Caporetto: una vera disfatta?

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Caporetto: una vera disfatta?

Messaggioda ClaudioCugliandro » 16/02/2011, 14:12

Spesso, quando si parla dell'inefficienza delle nostre truppe (e dell'esercito italiano in generale) in guerra, si utilizzano i fatti di Caporetto come simbolo della nostra radicata incapacità guerriera e dell'incompetenza, soprattutto, dei generali e degli alti comandi del tempo (Cadorna su tutti). Ma cosa successe a Caporetto?
Fino ad oggi, si era sempre pensato ad una tragica offensiva, trasformatasi in rocambolesca e sanguinosa ritirata a causa dell'incompetenza e dei reparti, e dei comandanti. Oggi, invece, numerosi indizi portano a pensare che Cadorna no fu affatto colto di sorpresa dall'attacco nemico, e che i reparti inoltre si mossero con ottima tempistica e abilità.
Ma quali sono questi indizi? Ebbene, ecco un breve e succinto elenco che spero possa essere una buona sintesi dei numerosi dati raccolti:
1) Il 17 Giugno del 1916, Antonio Salandra, Primo Ministro italiano, ricevette una lettera dal Generale Luigi Cadorna, attestato con l'esercito in quel momento sull'Isonzo. Il testo della lettera era relativo ad un'eventuale ritirata a causa di un eventuale sfondamento austro-tedesco:
"Non è da escludersi che la necessità del ripiegamento dall'Isonzo si imponga, per avvenimenti a noi sfavorevoli, inaspettatamente incalzanti. In simile frangente ritardare il ripiegamento potrebbe travolgere l'esercito in un rovescio irreparabile".
Quindi la ritirata, nei piani di Cadorna, era più che un'idea.
2) Le perdite totali delle cariche italiane, negli anni dal 1915 al 1916, furono vicine ai 100.000 effettivi. Le due maggiori cariche del 1917 costarono la vita a 36.000 uomini la prima, e a 30.000 la seconda. Caporetto? 10.000. Ma i loro effetti furono differenti, poichè, anche se sacrificando più uomini, le ultime due cariche comportarono la conquista della Bainsizza, mentre la ritirata ne causerà la perdita. Ma è possibile una ritirata disorganizzata e senza preavviso che comporti un numero di perdite così, relativamente, contenuto?
3) L'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato maggiore dell'Esercito presenta vari documenti interessanti, in questa prospettiva: già sei mesi prima della battaglia, il generale incontrò a Udine il collega francese Ferdinand Forch, e confermò che non escludeva:
"Un concentramento delle truppe italiane dietro la lena del Piave".
4) Cadorna era ben conscio, o almeno aveva dei forti sospetti, del luogo nel quale si sarebbe concentrato l'attacco degli austro-tedeschi. I servizi segreti e Radio Scarpa, infatti, fornivano numerose informazioni relativamente agli spostamenti e al numero di truppe presenti nelle zone quotidianamente controllate.
4) Il 18 Settembre del 1917 Cadorna, temendo spostamenti di truppe austriache sul fronte italiano, a causa del ritiro della Russia dalla guerra per i noti moti rivoluzionari, scrisse nella relazione ufficiale dello stesso giorno che:
"Le forze nemiche allontanano la possibilità di successo. Bisognerebbe ritirarsi su posizioni retrostanti che soddisfino due requisiti essenziali: minima estensione e massima resistenza".
Ossia accorciare il fronte. Tradotto in termini strategici: il Piave.
5) Cadorna fece ritirare gli ospedali da campo oltre il Mincio, lontanissimi dal fronte: anomala mossa logistica prima di una battaglia. A meno che non si pensi ad una ritirata strategica.
6) Non tutti obbedirono agli ordini di Cadorna, per errate valutazioni tattiche e strategiche. E' il caso di Mario Nicolis di Robilant, che impiegò tre settimane ad abbandonare le posizioni che Cadorna aveva ordinato di lasciare in un arco di tempo più breve, cosa che tra l'altro fu fatta da altri comndanti e in condizione peggiori. La ritirata di Nicolis fu un'inutile perdita di migliaia di uomini per orgoglio e disattenzione.
In definitiva, possiamo affermare che Caporetto non è stata un disastro, non fu una ritirata che ci colse impreparati e di sorpresa, ma fu una necessaria sconfitta per attutire l'impatto nemico e ritirarci ordinatamente su un fronte, quello del Piave, appunto, che in definitiva ci permise di vincere la guerra.

Fonte: Tiziano Bertè, "Caporetto: sconfitta o vittoria?" Rossani editore
ClaudioCugliandro
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Re: Caporetto: una vera disfatta?

Messaggioda emiliano zapata » 25/07/2014, 14:30

In tutta onestà, questa teoria, da definire revisionista, mi pare azzardata. Nei libri del Silvestri, "Caporetto" ed "Isonzo 1917" si discetta a fondo sugli accadimenti e, soprattutto, sulle perdite, spaventose, conseguenti alla ritirata. Senza contare gli effetti disastrosi per la tenuta del fronte interno, derivanti dalla ritirata.
Potrebbe pensarsi che Cadorna, che scriveva di attaccare fino a che, naturalmente, il nemico non avesse più nulla da opporre, sottintendendo l'accettazione di perdite in misura eccezionale, poteva anche accettare perdite immani per far allungare le linee di comunicazione avversarie, accorciando il proprio fronte. Ma in questo caso va da sé che anche gli austriaci avrebbero accorciato il loro, facendovi affluire le truppe recuperate dal fronte orientale, e rendendolo quindi anch'esso ancor più forte.
E cosa dire delle perdite? E cosa dire del mancato avvolgimento della III armata, salvata solo per un ritardo di decisione degli attaccanti.
Insomma, per essere un "balzo all'indietro" la XII battaglia dell'Isonzo non fu certo un modello di manovra premeditata, anche se per certi versi , sul piano dei fatti contingenti, fu un ottimo esempio ci come far fronte ad un'emergenza, per il sapiente uso che seppe fare Cadorna delle proprie truppe nella fase di ripiegamento.
Il fatto stesso che Cadorna venne destituito dal comando dimostra che l'esito della battaglia non fu preordinato, altrimenti avrebbe rivendicato la genialità della propria concezione, cosa che non fece neanche dopo la guerra nei suoi scritti. E cosa che non fece neanche il C.te la II Armata, il gen. Capello, nei suoi.
L'unico fattore che potrebbe corroborare la bontà della teoria fu forse il fatto che Badoglio, dopo il disastro provocato con i provvedimenti adottati nella gestione del sul XXVII C.d'A., invece di essere "silurato", fu l'unico ad essere promosso. Ma forse lo si deve all'essere lui parte del club del grembiulino.
I C.ti degli altri C.d'A. coinvolti, Cavaciocchi e Bongiovanni, vennero regolarmente silurati, comunque, e questo potrebbe rafforzare la mia tesi (a dir il vero non mia, ma assai condivisa).
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Re: Caporetto: una vera disfatta?

Messaggioda emiliano zapata » 25/07/2014, 14:30

In tutta onestà, questa teoria, da definire revisionista, mi pare azzardata. Nei libri del Silvestri, "Caporetto" ed "Isonzo 1917" si discetta a fondo sugli accadimenti e, soprattutto, sulle perdite, spaventose, conseguenti alla ritirata. Senza contare gli effetti disastrosi per la tenuta del fronte interno, derivanti dalla ritirata.
Potrebbe pensarsi che Cadorna, che scriveva di attaccare fino a che, naturalmente, il nemico non avesse più nulla da opporre, sottintendendo l'accettazione di perdite in misura eccezionale, poteva anche accettare perdite immani per far allungare le linee di comunicazione avversarie, accorciando il proprio fronte. Ma in questo caso va da sé che anche gli austriaci avrebbero accorciato il loro, facendovi affluire le truppe recuperate dal fronte orientale, e rendendolo quindi anch'esso ancor più forte.
E cosa dire delle perdite? E cosa dire del mancato avvolgimento della III armata, salvata solo per un ritardo di decisione degli attaccanti.
Insomma, per essere un "balzo all'indietro" la XII battaglia dell'Isonzo non fu certo un modello di manovra premeditata, anche se per certi versi , sul piano dei fatti contingenti, fu un ottimo esempio ci come far fronte ad un'emergenza, per il sapiente uso che seppe fare Cadorna delle proprie truppe nella fase di ripiegamento.
Il fatto stesso che Cadorna venne destituito dal comando dimostra che l'esito della battaglia non fu preordinato, altrimenti avrebbe rivendicato la genialità della propria concezione, cosa che non fece neanche dopo la guerra nei suoi scritti. E cosa che non fece neanche il C.te la II Armata, il gen. Capello, nei suoi.
L'unico fattore che potrebbe corroborare la bontà della teoria fu forse il fatto che Badoglio, dopo il disastro provocato con i provvedimenti adottati nella gestione del sul XXVII C.d'A., invece di essere "silurato", fu l'unico ad essere promosso. Ma forse lo si deve all'essere lui parte del club del grembiulino.
I C.ti degli altri C.d'A. coinvolti, Cavaciocchi e Bongiovanni, vennero regolarmente silurati, comunque, e questo potrebbe rafforzare la mia tesi (a dir il vero non mia, ma assai condivisa).
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Re: Caporetto: una vera disfatta?

Messaggioda emiliano zapata » 25/07/2014, 14:42

Aggiungo... quando parliamo di perdite, vanno inclusi i prigionieri. Ora, a meno che non si voglia sostenere che far catturare tanti soldati sia servito a creare problemi di approvvigionamento agli imperi centrali...
A Caporetto il rapporto 1-3-1, fra morti, feriti e prigionieri, tipico delle battaglie precedenti, venne a modificarsi, giungendo a 1-3-10 e più. E' fuorviante, ritengo, dire che son morti meno italiani nelle X ed XI battaglie, sorvolando sul numero dei prigionieri. E senza contare che per un periodo significativo un gran numero di uomini, sbandatisi, non fu operativo ed occorsero mesi per poterli di nuovo inquadrare.
Caporetto, più semplicemente, ritengo sia stata solo il risultato di una concezione tattica avanzata (quella tedesca, appresa dagli austriaci), di fronte ad una mentalità e soprattutto a procedure tattiche antiquate.
Cadorna prese la sua legnata, l'esercito italiano anche, ma la necessità di andare a piedi limitò la possibilità di sfruttare il successo. Immaginiamo cosa sarebbe successo se a quell'epoca fossero stati disponibili vettori aerei per occupare con paracadutisti e fanteria aviotrasportata con alianti i ponti sul Piave ed il Tagliamento, e se i tenenti Rommel e Schorner avessero mosso su autocarri e semicingolati al seguito di panzer.
In definitiva a Caporetto perdemmo la possibilità di eliminare Badoglio, e i guai che fece, a ripetizione, fino all'8 settembre.
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Re: Caporetto: una vera disfatta?

Messaggioda emiliano zapata » 01/08/2014, 15:30

Ritorno su Caporetto.
Il fatto che Cadorna abbia scritto per segnalare l-ipotesi di un ripiegamento [ professionalmente ineccepibile. Un alto comando deve sempre pianificare, prevedendo anche la disgraziata eventualità' di una ritirata. E far conoscere al proprio vertice politico tutte le ipotesi permette anche di evitare di passare per degli sprovveduti.
La X e l-XI battaglia costarono perdite durissime in quanto condotte in attacco, con tattiche obsolete come quelle teorizzate nella famosa Libretta Rossa, che prevedevano attacchi ad ondate, cercando la vittoria nella disponibilità' di forze da gettare avanti, fino a che l-avversario non avrebbe avuto più nulla da opporre, in perfetta tecnica del logoramento. La XII ,Caporetto, ci cost; soprattutto in termini di personale catturato. Come era accaduto durante la controffensiva di Flondar, davanti al massiccio dell-Hermada, poco prima. Anzi in quell-occasione Cadorna si era allarmato per l-alto numero di prigionieri e aveva iniziato ad ipotizzare il cedimento morale delle truppe, non comprendendo ancora che l-alto numero di prigionieri dipendeva anche dal fatto che quelle sue truppe proprio non erano abituate ad essere avvolte, accerchiate o attaccate semplicemente alle spalle. Era sufficiente vedere nemici alle spalle per ritenere che tutto fosse perduto. Leggete i resoconti di Rommel in Fanteria all-attacco. Truppe abituate a lunghi fronti lineari, ad attacchi a massa che dovevano spezzare la linea con la forza bruta, non potevano comprendere che le armi alle proprie spalle potessero appartenere a piccoli reparti infiltratisi in profondità'. I resoconti di Caporetto parlano sovente di grossi reparti annientati perché marciavano senza precauzioni a distanza dalla linea, ritenendosi al sicuro, o lesti ad alzare le mani per la presenza di elementi nemici alle spalle. Per noi, ma anche per francesi, britannici e russi, era inconcepibile che la presenza a tergo di truppe non fosse derivata da un grande sfondamento, eseguito chissà dove, che aveva irrimediabilmente reciso le linee di comunicazione e rifornimento.
I Tedeschi invece avevano oramai concepito l-attacco per infiltrazione, addestrando gli uomini, e soprattutto i quadri ai minimi livelli, ad operare in autonomia, con iniziativa, sfruttando la sorpresa, la rapidità', la stretta e snella cooperazione fra artiglieri e fanti. Sapevano che era sufficiente comparire alle spalle di un reparto per porlo in condizioni di crisi. Rommel nella sua puntata fino a M. Matajur, cattura migliaia di uomini, uccidendone assai pochi.
Cadorna, vero, avrebbe potuto parlare di sciopero militare per mascherare la prodigiosa idea concepita quando avrebbe deciso per il ripiegamento sul Piave, ma non era il caso di distruggere il morale delle truppe, il credito dell-esercito presso la società' civile, l-immagine dell-Italia, solo per arretrare.
Scrisse che si doveva passare sulla difensiva, ma anche questo era logico alla luce del crollo di Russia e Romania, che liberavano truppe austro/ungariche e germaniche dai quei fronti. Non dimentichiamo che si era alla fine del 1917, l-Italia non ce la faceva più a dissanguarsi, e la classe del 99 gli serviva per il 1918 e non voleva immolarla subito.
Fece arretrare gli ospedali, perché allora non fu più attento nel far arretrare anche le artiglierie della II Armata di Capello, che finirono nel sacco in gran copia.
Ritirandosi sul Piave, accorciava la lunghezza del fronte italiano, ma anche quello del nemico, che poteva far affluire forze dai fronti orientali ed aumentare la propria densità'. Non a caso gli Imperial regi tennero bene fino alla fine, quando inizo il collasso interno all-impero.
I meriti di Cadorna furono altri, primo fra tutti aver saputo comunque ripiegare, aver individuato per tempo la linea imperniata su Piave e Grappa, aver salvato una cospicua parte dell-esercito. Seppe modificare i propri schemi mentali ed operativi, dopo tre anni di trincee e staticità', conducendo una manovra in ritirata in campo aperto, ma ricordiamo che disponeva comunque di una superiorità' numerica complessiva.
Per il resto, con buona pace di tutti, Caporetto ritengo fu quello che fu, e nulla ha il potere di nobilitarlo. Ingessati, velleitari, obsoleti, ed al tempo stesso caratterizzati da individualismi perniciosi che permisero che addirittura un C.te di Armata e uno di Corpo d-Armata come Capello e Badoglio, contravvenissero agli ordini del C.te Supremo, adattandoli alle proprie visioni personali. Ci siam dimostrati popolo individualista, incapace della disciplina delle intelligenze, di scaricabarile, nel cercare di gettare la croce sul più debole. Solo Caviglia lo riconobbe pubblicamente per gli uomini della brigata Roma.
Incapaci di pensare, e di produrre un pensiero militare serio, non ci siam resi conto che tedeschi ed austriaci stavano modificando le loro tattiche, a seguito della consapevolezza che disponendo di un numero inferiore di soldati rispetto all-Intesa, dovevano economizzare le perdite. Non a caso se sul fronte occidentale per ogni tedesco sia morto un anglo-francese, mentre sul fronte italiano il rapporto giunse a valori di 1 a 4 a favore degli Imperial regi.
Dovremmo avere l-umiltà' di comprendere che se abbiamo inanellato 1866 Custoza, 1896 Adua, 1917 Caporetto, 1940 Sidi el Barrani, ci deve essere una ragione, che va oltre i materiali meno idonei, lo spirito combattivo delle truppe, le corazze dei carri e le scarpe di cartone.
E non vedo altra causa che il costume, espressamente nazionale, di tirare a campare, di mandare avanti non chi sia preparato, ma chi ha l-appoggio giusto.
Cialdini, bravissimo e feroce nel fermare in Aspromonte Garibaldi, peccato che quando comanda un-armata non riesca in nulla per sostenere l-altro campione, il La Marmora, che appena crede di capire che forse una parte delle sue truppe sta perdendo a Custoza, decide che ha perso la battaglia, se non altro perché il posto porta male.
Baratieri gran garibaldino, prima si arrocca in difesa, potrebbe assistere allo sfaldamento per fame delle orde di Menelik, invece, velleitariamente, avanza nella notte su terreno non conosciuto, e le busca sono0ramente.
Graziani che avanza nel deserto, per occupare un quadrato di sabbia inutile, pur di non essere rimosso, e si fa far a pezzi l-armata.
Forse avremmo dovuto creare i presupposti per poter disporre di grandi comandanti, visto che Garibaldi si era fatto da solo, e dopo Scipione lo stampo era andato evidentemente perduto.
Non parlo a caso di presupposti. Una scuola di grandi comandanti non nasce per caso. Nasce per caso Napoleone, e fa scuola, anche avvalendosi delle condizioni favorite dalla Rivoluzione Francese che rinnova il tessuto sociale e fa emergere nuove teste. Non nascono per caso Guderian, Rommel, von Manstein, Luderdorff, etc.. Non nascono tutti per caso Patton, Gavin, Maxwell-Taylor, Nimitz, McArthur. Non nascono per caso Nelson e il Duca di Wellington. Purtroppo da noi, mi spiace, non fiorisce tale tipo di comandanti.
Il sistema sociale guida la formazione e la selezione dei geni anche nel mondo militare, consente loro di esprimersi, di affinarsi, consegna loro le chiavi per crescere. Rommel non era uno Junker prussiano, ma meritava, e nel piccolo esercito post bellico della Germania di Weimar ebbe posto. In Italia lo avrebbe avuto qualora non avesse potuto avvalersi di famiglia con conoscenze ed aderenze? O semplicemente dei giusti protettori?
Un sistema che incoraggi a pensare, a dir la propria, piuttosto che a cercare di intuire cosa voglia il Capo che venga detto e pensato. Questo sistema fa crescere le persone valide, innovative, creative.
Da noi Douhet fu condannato per avere detto che le cose non andavano. Lo disse forse in modo troppo sfacciato, ma anche il suo propugnare l-arma aerea per un ruolo maggiormente risolutivo fu ignorato, e ascoltato dagli statunitensi. Da noi abbiamo partorito il mostro-Badoglio, modello di trasformismo, inettitudine, capace di vincere solo, disponendo di enorme vantaggio tecnologico, sugli etiopi.
I nostri capi, piuttosto che farsi silurare, vanno verso la sconfitta. Non [ male solo italico quello del politico che frega il vertice militare che non si piega ai suoi voleri. Churchill silurava i suoi generali, come fecero Guglielmo II di Germania e Hitler, ed i Presidenti francesi. Ma almeno i primi tre disponevano di riserve di generali dotati, o comunque avevano uomini politici di caratura. Da noi n[ l-uno, n[ l-latro. Cialdini/La Marmora e/ il frutto di una politica che non riesce o non vuole scegliere a chi dare realmente il comando supremo, Sidi Barrani la determina la pervicacia di Mussolini nel volere un/inutile avanzata a dispetto di tutto, e con Adua abbiamo in cabina di regia un Crispi ondivago, che manda il sostituto di Baratieri in incognito perché vuole l/attacco comunque. In sintesi, politici da operetta, e comandanti supremi coerenti, per un risultato scontato.
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