes è sconfitto vicino ad Arles, poi nella piana di Bellegarde poco prima della morte del vescovo di Arles d'origine borgognona Éon. La sconfitta dei Franchi e dei Burgundi si riflette nelle volontà del Vescovo di Arles, il quale "avendo ricevuto la promessa che i suoi desideri si sarebbero realizzati, destinando tutti i suoi beni alla redenzione dei prigionieri" Tra il 506 e il 507, Teodorico il Grande preoccupato per la situazione in Gallia con i franchi in progressione verso sud(cosa che minacciava il Regno Ostrogoto in Italia) cercò di conciliare Franchi e Visigoti. Credette di esserci riuscito quando, con la battaglia di Vouillé e la morte del re visigoto Alarico, offrì ai franchi e ai loro alleati burgundi la tanto temuta opportunità di conquistare gran parte del sud: con il potere visigoto in piena decadenza e l'esercito ostrogoto momentaneamente incapace di intervenire in Gallia, per la coalizione burgunda la conquista della Provenza sembrava ampiamente alla portata.

La battaglia

I franchi e i loro alleati Burgundi, approfittarono quindi della disfatta visigota: tutta l'Aquitania passò nelle mani di Clodoveo, mentre i Burgundi, dopo aver attraversato la Durance e poi il Rodano, invasero la Septimania. Poi, come nel 501-502, i due popoli puntarono alla città di Arles congiunzione per il commercio tra Nord Europa e Mediterraneo. Probabilmente dall'autunno 507, di ritorno dalla campagna di Settimania, la città venne assediata da un esercito alleato costituito dalle truppe burgunde rinforzate da una parte di franchi. Non sappiamo se lo stesso Clodoveo partecipò a questa spedizione; Grégoire de Tours non ne fa menzione, così come ignora questo particolare, salvo un'allusione a una spedizione franca ai confini del regno borgognone. Ma se così fosse, la presenza di Clodoveo sulle rive del Rodano non sarebbe potuta avvenire fino all'inizio del 508, al momento del trasferimento del tesoro visigoto da Tolosa a Bordeaux, poco prima dell'arrivo del re franco a Tours. La città dove convivevano in armonia pagani, ebrei, cristiani cattolici e ariani, vide la sua fragile armonia sociale in crisi in quel momento come evidenziato dall'episodio del "tradimento" del vescovo di Arles Césaire. Dopo mesi di assedio, mentre gli assedianti erano sul punto di vincere, la diserzione di un giovane imparentato con il vescovo Césaire, e ritenuto suo diretto emissario, attirò su quest'ultimo i sospetti di tradimento. Va detto che il prelato era di origine burgunda come gli assalitori. Arrestato in casa sua, il vescovo fu costretto a salire su un'imbarcazione che durante la notte tentò di raggiungere la fortezza di Ugernum(Beaucaire) a Nord. Ma il controllo delle rive da parte del nemico impediva ogni sbarco e i Visigoti lo riportarono prigioniero a casa sua. Vi rimase per qualche tempo, fino al tempestivo ritrovamento di un biglietto che un ebreo aveva lanciato contro gli aggressori, «offrendosi di introdurli attraverso un luogo dove i suoi correligionari sono di guardia, a condizione che lui e i suoi fossero risparmiati nel sacco della città". Grazie a questa "prova", il vescovo venne immediatamente rilasciato. I Visigoti non si erano fatti ingannare dal trucco, ma in una città assediata dove l'aiuto di tutti contava, il peso numerico del popolo cristiano rispetto a quello della popolazione ebraica era certamente fu motivo determinante per la liberazione del vescovo. L'assedio, iniziato alla fine del 507, continuò per molti mesi. La capacità di resistenza della città risiedeva principalmente nella forza numerica della sua guarnigione e, come sottolinea Teodorico, nella lealtà coraggiosa dei suoi abitanti. Gli Arlésien resistettero così fino alla fine dell'estate del 508, in attesa dei rinforzi ostrogoti. Ma fu solo dal 24 giugno 508 che le truppe di Teodorico lasciarono le loro guarnigioni e marciarono verso la Gallia. Secondo Arthur Malnory, questo esercito era comandato dal principe Ibba. Arrivati ??probabilmente già in agosto, o secondo William E. Klingshirn in autunno, nella regione di Arles, i rinforzi ostrogoti attaccarono dalla sponda nord sinistra del Rodano(zona di Trébon), le forze franche e burgunde. Una vigorosa azione di Tuluin, generale di Ibbas, respinse gli attaccanti sulla riva destra e consenti il controllo del ponte, quello di Costantino, che collega la città all'isola della Camargue. Questo ponte si trova a nord della città, in fondo ai bastioni. Le truppe franche e burgunde tolsero l'assedio venedo quindi inseguite dagli Ostrogoti, e nella loro ritirata, avrebbero subito ulteriori sconfitte con delle perdite che secondo William E. Klingshirn si aggiravano attorno ai 30.000 uomini. Gli Ostrogoti, entrando in città, riportano una "immensa quantità" di prigionieri che ingombrarono le basiliche e perfino la casa vescovile. Si dice che lo stesso vescovo come il suo predecessore Eone nel 501 o 502, fece fondere le argenterie della chiesa per salvare i prigionieri

Le conseguenze

Sin dall'inizio dell'assedio, il territorio di Arles era stato completamente saccheggiato, così come la costruzione di un monastero destinato alla sorella del vescovo Césarie. Questo edificio, situato fuori le mura di Arles, probabilmente a sud-est della città nei pressi degli Alyscamps, fu uno dei primi luoghi "visitati dalla furia degli assedianti", che non lasciava nulla in piedi. Tra le altre conseguenze, la più drammatica fu la carestia che ne seguì. Certo, alla fine dell'estate del 507, i cittadini di Arlés avevano sicuramente avuto il tempo di accumulare riserve con i raccolti appena terminati, ma dopo quasi un anno di assedio i viveri cominciavano a scarseggiare. Questa carenza fu aggravata, nel 508, dalla completa assenza di raccolti, il che spiega perché rifornire la città di viveri era una delle priorità del post-assedio. Cassiodoro cita l'assistenza data dal re Teodorico, ma altri autori riferiscono che fu il vescovo Césaire a portare le derrate in città provenienti dai re burgundi come ringraziamento per il salvataggio dei prigionieri L'intervento degli Ostrogoti in Provenza e Settimania respinse Franchi e Burgundi e la presenza degli eserciti ostrogoti, in appoggio ai Visigoti, scoraggerà ogni nuova inclinazione alle invasioni. Con Franchi e Burgundi respinti, il sud della Francia, sotto questa nuova tutela, beneficerà così di un periodo di tranquillità fino alla metà degli anni 530: era la Pax ostrogothica. Dopo la liberazione della città, Teodorico finanzia il restauro dei bastioni e prende la città sotto la sua protezione. Per il fondatore della monarchia ostrogota, il suo regno era un'estensione dell'Impero e gli abitanti di Arles dovevano considerarsi, non come un popolo conquistato, ma come liberato. Il re Ostrogoto approfitta così della nuova situazione politica che emergeva in Gallia dopo la battaglia di Vouillé per impadronirsi della Provenza al fine di proteggere l'Italia dall'ambizione franca. Non appena la città fu liberata, fece di Arles un luogo di potere nominando un vicario dei Galli ( vicarius Galliarum ) conosciuto come Gemellus. Arles divenne il punto di partenza, prima per riconquistare le province mediterranee recentemente invase dai Burgundi, poi per riorganizzarle. Si creò un grande regno visigo-ostrogoto che comprendeva Spagna, Gallia meridionale e Italia in cui la Provenza costituiva un territorio strategico per il controllo di questi vasti spazi. Infine per quanto riguarda la vicenda del più o meno provato tradimento dell'arcivescovo vide il vescovo riuscire a giustificarsi davanti allo stesso Teodorico a Ravenna nel 513. Probabilmente quest'ultimo, per ragioni politiche, non volle fare del prelato di Arles un martire e ravvivare i conflitti tra ariani e cattolici; così Cesaire si recò a Roma dove ricevette da papa Simmaco il diritto di portare il pallio, e l'anno successivo, nel giugno 514, divenne "vicario apostolico in Gallia e in Spagna". L'arcivescovado di Arles così, come nel secolo precedente, ascendeva di nuovo al rango di primato in Gallia.