La battaglia di Austerlitz

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La battaglia di Austerlitz

Messaggioda gianlucagrillo » 25/05/2015, 21:09

Con la vittoria contro la Terza coalizione,
Napoleone tocca il punto più alto
della sua parabola militare e politica,
ridisegnando, sia pure temporaneamente
l'assetto territoriale dell'Europa.





Avversari in campo

Alessandro I (1777-1825)
Lo Zar Alessandro Romanov era succeduto al padre Paolo “il pazzo” dopo oscure vicende di palazzo.
Nonostante abbia sempre dato prova nei confronti di Napoleone di coraggio e indipendenza, Alessandro
nutriva per lui grande ammirazione e simpatia, apparentemente ricambiate dal Corso.
La sua discussa personalità, un misto di effeminata vanità, instabilità, testardaggine e alterigia,
che creò non pochi problemi al corpo diplomatico russo, non comprendeva le qualità militari e politiche
per_poter trarre vantaggi da questo rapporto di simpatia reciproca.
Il ventisettenne Zar, abbandonando Austerlitz dopo lo scontro del giorno precedente, ordinò di riferire
le seguenti frasi a Bonaparte; «So che ha fatto miracoli ieri, e che la battaglia ha accresciuto
la mia ammirazione per lui. E un uomo predestinato dal cielo e ci vorranno cento anni prima che
la mia armata sia pari alla sua». A partire dall'anno successivo, Alessandro avrebbe ristrutturato
l'esercito con criteri del tutto nuovi: la Sacra Madre Russia ne avrebbe raccolto i frutti nel 1812,
in occasione della campagna napoleonica
d'invasione. E
5*
Francesco II ( 1 768» 1835)
Le cessioni territoriali successive ~ “
a Campofonnio e Lunéville avevano
già mutilato l'Impero asburgico.
Borodm
Dopo Austerlitz, le condizioni di pace Km
segnarono la fine del Sacro Romano
Impero: Francesco II assunse
così il nome di Francesco'I
“Imperatore d”Austria”.
Nonostante ciò, la casa d”Austria
seppe mantenere orgoglio dinastico 1, Madrid, «
e lucidità diplomatica, conservandosi 1:* ~~-ì
anche il sostegno dei sudditi l“m“°“` '
e dell°esercito, al contrario di ciò
che awenne, invece, in Prussia,
dopo la pace di Presburgo. Nel 1809
il ricostituito esercito austriaco, guidato
dall”arciduca Carlo, avrebbe dato Ma, Mediterraneo
ottima prova di sé.
;§*›*'
Napoleone I (1769-1821)
La campagna del 1805 costituisce
il capolavoro militare di Napoleone. Avendo immediatamente compreso che 1”Italia settentrionale
era per l”Austria un territorio di vitale importanza strategica, Napoleone vi inviò Massena, il migliore
dei suoi marescialli, ordinandogli di assumere una condotta offensiva malgrado disponesse
di 45.000 soldati contro i 90.000 austriaci. Inchiodate colà le forze nemiche dell°Arciduca Carlo,
Napoleone fece prigionieri senza quasi combattere circa 50.000 nemici in Baviera e in Austria.
Infine, pressato dal problema dell°approvvigionamento dell”esercito con l”inverno alle porte, il Corso
riuscì ad attirare per tempo in combattimento il diffidente esercito austro-russo presso Austerlitz,
su un campo di battaglia già da lui minuziosamente studiato.
La vittoriosa campagna del 1805 permise a Napoleone di fondare la “pace imperiale”, ridisegnando
la mappa politica dell'Europa, ma nel volgere di due soli anni vennero alla luce tutti i suoi limiti
di statista: dopo l°umiliazione politico-diplomatica della Prussia, ed il suo conseguente smembramento,
Napoleone avrebbe favorito la rinascita del nazionalismo tedesco; inoltre, con il costituirsi del “blocco
continentale”, avrebbe perso i già titubanti alleati che ancora gli rimanevano in Patria ed in Europa;
infine, con l°occupazione della Spagna e la repressione ideologica effettuata ovunque, si sarebbe
inimicato popoli e intellettuali.
In un certo senso, Napoleone fu un antesignano dell'unità europea, ma, come Alessandro e Cesare prima
di lui, precorse i tempi con il risultato di “violentare” i popoli: l”idea di una “unità europea” estranea
a quei tempi agli Stati e allo stesso Napoleone, mentre tra i popoli già si diffondevano, invece, gli ideali
di “indipendenza” e “libertà”.


Battaglia
di Austerlitz
2 DICEMBRE 1805
«La scienza militare consiste nel calcolare per prima cosa ed accuratamente le
eventualità possibili e quindi dare al caso un posto esatto, quasi matematico, nei
propri calcoli. E su questo punto non si può sbagliare, perche' persino un decima-
le in più 0 in meno può capovolgere tutto. Ora, questo insieme di intuizione e scien-
za non può essere presente che nella mente di un genio []››.
NAPOLEON E BONAPARTE, dalle Memorie di de Remusat

Il genio tattico di Napoleone
La “guerra breve”
Napoleone elaborò le sue dottrine sulla guerra nel periodo in cui fre-
quentava la Scuola di Artiglieria di Auxonne, “divorando” i libri della bi-
blioteca, per traite dallo studio del passato idee e concezioni da applica-
re alla guerra modema come egli la andava concependo.
Motivo di forte ispirazione per le sue teorie furono le Istruzioni segrete
di Federico II di Prussia, e in particolare il passo in cui il re annota: «Le
nostre guerre dovrebbero essere brevi e violente, dato che non è nostro
interesse tirare le cose per le lunghe». Con un esercito appositamente
concepito e addestrato a condurre campagne brevi e aggressi-
ve e con l°attuazione di tattiche finalizzate alla battaglia di
annientamento, owero con la realizzazione della
Grande Armata e l°elaborazione
della “strategia della posizione cen-
trale”, Napoleone sarebbe riuscito a
mettere in pratica questi princìpi. É
Le campagne napoleoniche intro-
dussero, dunque, nella strategia mili-
tare un dinamismo ed una velocità
del tutto sconosciuti al XVIII secolo:
egli prendeva immediatamente l°ini-
ziativa, imponeva all”awersario le
proprie mosse, obbligandolo, infine,
ad accettare lo scontro nel luogo e
nel momento da lui previsti. Il Bona-
parte generale e, poi, Imperatore,
avrebbe cercato sistematicamente la
battaglia di annientamento del nemi-
co, in modo che questo non avesse
più possibilità né volontà di prose-
guire il conflitto.


La Terza coalizione
antinapoleonica
Il casus belli che diede fuoco
alle polveri della Terza coalizio-
ne appare a prima vista futile:
Napoleone fece arrestare nel
Baden e fucilare, con l°accusa
di aver congiurato contro la sua
vita, Louis-Antoine-Henri de
Bourbon-Condé, duca d”Enghien,
macchiandosi, agli occhi dei coa-
lizzati, di violazione della neutra-
lità di uno Stato. Dietro alla vi-
cenda, naturalmente, vi erano ben
più concreti interessi e motiva-
zioni: sin dal l803 Giorgio III
d°lnghilterra aveva ripreso unila-
teralmente la guerra contro la
Francia denunciando la pace di
Amiens. Ora rimaneva in vigore
quella di Lunéville tra Francia e
Austria, ma il primo ministro bri-
tannico William Pitt il Giovane si
adoperò con tutte le sue forze per
aprire contro la Francia un fronte
terrestre sul Continente. La Prussia
preferì non impegnarsi subito, ma
Austria e Russia aderirono alla
Terza coalizione, che nacque il 9
agosto 1805 per schiacciare il po-
tere di Napoleone, nel frattempo
incoronato Imperatore dei France-
si, e quindi divenuto l““usurpatore”
per eccellenza.

Gli antecedenti
immediati
I piani austro-russi
La diplomazia inglese aveva do-
vuto superare non poche difficoltà
per convincere Alessandro l di
Russia, in origine simpatizzante
per il Consolato, e Francesco Il
d`Austria ad aderire ad una comu-
ne alleanza antifrancese. I tre so-
vrani erano infatti divisi sulla que-
stione dei Balcani e della Turchia,
oggetto d°interesse sia da parte dei
Russi, che miravano ad affacciarsi
sul Mediterraneo, sia degli Austria-
ci, che non disdegnavano un”e-
spansione ad Oriente. L”lnghilterra,
dal canto suo, si ergeva a tutela del
Medio Oriente in funzione anti-
russa, antiaustriaca e, inutile dirlo,
antifrancese.
Gli Stati Maggiori alleati, superan-
do a loro volta mille difficoltà poli-
tiche, elaborarono piani strategici
che prevedevano, in primo luogo,
la riconquista dell”Hannover, terra
atavica di Giorgio Ill, che doveva
essere restituita alla Gran Bretagna;
quindi, la conquista della Baviera,
alleata della Francia, con due Ar-
mate, l”una agli ordini del generale
Mack e dell, arciduca Ferdinando,
l'altra guidata dal russo Kutuzov;
infine, un°offensiva dell°arciduca Carlo in Italia, principale
biettivo per gli Austriaci,
l”intento di scacciarne il vicerè
Eugenio di Beauharnais, figlia
stro di Napoleone, e raggiungere
successivamente il Rodano.
Alla Gran Bretagna era affidato il
compito di trasportare con le
navi un esercito russo e borbonico
dalla Sicilia a Napoli per restituire
la città e il regno a Ferdinando IV
effettuando inoltre sbarchi di
disturbo sulle coste francesi e 1
olandesi. L”arciduca Giovanni, con
22.000 Austriaci, presidiando il
Tirolo, avrebbe assicurato i
collegamenti tra Italia e Baviera.

La risposta di Napoleone

Con la loro triplice minaccia, gli
alleati speravano di costringere
l'Imperatore a disperdere le forze
su diversi fronti, distanti tra loro
centinaia di chilometri: Bemadotte
presidiava l”Hannover, Marmont
l'Olanda, Jourdan, prima di
Massena, presidiava l'Italia, e
Gouvion Saint-Cyr Napoli. Lo
Stato Maggiore della Coalizione
non tenne nel dovuto conto, tutta-
via, il fatto che Napoleone avreb-
be potuto impiegare i 100.000 uo-
mini dell°Armée d'Angleterre,
ammassati sulla Manica, e che,
inoltre, avrebbe potuto contare su
almeno 100.000 nuovi coscritti.
Tra il 25 agosto e il 3 settembre, i
soldati dell ”Armée a' 'Angleterre ab-
bandonarono segretamente la costa
della Manica, lasciandovi soltanto
un velo di'truppe per ingannare gli
osservatori britannici. Nelle setti-
mane successive si riunirono, al ri-
paro della Foresta nera, con i Corpi
d°Armata di Bemadotte e Marmont
e con contingenti olandesi, bavare-
si e del Württenberg.
Napoleone, all°insaputa dei miopi
alleati che lo attendevano in Italia,
stava muovendo verso il Reno e il
Danubio un”armata forte di 200.000
uomini e 400 cannoni. Quell'Ar-
mata, la più numerosa mai vista in
marcia dall”apparire della polvere
da sparo, avrebbe percorso 350 km
nel tempo incredibilmente breve di
13 giorni.

L°infelice Mack

Nel contempo il generale austria-
:o Mack era giunto alla città di
Ulm, in Baviera, e attendeva i
ìussi di Kutuzov. Mack si aspet-
ava di combattere ad occidente,
dove vedeva esibirsi la cavalleria di
MIurat, ma i Corpi d°Am1ata fran-
cesi puntavano già al Danubio, al-
: sue spalle.
L7.000 Austriaci, accerchiati sen-
za via di fuga, si arresero il 20 ot-
tbbre, dopo brevi ma intensi com-
battimenti che impegnarono sol-
tanto una delle divisioni del VI
Corpo francese. Il comandante
austriaco, presentandosi al co-
spetto di Napoleone, si scoprì il
capo, accennò ad un inchino e
mormorò: «Maestà, ecco l”infeli-
ce generale Mack».
La splendida vittoria, che era co-
stata ai Francesi perdite assai
modeste e aveva eliminato dal
centro d”Europa un consistente
numero di nemici, precedette di
un solo giorno la grave disfatta
francese a Trafalgar, che avrebbe
visto, invece, la flotta franco-
ispanica soccombere al genio di
Nelson.

Lo scaltro Kutuzov

Nel frattempo, nonostante nel
teatro delle operazioni italiano
l°arciduca Carlo si trovasse or-
mai ricacciato sulle Alpi orien-
tali, Napoleone, sconfitto da
Massena il 29 e 30 ottobre, non
poteva ancora chiudere questa
campagna.
Kutuzov, atteso invano da Mack,
a quanto risulta a causa di un
equivoco sulle date, generato
dalle differenze tra il calendario
russo e quello europeo, si era
portato con 36.000 soldati a
Braunau per unirsi con 22.000
Austriaci.
Il russo Buxhowden, con altri
30.000 uomini, stazionava in Mo-
ravia e la Prussia minacciava di
entrare in guerra per uno sconfina-
mento del I Corpo di Bemadotte.
Rimanevano infine i superstiti
dell”esercito di Mack e dell°arci-
duca Carlo.
Occorreva dunque muoversi subi-
to dall'alto Danubio per poter af-
frontare separatamente gli eserciti
coalizzati. lmzialmente Napoleone
tentò di agganciare Kutuzov in
combattimento, ma l'esperto e
scaltro generale, nonostante le sup-
pliche austriache, si ritirò elusiva-
mente lasciando aperta la via per
Vienna, occupata il 12 novembre
da Murat.
Il giorno precedente, dopo aver
già attraversato il Danubio, le for-
ze di Kutuzov si erano scontrate a
Dürrenstein con una delle tre di-
visioni del generale Mortier: i
Francesi, appena 5.000 contro
40.000 Austro-Russi, sarebbero
stati annientati se non fosse inter-
venuta in loro aiuto una seconda
divisione, che convinse il nemico
a disimpegnarsi, lasciando sul
terreno 4.000 tra moiti e feriti,
contro i 3.000 napoleonici.
Questo episodio, tuttavia, non
ostacolò l”ordinata marcia del-
l'imprendibile Kutuzov, che riu-
scì in pieno nell”intento di riunir-
si alle forze di Buxhowden.




La trappola

Napoleone aveva senz° altro subìto
uno smacco ed era, inoltre, infuria-
to per le notizie giunte da Trafal-
gar. Per giunta, egli era spinto a
concludere la campagna al più pre-
sto dal rigido inverno boemo, or-
mai imminente. Il 21 novembre ef-
fettuò personalmente una ricogni-
zione intorno alla cittadina di
Brünn, osservò in silenzio i campi,
una collina chiamata Santon, la
pianura tra due fiumi, il Goldbach
e il suo affluente Bosenitz, poi or-
dinò ai suoi generali di studiare at-
tentamente quel terreno, perché lì
si sarebbe svolta la battaglia.
L” imperatore intendeva invitare il
nemico ad attaccarlo esattamente
al momento e nel punto da lui vo-
luto; come esca utilizzò la caval-
leria di Murat, il IV Corpo di
Soult e il V di Lannes, che occu-
parono il centro abitato di Auster-
litz e le colline di Pratzen, con cir-
ca 53.000 uomini in totale. Ai pri-
mi segnali dell”attacco nemico,
l”Imperatore avrebbe richiamato
il I Corpo di Bemadotte da Iglau e
il III di Davout da Vienna, che im-
mediatamente avrebbero ingros-
sato la debole Armata con 20.000
uomini.
Gli alleati, invece, dopo aver
“scacciato” Murat da Austerlitz
e dalle alture di Pratzen, come
era nei piani di Napoleone, si
trovavano divisi: tutto lo Stato
Maggiore austro-russo, compre-
so lo Zar, era favorevole a sfer-
rare una grande offensiva; sol-
tanto il comandante in capo del-
l”esercito, Kutuzov, era invece
nettamente contrario ma owia-
mente, senza il suo consenso,
non si poteva attaccare.
Napoleone d°un tratto intavolò le
trattative per chiedere un armisti-
zio, tanto a Vienna con i diplo-
matici, quanto ad Austerlitz con i
militari, per dare un”impressione
di debolezza.
Poi, non appena il parlamentare
francese che si era recato a col-
loquio nel campo nemico riferì
di aver notato grandi movimenti
di truppe, richiamo immediata-
mente da Vienna Bernadotte e
Davout: questa volta la trappola
era scattata!

La Grande
Armata napoleonica

Non appena divenne Primo Console
nel 1799, Bonaparte destinò
massicci investimenti e dedicò
ogni sua cura alla creazione
dello strumento bellico
necessario ai suoi scopi;
finalmente, nell”agosto 1805,
dopo quasi sei anni, quando
diede inizio alla campagna
contro le potenze della Terza
coalizione, la Grande Armée
d 'Allemagne si dimostrò per
lui lo strumento bellico
ideale, già dalla prima prova
sul campo di battaglia.
La Grande Armata
comprendeva una forza
di 200.000 uomini divisi
in sette Corpi d'Armata;
il loro numero,
'lrombetttiere e_ 1? dlmenslom
dei dl-agoni dl Clascuno, potevano
essere mutati
accorpando gli uomini
diversamente, a seconda
delle esigenze strategiche. All'inizio
della campagna del 1805,
ad esempio, il VII Corpo contava
14.000 effettivi, mentre il IV ne
aveva 40.000. Ognuno di questi
Corpi d°Armata era costituito da due
a quattro divisioni di fanteria,
una brigata o una divisione
di cavalleria, un corpo d”artiglieria
dotato da un minimo di 12
a un massimo di 40 pezzi, reparti
del genio e di intendenza. Ogni
Corpo era, dunque, una sorta
di piccola Annata fornita di tutte
le specialità militari, in grado di agire
in perfetta autonomia per
l°ottenimento di un fine specifico;
al suo comando veniva posto
un maresciallo, scelto tra tutti gli altri
perché più indicato per personalità e
qualità tecniche a raggiungere quel
preciso fine. Sotto questo aspetto
quindi, poiché veniva ad identificarsi
con una funzione strategica
predeterminata più che con gli aspetti
organizzativi e amministrativi,
il Corpo d'Armata napoleonico era
fortemente innovativo e del tutto
diverso da quelli impiegati dagli altri
eserciti. In aggiunta ai Corpi
d'Armata, Napoleone creò anche
una riserva di cavalleria agli ordini
di Gioacchino Murat, composta
da due divisioni di corazzieri e








quattro di cavalleggeri
(dragoni, ussari,
cacciatori) per circa
20.000 uomini sostenuti
da batterie ippotrainate.
Vi era, infine, una
riserva d”artiglieria
ed una Grande
Riserva,
composta
da circa 7.000
uomini in tutto,
consistente nella
Guardia imperiale
e in unità scelte
di granatieri.
L'Artiglieria
francese
disponeva
di ottimi pezzi
da 12 libbre, Corazziere
in dotazione
ai Corpi d'Armata, di pezzi da 4
e da 8 libbre e obici da 6 pollici,
in dotazione generalmente
alle divisioni. La gittata massima
di queste bocche da fuoco era
di 1.800 metri con il tiro a parabola
e di 900 a tiro teso. Ogni divisione
di fanteria (numero massimo teorico:
16.000 effettivi) era composta da due
o più brigate, dette démi-brigades,
ciascuna divisa, a sua volta,
in due reggimenti.
Ogni reggimento formato
da tre battaglioni di circa
1.200 uomini a ranghi
completi e, talvolta,
da una piccola unità
di artiglieria.
Il battaglione, infine,
comprendeva nove
compagnie: una
di granatieri, sette di fucilieri
e una di voltigeurs
(“volteggiatori”), fanteria
leggera e mobile che si E
muoveva in ordine sparso,
a schermo del proprio Ussari
battaglione. Esistevano
anche reggimenti
e battaglioni *”
costituiti unicamente
da truppe leggere,
formati da carabiniers,
voltigeurs e chasseurs.


Le forze in campo
e gli schieramenti

Ad Austerlitz combatterono quat-
tro Corpi d”Armata francesi, la
Guardia imperiale e la Riserva di
cavalleria, circa 75.000 uomini con
139 cannoni. Gli Austro-Russi
schierarono cinque raggruppamen-
ti (“colonne”) di consistenza mol-
to variabile e ben poco amalgama-
ti, oltre alla Guardia imperiale za-
rista e due altre fonnazioni russe:
in totale circa 85.000 uomini con
280 pezzi di artiglieria.
La superfice del campo di battaglia
aveva la forma più 0 meno di un
triangolo, limitato dai due fiumi pa-
ralleli Goldbach e Bosenitz al lato
ovest, dal fiume Littawa a sud e dal
centro abitato di Austerlitz a est.
Napoleone fortificò la collina di
Santon sul suo fianco sinistro,
posto nel settore settentrionale,
affidandola a Lannes con il suo
V Corpo e ad una parte della ca-
valleria di Murat. Sul fianco de-
stro di Murat, ma più arretrato, po-



se il I Corpo di Bemadotte. Alle
spalle del settore nord piazzo il
proprio osservatorio di comando
con la Guardia. Nel settore meri-
dionale, invece, il fianco destro fu
affidò solamente al III Corpo di
Davout (6.300 uomini), per indur-
re i nemici ad indirizzare lì i loro
attacchi A tale scopo, Napoleone
aveva abbandonato in mano ne-
mica anche le alture di Pratzen,
proprio di fronte a Davout, per-
ché fungessero da comoda base
di partenza per l”offensiva. Alla
sinistra del III Corpo, in realtà
soltanto un°esca, si trovava, ben
celato, il nutrito IV Corpo di
Soult con 23.000 uomini e 35
cannoni.
Il piano di battaglia degli alleati
fu elaborato dal Capo di Stato
Maggiore austriaco Weyrother,
che possedeva, come unico me-
rito, quello di essere molto vici-
no all'imperatore ed apprezzato
dallo Zar. Weyrother espose le
sue direttive ai comandanti all”u-
na di notte del 2 dicembre, men-
tre lo scettico Kutuzov, come ri-
ferisce un testimone oculare del-
la seduta, schiacciava un pisolino.
Il piano prevedeva l'attacco `
principale proprio verso l”ala destra
francese, esattamente dove
aveva immaginato Napoleone
La responsabilità dell°opera `
ne fu affidata a Buxhowden
59.000 uomini organizzati in
colonne parallele, rispettivamen-
te al comando di Doctorov
Langeron, che avrebbero do
sfondare presso i paesi di Telnitz `
e Sokolnitz, congiungersi e prend-
dere alle spalle il centro france
Durante questa operazione il
generale russo Bagration dov
va esercitare una forte pressione
sul Santon alla sinistra francese
in ciò sostenuto dalla colonna
Lichtenstein. Di riserva rimaneva
la Guardia imperiale russa agli or
dini del granduca Costantino.
Il difetto più grave del piano era do-
vuto dal fatto che quasi tutte le
forze erano impiegate nei due at-
tacchi ai fianchi francesi, mentre
il centro degli alleati rimaneva
praticamente scoperto, al contra-
rio di quello francese, affidato a
Soult.




La dottrina strategica

La campagna veniva accuratamente
preparata sulla scorta delle
caratteristiche geografiche ed
orografiche del teatro delle operazioni e
di ogni notizia utile raccolta
daH'efficiente servizio
di ricognizione francese, effettuato
da reparti di cavalleria prima
delle battaglie. Non importava
a Napoleone muoversi per primo:
gli importava invece muoversi
più velocemente del nemico.
I Corpi d”Armata in genere avanzavano
separatamente a ventaglio, in contatto
sempre costante tra loro, e preceduti
da cavalleria in ricognizione. Quanto
più il fronte d`avanzata era ampio,
tanto maggiore era la possibilità
di intercettare l'awersario
e di confonderlo. Il Corpo d”Armata,
coinvolto nel primo contatto
col nemico, era in grado di resistere
per il tempo necessario al resto
dell'esercito per convergere. A quel
punto, con lavoro febbrile, l”imperatore
aveva già formulato il piano
per la battaglia.
Ogni battaglia napoleonica si può
dividere in due fasi: la manovra
e il coup de force finale. Circa
la manovra, due noti storici
del pensiero militare, Liddel Hart
e Chandler, hanno sintetizzato
le diverse tattiche usate da Napoleone
in tre tipologie fondamentali.
La “manovra sulle retrovie” era
utilizzata contro un”Armata isolata;
mentre uno o più Corpi tenevano
impegnato il nemico, il grosso
dell'esercito marciava sino a portarsi
alle spalle e ai fianchi dell'awersan`o,
tagliandogli le vie di comunicazione
e di fuga. La “manovra dalla posizione
centrale” era utilizzata contro due
eserciti contemporaneamente; scoperto
il punto debole nel collegamento
tra gli eserciti awersari, l”Imperatore
lo attaccava incuneandosi tra i nemici,
separandoli e conquistando così
la posizione centrale. A questo punto
l°Armata distaccava un”ala per tenere
a bada uno degli awersari
con un atteggiamento addirittura
offensivo. L” altra ala e la riserva
centrale si gettavano sul secondo
alleato, sbaragliandolo; infine
distaccava una parte della cavalleria
insieme ad uno o più Corpi d'Armata
all'inseguimento ed accorreva con
il resto deH'esercito per schiacciare
l”altra armata nemica, fino a quel
momento trattenuta dalla prima ala.
La “penetrazione strategica” era
di Napoleone
adottata quando il nemico assumeva un
lungo sistema di difesa “a cordone”.
L'Imperatore lo spezzava in un unico
punto sfruttando una schiacciante
superiorità numerica e poi proseguiva
alla massima velocità, per evitare
il rischio dell”accerchiamento; fino
a raggiungere una città o piazzaforte
da utilizzare come centro d`operazioni
per le fasi successive della campagna.
H coup de force era, invece, il momento
che Napoleone stesso definì
“della darmata
decisione”, A
lo sforzo
conclusivo ai fini
della vittoria,
l`attacco
“multiarma”, di
artiglieria, fanteria
e cavalleria
pesante sul retro
o sul fianco B
dell”awersario.

Colonne e linee

H più delle volte le formazioni
d”attacco francesi si disponevano per
battaglioni in “colonna di divisione”,
dove con “divisione” si indicavano due
compagnie afliancate. In questa
fomiazione i battaglioni erano posti
in colonne parallele, ciascuno su
una fronte di due compagnie in linea.
Tra il fianco di un battaglione e gli altri
si manteneva una distanza minima
di circa 150 metri. Un reggimento
di tre battaglioni veniva così a coprire
una fronte complessiva di circa 450
metri, ivi comprese le ampiezze
delle singole colonne, che erano
di 50 metri. Questa linea di attacco era
preceduta dalle compagnie volzigeurs
di ciascun battaglione, che operavano
in ordine sparso, a gruppi di tre uomini,
per infastidire con il tiro di precisione
la linea avversaria. Se il reggimento
attaccante era di morale inaffidabile,
in coda alle colonne prendevano posto
le compagnie di granatieri,
con il compito di “incoraggiare”,
a baionetta inastata, i loro recalcitranti
commilitoni. In caso contrario
i granatieri si disponevano in testa
alle colonne d`attacco, per trascinare
i meno esperti con il loro esempio.
I punti di forza di questa formazione
erano nella sua compattezza e insieme
nella duttilità di impiego. H fatto che
gli uomini fossero raggruppati
in colonne permetteva agli ufficiali
un maggior contatto, mentre gli spazi
tra una colonna e l'altra consentivano di
volta in volta, ove necessario, di
spiegare per il tiro tutte le compagnie, di
far arretrare i volteggiatori, di far passare
truppe fresche per reiterate gli attacchi,
di schierare artiglierie, di far filtrare per
l'inseguimento le cavallerie, senza
provocare alcun disordine tra
i ranghi dei fantaccini. Gli eserciti alleati
operavano invece con il settecentesco
sistema della “linea”: tutte le compagnie
del battaglione venivano spiegate
affiancate, così da formare un°unica
e sottile linea di tiratori che poteva
essere lunga anche più di un chilometro!
Questa formazione assicurava
la superiorità di fuoco sull'attaccante
in colonne, però rendeva farraginosa la
presa di schieramento, lenta l'avanzata
e quasi impossibile il cambio di fronte.
La “linea”, insomma, condannava gli
eserciti che adottavano ad una scarsa
reattività verso gli imprevisti. E
Napoleone era sempre imprevedibile.





LA “BATTAGLIA DEI TRE 1MPERATORI

La prima fase

Alle 6 del mattino del 2 dicembre le
colonne austro-russe si muovevano
confusamente al buio e nella nebbia
sulle colline di Pratzen, per schie-
rarsi sulle posizioni di partenza.
Prima del levar del sole, scatto l” at-
tacco contro l°ala destra francese:
in un”ora Telnitz fu conquistata, se-
condo i piani, scacciandone la terza
divisione del generale Legrand. Il
comandante russo Doctorov com-
mise però l°errore di non sfruttare
subito questo vantaggio, rimanendo
in attesa dell' arrivo di Langeron.
Questi si era trovato in ritardo sui
tempi previsti per difficolta di ma-
novra delle sue truppe e doveva an-
cora prendere Sokolnitz. La secon-
da divisione francese del IV Corpo
poté, in questo modo, non solo soc-
correre quella di Legrand, ma scac-
ciare anche gli Austriaci da Telnitz
e riprendere perfino Sokolnitz, che
nel frattempo era caduta in mano a
Langeron. Malgrado i combattimenti
successivi, l'offensiva di
Buxhowden sul fianco destro di
Napoleone sarebbe fallita: 50.000
uomini erano stati impegnati e “do-
mati” da non più di 6.000 Francesi.
Nel frattempo, alla collina Santon il
generale russo Bagration iniziava il
suo attacco; alle 8,45, Bonaparte
chiese a Soult, l°abile comandante
del IV Corpo che teneva il centro,
quanto tempo avrebbe impiegato
per diramare l°ordine di attacco sul
Pratzen. Alla risposta: «Un quarto
d”ora, Sire», Napoleone, facendogli
cenno di andare, aggiunse: «Un col-
po netto e la guerra è finita». Alle
nove del mattino, con le divisioni di
Soult già in marcia, la nebbia iniziò
a dissiparsi: il “sole di Austerlitz”
annunciava all'imperatore che le
sue arrischiate previsioni erano esat-
te al metro e al secondo! ll nemico
aveva lasciato pressoché sguarnito
l” altopiano di Pratzen e l°ordine di
attacco per Soult non avrebbe potu-
to essere più tempestivo.

Kutuzov, dal Pratzen, stava osser-
vando le ultime colonne che scen-
devano verso il fianco sud del ne-
mico, quando un suo ufficiale
gridò: «Mio Dio, guardate lì! Pro-
prio sotto di noi. Quelli sono fran-
cesi». Kutuzov richiamo subito le
code delle colonne che ancora si
dirigevano verso valle ma queste,
in crisi di manovra per l”ordine
inatteso d°inversione di marcia,
vennero facilmente disperse dai
Francesi. Alle ll Soult era padro-
ne delle colline con 24 cannoni
già in batteria, pronti al fuoco.
ll successo di Soult si accompagna-
va in quelle ore cruciali al successo
di Lannes sul fianco sinistro, dove
egli, aiutato da alcune decise cari-
che della cavalleria di Murat, era
riuscito a mantenere le sue posizio-
ni del colle Santon e a respingere il
generale russo Bagration. L” ala de-
stra nemica si sarebbe ritirata entro
poco tempo, lasciando sul campo
4.000 morti e 2.500 prigionieri. Il
fresco I Corpo di Bemadotte pote-
va ora avanzare, quasi indisturbato,
per saldare il fronte tra il Pratzen
ed il Santon. Lo stesso Napoleone
di lì a poco avrebbe fatto avanza-
re il proprio posto di comando e la
Guardia, fino a raggiungere Soult.

I contrattacchì russi

Un dubbio ancora inquietava
Napoleone, mentre si dirigeva su7
Pratzen, non a caso con la Guardia
sarebbe riuscito Soult a tenere le
alture, resistendo ai contrattacchi
che le forti truppe di Buxhowden
avrebbero sferrato contro di lui
Soult era forse il migliore mare
sciallo dell'Impero e le sue trup
pe erano coraggiose e addestrate
In effetti, le due divisioni france:
del IV Corpo rigettarono a valle






vari attacchi, piuttosto scoordinati,
dei nemici provenienti da sud e da
est, ma alle 13.30 si awicinò il pe-
ricolo maggiore: la Guardia impe-
riale russa, i migliori uomini in as-
soluto tra i collegati, costituita da
reparti a cavallo, dai cacciatori del-
la Guardia e dai granatieri, gigan-
ti che indossavano l'alta mitria
bronzata. L” attacco fu portato da
3.000 fanti e 1.000 cavalieri ap-
poggiati da 6 cannoni, che con
poche salve uccisero 200 uomini
e misero in fuga due reggimenti
francesi. L”arrivo tempestivo di
una brigata di Bernadotte ristabilì
poi la situazione. Successiva-
mente alcune controcariche fran-
cesi, tra le quali spiccò quella im-
prowisa dei Mamelucchi, 250
Egiziani fedelissimi a Napoleone,
disperse l'ormai logorata Cavalle-
ria della Guardia imperiale russa e
ne fece macello. Il commento di
Bonaparte mentre osservava i Ma-
melucchi infierire sui giovani ram-
polli della nobiltà russa fu: «Molte
belle donne di San Pietroburgo
piangeranno questo giorno».



L' epilogo

Alle 11 'Imperatore, una volta conquista-
to il centro, rimanevano due possibi-
lità: distruggere 1'ala destra nemica
di Bagration, oppure quella sinistra
di Buxhowden. Optò per quest'ulti-
ma, che indubbiamente costituiva il
boccone più ghiotto. Gli Austro-
Russi furono schiacciati fra il III
Corpo di Davout, che li aveva già re-
spinti, il IV di Soult che scendeva
dal Pratzen, e il laghetto gelato di
Satschan. In breve tempo le forma-
zioni alleate si disintegrarono e cer-
carono la fuga sull'unico ponte che
pennetteva di attraversare il fiume
Littawa; ma un proiettile di obice
colpì in pieno un carro di munizioni
che stava transitando proprio sul
ponte, cosicché il carro saltò in aria
insieme al ponte. Fanti, artiglieri e
cavalieri in rotta, inoltratisi, allora,
sullo stagno gelato nella vana spe-
ranza che il ghiaccio sostenesse il
peso, perirono annegati a centinaia.
Il “cessate il fuoco” fu lanciato ver-
so le 17.00. I Francesi erano troppo
stanchi ed intirizziti per lanciarsi al-
l°inseguimento nella stessa giorna-
ta. L”esercito austro-russo in fuga
disordinata lasciò sui gelidi campi
di Austerlitz 27.000 tra morti e feri-
ti e 12.000 prigionieri. I Francesi
persero, secondo le fonti ufficiali,
circa 9.000 soldati: 1.300 morti,
7.000 feriti e 573 prigionieri.

Le conseguenze
storiche

Quando la notizia della sconfit-
ta giunse a Londra, si dice che
William Pitt facesse arrotolare e
riporre la grande carta politica
d°Europa del suo studio, escla-
mando: «Non ci servirà più nei
prossimi sette anni››. Peccava
per difetto: quella carta non sa-
rebbe servita agli Inglesi per al-
tri dieci anni. Dopo la pace di
Presburgo e l°umiliante sottomis-
sione della Prussia, Napoleone
avrebbe awiato il processo di di-
stribuzione di nazioni e principa-
ti ai suoi fidi. Tuttavia, le umilia-
zioni inflitte ai vinti e, soprattut-
to, l'impossibilità di piegare
l”Inghilterra profetizzavano già
un destino funesto per Napoleone.
Altre dolorose guerre sarebbero se-
guite finché, nel tentativo estremo
di trovare la pace tanto agognata,
l'Aquila non si awenturò sulle
ghiacciate lande di Russia.






Se avessero vinto gli Austro-Russi?

La vittoria degli alleati ad Austerlitz
non sarebbe stata affatto impossibi-
le. Anzi, a detta di numerosi specia-
listi, se l”attacco a sud fosse stato
portato con meno truppe, come sa-
rebbe stato più corretto fare,
l”attacco di Soult sul Pratzen sa-
rebbe stato respinto con una
certa facilità. Al “sorgere del
sole”, quindi, la battaglia sareb-
be stata decisa dal logoramento
più che dalla manovra, e in quel
caso i 300 cannoni degli alleati
avrebbero avuto un peso non in-
differente sui pur valorosi batta-
glioni francesi e le cronometri-
che geometrie dell”Imperatore.
La vittoria alleata comunque, se
mai possibile, avrebbe potuto veri-
ficarsi soltanto nel settore meridio-
nale. In questo caso Napoleone,
per evitare il taglio delle linee di
comunicazione e rifomimento,
avrebbe dovuto necessariamente
ripiegare verso ovest, manovra
che, date la sua abilità e la compat-
tezza del suo esercito, egli non
avrebbe avuto grandi difficoltà ad
attuare. Gravi problemi, tuttavia,
l°Imperatore avrebbe dovuto af-
frontare subito dopo la sconfitta,
che di sicuro avrebbe comportato
l”entrata in guerra della Prussia al
fianco degli alleati.

<<Soldats! Je suis
content de vous››
Così esordiva il bollettino
della vittoria. 2.000.000 di franchi
furono distribuiti tra tutti gli
ufficiali di grado più elevato,
generose pensioni vennero elargite
alle vedove dei caduti, gli orfani
ebbero sussidi, scuola gratuita
e l' onore di essere adottati
dall' lmperatore, assumendone
il nome! ll ricordo di Austerlitz
sarebbe rimasto vivo per sempre.
gianlucagrillo
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Iscritto il: 22/05/2015, 17:24

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