Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

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Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda Marco » 11/02/2010, 12:27

Il 7 aprile 1945 la corazzata Yamato affonda a seguito di una missione suicida. Mitsuru Yoshida, ufficiale radar, è uno dei pochissimi a salvarsi. Questo è un condensato del suo racconto sull'affondamento tratto dagli atti dell'Istituto Navale degli Stati Uniti.


Il primo Aprile 1945, la supercorazzata Yamato della Marina Imperiale Giapponese, era ancorata nel porto militare di Kure in attesa di riparazioni e di revisione. La grossa nave di un grigio argenteo stava sul mare come un gigantesco scoglio che sovrastasse ogni cosa. Ero a bordo il più giovane ufficiale addetto al radar.
All’improvviso l'altoparlante della nave ruppe il silenzio dell'aria mattutina: Cominciare le operazioni di partenza alle 08.15; levare l'ancora alle 10.00.
Forze americane erano sbarcate a Okinawa! Le avremmo forse attaccate in quella che poteva essere la battaglia decisiva della zona del Pacifico?
Alle 10.00 precise la Yamato prese il mare. Al crepuscolo ci ancorammo fuori della spiaggia di Mitajiri, dove dovevano concentrarsi tutte le navi.
L’equipaggio fu adunato in coperta. Eravamo 3000 uomini sull'attenti con le uniformi kaki da combattimento, mentre il Comandante, Kosaku Ariga, ci rivolgeva brevi parole, in cui esprimeva il voto ardente che noi tutti avremmo fatto del nostro meglio. Poi il Comandante in seconda, Nomura, gridò: Che la Yamato, come il Kamikaze (il Vento Divino) sia all’altezza della sua fama.
La mattina dopo fu avvistato un R-29 americano. Sganciò una bomba di medie dimensioni, che non arrecò danni, ma ci tolse ogni speranza di segretezza.
Sentii dire dai nostri capi che l’attacco della Yamato doveva coordinarsi con gli attacchi di aerei kamikaze, diretti contro il nemico nella zona di Okinawa. La supremazia degli apparecchi da caccia americani contrattaccanti i nostri aerei suicidi, malagevoli e sovraccarichi di esplosivo, era stata schiacciante. Sorgeva perciò la necessità di stornare gli apparecchi nemici, per dar modo ai nostri kamikaze di operare in condizioni migliori. Questo esigeva un piano che attirasse il massimo numero di aerei, impegnandoli il più a lungo possibile.
La Yamato con le sue scorte, rappresentava l'esca migliore. In questo modo la nostra flotta, concentrando su di sé il nerbo delle forze aeree nemiche, lasciava via libera alle formazioni suicide d'infliggere enormi danni.
Se avessimo superato questa fase delle operazioni, avremmo dovuto avanzare in mezzo al nemico, distruggendo quanto più possibile.
A questo scopo la Yamato era carica di munizioni per ogni arma di bordo fino all'estremo limite: ma nei suoi serbatoi la riserva di combustibile non era sufficiente se non per il solo viaggio di andata fino a Okinawa. Era un vero suicidio, suggerito dalla disperazione.
Nel tardo pomeriggio del 5 aprile, l'altoparlante gracchiò : Pronti per la razione di sake ... Aprite la cambusa! I guardiamarina furono invitati a partecipare al brindisi finale. Ma quando l'ufficiale di rotta levò il suo bicchiere di sake, questo gli scivolò dalle dita tremanti infrangendosi sul ponte. Sguardi sprezzanti si concentrarono sul colpevole che chinava il capo vergognoso. Ognuno dei presenti sapeva che la morte avrebbe finito per colpirci, forse anche presto. E quando fosse giunto il momento, ognuno di noi doveva affrontarla con animo risoluto e lieto.
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Re: Come fu affondata la Yamato di Mitsuru Yoshida

Messaggioda Marco » 11/02/2010, 12:43

Nel pomeriggio seguente fu issata la bandiera di combattimento della Yamato. Ogni cosa a bordo, armi e materiale, era in perfetta efficienza. Alle 16.00 le ultime unità di quella che una volta era stata la poderosa flotta giapponese fecero rotta per Okinawa. La possente Yamato era scortata dall'incrociatore leggero Yahagi e da otto cacciatorpediniere.
Alle 18.00 fu ordinata l'assemblea e il Comandante in seconda lesse il solenne mònito rivoltoci dal Comandante in capo delle Forze Navali Riunite: Fate di questa operazione la svolta decisiva della guerra! Poi risonarono le note dell'inno nazionale, seguite da inni militari e infine da tre evviva a Sua Maestà Imperiale.
Sul ponte di comando era mio dovere di ricevere i rapporti delle vedette e trasmetterli al Comandante Ariga e ai suoi aiutanti. Alla mia sinistra avevo il Vice-ammiraglio Seiichi Ito, il Comandante di squadra; il Capo di Stato Maggiore Contrammiraglio Nobuei Morishita, stava alla mia destra. Provavo un senso di fierezza e di felicità.
All'alba del 7 aprile intercettammo dei messaggi nemici che specificavano esattamente rotta e velocità della nostra nave. Un minuto dopo l'altro la nostra posizione veniva precisata. Ben presto comparvero due ricognitori Martin. Presero a girare su di noi, mantenendosi fuori della portata dei nostri cannoni antiaerei e non ci lasciarono più.
Il nostro pasto di mezzogiorno fu semplice e sconfortante: riso e tè, nero e caldo, che bevemmo fino a gonfiarci lo stomaco.
Alle 12.20 il radar rivelò una formazione di aerei nemici. La tensione crebbe ed ogni vedetta vigilava nella direzione degli aerei che si avvicinavano. All'improvviso una grossa formazione sbucò fragorosamente dalle nubi e volò in larghi cerchi da sinistra a destra.

Più di 100 aerei! urlò l'ufficiale di rotta.

L'ordine del Comandante: Aprite il fuoco! fu seguito dallo schianto e dal crepitio di 24 cannoni antiaerei e di 150 mitragliatrici, cui si unirono le principali batterie dei cacciatorpediniere di scorta.
Un uomo accanto a me cadde fulminato da una scheggia di granata. Tra il frastuono assordante delle esplosioni sentii il tonfo del cranio che batteva contro la paratia e fiutai l'odore del sangue fresco nella cortina di fumo che si levava dal bombardamento.
Sulla nostra sinistra, il caccia Hamakaze era stato colpito e cominciava ad affondare. La poppa si levava alta nell'aria. In 30 secondi s'inabissò, lasciando soltanto un gran cerchio di schiuma bianca e vorticosa.
Si vedevano le tracce argentee dei siluri che convergevano silenziose su di noi da tutte le direzioni. Spinta alla massima velocità di 26 nodi, la nave avanzava in disperati zig-zag. Il rollio e la vibrazione erano terribili. Le bombe e le pallottole di mitragliatrice degli aerei piovevano fitte sul ponte.
Evitavamo i siluri uno dopo l'altro, spesso per un capello. Alle 12.45 fummo colpiti sul fianco sinistro, dopo di che due bombe ci colpirono a poppa. A questo punto la prima ondata di aerei attaccanti si ritirò.
Mi fu consegnato un ordine: Il locale radar di poppa è danneggiato. Ispezionare immediatamente.
Mi precipitai nella nuvola di fumo verso poppa. Nonostante le pesanti paratie di acciaio, il locale radar era stato spaccato in due e la metà superiore era saltata in aria. Intorno resti sparpagliati: tutto quanto rimaneva di otto esseri umani! Mi sarei trovato lì con loro se non fossi stato di turno sul ponte di comando.
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Re: Come fu affondata la Yamato di Mitsuru Yoshida

Messaggioda Marco » 11/02/2010, 12:58

Un fragore assordante si avvicinava sempre più. Alzai il capo e vidi sopraggiungere la seconda ondata di aerei nemici. Pensai: “Non è qui che devo morire." Corsi indietro a riprendere il mio posto sul ponte. Mentre stavo per salire la scaletta, un'esplosione mi annebbiò la vista: quando riapersi gli occhi un nugolo di fumo bianco si levava dal posto dove avrebbe dovuto trovarsi la direzione di tiro. Salii la scaletta con le pallottole delle mitragliatrici che battevano sulle lastre d'acciaio intorno a me.
In questa seconda ondata tre siluri colpirono il nostro fianco sinistro verso l'albero poppiero. Nemmeno l'invulnerabile Yamato poteva sostenere colpi tanto tremendi e le nostre formidabili bocche da fuoco sembravano del tutto impotenti. Non appena sganciato il loro carico mortale, gli apparecchi viravano per evitare il nostro fuoco e tornavano a mitragliare il ponte.
Di tanto in tanto un aereo in fiamme precipitava in mare ma aveva oramai compiuto la sua missione. Quei piloti reiteravano i loro attacchi con una precisione e un sangue freddo che testimoniavano della forza insospettata dei nostri nemici.
Una dopo l'altra, le torrette di tiro della Yamato saltavano in aria, centrate in pieno. Colpi che ci mancavano per poco, a prora, esplodevano in grandi colonne d'acqua, attraverso le quali avanzavamo a fatica. La seconda ondata nemica si ritirò; ma in un baleno ne sopraggiunse una terza, che ci investì con la furia di un uragano, centrando cinque colpi sul nostro fianco sinistro. Il clinometro cominciò a segnare un lieve sbandamento.
Tutti a raddrizzare la nave! ordinò il Comandante con il megafono. Dovevamo correggere l'inclinazione a tutti i costi e fu dato ordine di pompare acqua nei compartimenti delle macchine e delle caldaie sul fianco destro. Mi affrettai a telefonare per avvertire gli uomini addetti a quei compartimenti, ma ormai era troppo tardi. Dalle falle dei siluri e dalle valvole di allagamento l'acqua si era precipitata nell'interno e aveva spento le vite di quegli uomini, parecchie centinaia in tutto, ai loro posti.
A circa 3000 metri davanti a noi, l'incrociatore Yahagi giaceva immobilizzato. Un gruppo di aerei che si apprestavano a lanciarsi in picchiata sulla Yamato invertirono la rotta e lo crivellarono con più di dieci siluri. L'incrociatore affondò in un turbinio di schiuma grigiastra. Dal cacciatorpediniere Isokaze, anch'esso immobile, saliva una colonna di fumo nero. Due altri cacciatorpediniere, il Fuyutzuki e il Yukikaze, erano le sole unità che rimanevano intatte delle nostre nove di scorta. Le altre sette erano paralizzate, sbandate paurosamente, oppure affondate.
La quarta ondata si avvicinava ora da sinistra, a proravia: più di 150 aerei! I siluri aprirono nuove falle nel nostro fianco sinistro, mentre le bombe colpivano l'albero poppiero e il cassero. Tutti i grossi calibri erano inservibili, rimanevano intatte soltanto alcune mitragliatrici. Sul cassero, gli uomini facevano sforzi disperati per spegnere un incendio che divampava.
All'improvviso il telefono trasmise un concitato avvertimento: Allagamento imminente! Allagamento imminente! Una detonazione a poppa si ripercosse per tutta la nave e il telefono tacque.
Vomitando colonne di fiamme la poppa sembrò levarsi alta nell'aria per un istante. Dai pressi del fumaiolo uscivano grandi sbuffi di fumo nero. La nostra inclinazione aumentò all'improvviso fino a 35 gradi e la velocità si ridusse a soli sette nodi. Come se avesse aspettato quel momento, il nemico piombò giù dalle nuvole per vibrarci il colpo di grazia.
Steso bocconi sul ponte, m'irrigidivo per resistere ai contraccolpi delle bombe. L'ago del clinometro doveva aver continuato a spostarsi perché sentii il Comandante in seconda riferire: Rettifica dello sbandamento impossibile!
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Re: Come fu affondata la Yamato di Mitsuru Yoshida

Messaggioda Marco » 11/02/2010, 13:17

Gli uomini erano un groviglio di corpi sul ponte inclinato, ma un gruppo di ufficiali dello Stato Maggiore riuscì a liberarsi e a strisciare carponi fino al Comandante in Capo. Il suo Capo di Stato Maggiore lo salutò militarmente. Poi il Comandante in Capo strinse risoluto la mano dei suoi ufficiali e si ritirò nel suo alloggio. Fu questa l'ultima volta che fu visto il Comandante in seconda della Flotta, il Vice-ammiraglio Ito.
Dei marinai addetti al ponte di comando rimanevano meno di dieci superstiti.
Vedemmo l’Ufficiale di rotta e il suo aiutante legarsi alla chiesuola per evitare il disonore di sopravvivere all'affondamento della nave. Ci accingemmo ad imitarli. Ma il Capo di Stato Maggiore ci ordinò di gettarci in acqua e allungò una buona botta ad ognuno di noi per costringerci a muoversi. Io strisciai fuori dal portello di guardia mentre la nave colpita sbandava fino a raggiungere l’incredibile inclinazione di 80 gradi.
La Yamato cominciava ad affondare. Mentre s'immergeva, ci fu un boato e una serie di esplosioni: erano i depositi di munizioni che saltavano e i compartimenti che scoppiavano sotto la pressione dell'aria. Con il fiato mozzo, fui succhiato sott'acqua, spinto di nuovo in alto, sbatacchiato qua e là, martellato di colpi. Sentendomi soffocare, scalciai e lottai per raggiungere la sola luce che vedevo, un chiarore grigio verdastro sul mio capo. E poi, con meraviglia, fui proiettato fuori alla luce del giorno.
Mentre la nave capovolta colava a picco, lunghe lingue di fuoco guizzarono come fuochi d'artificio fino alle nuvole nere.
La nafta sfuggita dalle falle dei serbatoi mi bruciava gli occhi. Mi passai una mano sul viso e inghiottii l'aria. Intorno a me c'erano grappoli di nuotatori, corpi galleggianti, rottami scheggiati e carbonizzati: tutto quanto rimaneva della più potente corazzata del mondo.
Cadeva una pioggerella sottile mentre finiva una battaglia e un'altra ne cominciava, questa volta contro le ferite, la nafta e l'acqua gelida. Alcuni uomini impazzirono e s'inabissarono. Altri gravemente feriti gemevano dal dolore, sebbene la nafta servisse a ritardare le emorragie.
All’improvviso il Fuyutzuki venne dritto su di noi, poi virò di poppa a sinistra, e rimase fermo a 200 metri con i cannoni che ancora martellavano invano gli aerei nemici abbassatisi nell'attacco. Nella nostra lunga lotta per raggiungere la nave ci sentivamo in bocca la nafta densa come una caramella strutta. Pochi riuscirono a farcela.
Dal ponte che mi sovrastava delle voci urlavano: Presto, presto! Mi buttai in avanti e afferrai una scaletta di corda. Lordo di sangue e di nafta penzolavo precariamente mentre la scaletta veniva issata piano piano. Poi due uomini a bordo mi afferrarono per le mani. Giacqui sul ponte, esausto.
Mi tolsero l'uniforme, mi ficcarono le dita in gola per farmi vomitare la nafta inghiottita. Una voce disse: Siete ferito al capo. Non mi ero accorto di un largo squarcio nel cuoio capelluto. Incespicando mi feci strada fino all'infermeria ingombra di cadaveri.
Mi destai la mattina dell’8 aprile, dopo un sonno ristoratore. Sul ponte il sole primaverile m'inondava gli occhi. La vana sortita della Yamato era terminata. Tornavamo in patria. Presto avvistammo le montagne del Giappone. La loro bellezza mi fece restar senza fiato e sospirai di gioia.
Dopo tutto, era meraviglioso esser vivo!
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda Ethan » 15/02/2010, 0:53

Bellissimo
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda Marco » 15/02/2010, 16:26

Grazie Ethan,

mi fa piacere che ti sia piaciuto! ;)
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda Maximo » 17/02/2010, 12:56

Davvero molto bello!

è piaciuto anche a me.
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda ClaudioCugliandro » 16/02/2011, 12:33

Bellissimo, questo sito è favoloso, davvero complimenti. Mi sono iscritto appena entrato...
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda Aldo » 19/05/2011, 13:32

Il testo è bello, ma secondo me, bisognerebbe anche premettere perchè venne inviata in missione suicida, e sopratutto dire che la sua gemella Musashi aveva fatto la stessa fine.
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Re: Come fu affondata la Yamato - (Mitsuru Yoshida)

Messaggioda giuseppe bufardeci » 15/10/2011, 11:26

Bel racconto ed ancora di più perchè vero.
la Yamato e la sua gemella in pratica però non fecero grandi cose durante la guerra del Pacifico, ormai il futuro di queste grandi corazzate era segnato dall'avvento dei mezzi aero navali.
In Europa fu la stessa cosa, dove vista la fine della Bismarck, la sua gemella Tirpitz rimase per tutta la guerra riparata in un fiordo norvegese, cosa che però non le impedì di essere prima gravemente danneggiata e poi affondata.
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