Il coraggio dei soldati Alleati e Francesi a Waterloo

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Il coraggio dei soldati Alleati e Francesi a Waterloo

Messaggioda giuseppe bufardeci » 24/10/2011, 14:52

Brano tratto dal libro: "THE FIFTEEN DECISIVE BATTLES OF THE WORLD FROM MARATHON TO WATERLOO" di Sir Edward Creasy (1877)

Non succede spesso che un Generale vincitore nella guerra moderna sia chiamato, come i comandanti vittoriosi degli antichi eserciti greci, a conferire un'onorificenza per il valore dimostrato da uno dei suoi soldati. Tale invece fu il caso della battaglia di Waterloo. Nell'agosto 1818, un chierico inglese si offrì di attribuire una piccola rendita annuale ad alcuni soldati di Waterloo a patto che fossero nominati dal Duca [Siborne, vol I p. 391]. Il Duca richiese a Sir John Byng di scegliere un uomo della 2a brigata delle Guardie che così altamente si erano distinte nella difesa di Hougoumont. C'erano molti coraggiosi candidati, ma la scelta cadde sul Sergente James Graham, della compagnia leggera dei Coldstream. Quest'uomo coraggioso si era segnalato, per tutto il giorno, nella difesa di quell'importante posizione, specialmente nella critica lotta che ebbe luogo quando i Francesi, che avevano conquistato il bosco, il frutteto e l'annesso giardino, riuscirono a far saltare un cancello della rocca stessa affrentandovisi in grande masse, fiduciosi di sopraffare tutti coloro che avevano davanti. Una lotta corpo a corpo, di carattere disperato, si accese per qualche minuto tra loro e le Guardie, ma all'ultimo le baionette britanniche prevalsero. Quasi tutti i francesi che avevano forzato la via furono uccisi sul luogo e, quando i sopravvissuti corsero indietro, cinque delle Guardie, il Colonnello Macdonnell, il Capitano Wyndham, il Portainsegne Gooch, il Portainsegne Hervey e il Sergente Graham, di viva forza, chiusero di nuovo il cancello, nonostante gli sforzi dei francesi da fuori, e di fatto lo barricarono contro ulteriori assalti. Attraverso il muro del cortile così sistemato, la guarnigione inglese mantenne un fuoco mortale di moschetteria, a cui fu risposto ferocemente dai
Francesi, i quali sciamavano attorno al cortile come lupi affamati. Anche colpi delle loro artiglierie cadevano veloci all'interno di quel luogo assediato, uno dei quali mise a fuoco la villa e alcuni degli edifici esterni. Graham, che in quel momento era in piedi vicino al colonnello Macdonnell nei pressi del muro e che aveva mostrato perfetta preparazione e coraggio, chiese il permesso del suo ufficiale comandante di ritirarsi per un attimo. Macdonnell replicò: "Certamente, Graham, ma mi domando perché mi hai chiesto di andartene solo ora.". Graham rispose: "Non vorrei, signore, però mio fratello è ferito ed è in quell'edificio laggiù che ha preso fuoco." Appoggiato a terra il suo moschetto, Graham corse all'interno del luogo in fiamme, sollevò suo fratello e lo pose al sicuro in un fosso. Poi ritornò alla sua postazione a usare il suo moschetto contro i Francesi, prima che la sua assenza fosse notata, con l'eccezione del suo colonnello. [...] Il Maggiore Macready, nel suo diario già citato, giustamente elogia anche la profonda devozione al proprio Imperatore che caratterizzò i Francesi a Waterloo. Mai, in verità, il coraggio nazionale del popolo francese era stato mostrato più nobilmente. Un soldato dei ranghi francesi fu visto, quando il suo braccio fu maciullato da una palla di cannone, strapparselo completamente con l'altro. E nel gettarlo via in aria, egli esclamò rivolto ai suoi camerati: "Viva l'Imperatore fino alla morte!" Il colonnello Lemonnier-Delafosse menziona nelle sue Memorie [pagina 388] che all'inizio dell'azione un soldato francese aveva avuto entrambe le gambe amputate da una palla di cannone. Fu portato davanti alla divisione di Foy e si vi si rivolse dicendo: "Questo non è niente, camerati. Viva l'Imperatore! Gloria alla Francia!" Lo stesso ufficiale, alla fine della battaglia, quando ogni speranza era persa, ci dice di aver visto un granatiere francese, annerito dalla polvere e con i vestiti strappati e macchiati, appoggiato al suo moschetto e immobile come una statua. Al colonnello che gli chiedeva di unirsi ai suoi compagni e ritirarsi, il granatiere mostrò il moschetto e le sue mani, e disse: "Queste mani hanno usato con questo moschetto più di venti pacchi di cartucce; erano più della mia quota. Mi sono rifornito di munizioni dai morti. Lasciatemi morire qui sul campo di battaglia. Non è il coraggio che mi manca, ma le forze." Allora, quando il Colonnello Delafosse lo lasciò, il soldato si distese a terra per incontrare il proprio destino, esclamando: "Tutto è perduto! Povera Francia!"
Il coraggio degli ufficiali Francesi fu almeno uguale a quello dei loro uomini. Ney, in particolare, diede esempio del più ardito coraggio. Qui, come in tutti gli eserciti francesi in cui egli servì o comandò, fu "il più coraggioso tra i coraggiosi". Per tutto il giorno fu in prima linea nella battaglia e fu uno degli ultimi Francesi a lasciare il campo. Il suo cavallo venne ucciso sotto di lui nell'ultimo attacco contro la posizione inglese, ma Ney fu visto a piedi, i suoi vestiti fatti a pezzi dalle pallottole, la faccia sporcata dalla polvere, intento, spada alla mano, prima a spronare i suoi uomini ad andare avanti e alla fine a contenere la loro fuga.
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Re: Il coraggio dei soldati Alleati e Francesi a Waterloo

Messaggioda Marco » 25/10/2011, 9:53

Bell'articolo, tratto da una fonte molto interessante.

Ottimo contributo, aggiungo che per chi fosse interessato il libro è liberamente disponibile tra le risorse di Wikisource, naturalmente in lingua originale! ;)

Grazie Giuseppe,

a presto
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Re: Il coraggio dei soldati Alleati e Francesi a Waterloo

Messaggioda Dresda » 12/04/2013, 20:06

Bellissimo articolo molto profondo. Ovviamente il valore dei soldati in battaglia è dato non solo dal fatto che dopo la guerra avrebbero ricevuto compenso ma anche dal generale che li guidava (in questo caso addirittura l'imperatore stesso!). Complimenti!
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