La guerra nell'antica Grecia

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La guerra nell'antica Grecia

Messaggioda Giuseppe » 23/08/2010, 20:57

Una delle cose che bisogna sapere, almeno per colui che scrive, quando si studia la Storia è che la società influenza e condiziona l'esercito e i modi di combattere: questo vale anche per la Grecia Antica. Ma parlare di Grecia Antica significa parlare delle città-stato o polis in cui essa era divisa.
La Grecia era ed è tuttora una terra impervia con poche risorse e poco spazio, una terra prevalentemente montagnosa dove le pianure sono piccole: non c'è quindi da stupirsi se i Greci cercarono fortuna fuori dalla Grecia fondando colonie in lungo e in largo per il Mediterraneo, ma oltre all'emigrazione ci fu una forte rivalità fra le varie polis greche, una rivalità che trovò espressione in una cosa che i Greci ci hanno lasciato accanto alla Filosofia e all'Arte, ovvero la Guerra. Sono stati difatti i Greci ad inventare l'Arte della Guerra. Prima la guerra era solo una serie di razzie miranti a distruggere l'economia dell'avversario. Ma dato che era una strategia di logoramento che durava troppo tempo e non era risolutiva, si pensò ad un unico scontro risolutivo: la battaglia. Ma come si combatteva una battaglia nella Grecia Antica?
L'oplita (il soldato greco per eccellenza) era un cittadino-soldato: fatto il suo dovere di soldato tornava ai propri affari, quindi una guerra non poteva durare a lungo altrimenti i danni economici per la polis era ingenti, per questo motivo una battaglia era più che sufficiente (prima delle guerra persiane almeno) per concludere una guerra fra polis greche. L'oplita era un soldato armato di lancia (3 metri almeno), elmo di tipo corinzio, spada (una simile al gladio, l’altra, poco diffusa, era la kopis egiziana), corazza, schinieri e l’elemento più importante: lo scudo. Questi era chiamato hoplon (da cui il termine oplita): era di forma circolare di circa un metro di diametro, quindi copriva l’oplita dalle ginocchia fino al collo, oltre ci pensavano, rispettivamente, schinieri ed elmo. Ma copriva solo la parte sinistra del corpo, dato che era impugnato con la sinistra. Per la parte destra bisognava fare affidamento allo scudo del compagno di destra, il quale a sua volta avrebbe fatto lo stesso con il compagno alla sua destra e così via fino all’estremità destra dello schieramento. Credo che molti di voi conoscano la celebre frase: ”Tornerai con questo scudo o sopra di esso” ovvero tornerai vivo e vincitore o tornerai morto. Ma vi era anche una terza possibilità: tornare vivo e senza lo scudo il che equivale ad essere un codardo, dato che lo scudo era pesante ed ingombrante era quindi la prima cosa di cui un oplita si liberava per poter scappare più velocemente. Difatti la parola del greco antico che veniva usata per indicare “codardo” letteralmente significa “colui che abbandona lo scudo”. L’estremità destra dello schieramento era al tempo stesso sia quella più vulnerabile sia quellla più forte: vi venivano schierati i guerrieri migliori dato che era una posizione ambita dai vari contigenti e reparti di un esercito; Se vi erano degli Spartiati nell’armata, il fianco destro ovvero la posizione d’onore era loro riservata dato che venivano ritenuti i migliori guerrieri dell’Ellade. Il modo di combattere dei Greci deriva anche dalla loro mentalità: i loro miti parlano spesso di eroi che combattono corpo a corpo contro i loro avversari e la stessa “Illiade” è piena di duelli fra gli eroi dei due schieramenti; Era quindi ritenuto disonorevole combattere con un sistema che non fosse corpo a corpo. Ma vi erano anche altri motivi per cui i Greci disdegnavano ci combattimento che non fosse corpo a corpo: tirare con l’arco o combattere a cavallo richiedeva pratica e un addestramento continuo, ma a causa dello status socio-economico dei cittadini ciò non era possibile (va anche detto che i cavalli costavano e avevano bisogno di una pianura per essere allevati ed addestrati: l’unico luogo adattato per la nascita di una cavalleria autoctona in Grecia fu la Tessaglia difatti la cavalleria tessala fu abbastanza valida da venire aggiunta al contingente di Greci che prestarono servizio nell’esercito di Alessandro Magno). Solo durante la guerra del Peloponneso si iniziò a concepire e a capire l’utilità di corpi di fanteria leggera (tipo i peltasti) e di cavalleria. Da quello che ho scritto molti potrebbero pensare che i soldati greci non avessero un minimo di addestramento: invece lo avevano e si chiamava efebato (il caso di Sparta è particolare: gli spartiati erano i soli ad avere la cittadinanza e gli unici diritti che avevano erano quelli politici e militari). Erano due anni di addestramento militare dove la recluta (efebo) si addestrava con un compagno più anziano. Vi era un termine molto “curioso” per definire questi due: amanti. Che poi lo diventassero era un altro discorso, ma ciò non era raro. In greco antico la parola “amicizia” e “amore” sono fuse in un’unico termine poi non bisogna dimenticare che coppie di omosessuali vi sono anche nella mitologia greca: la più famosa è quella di Achille e Patroclo che ispirò quella di Alessandro ed Efestione. L’omosessualità veniva vista dai Greci come un’amicizia virile, se così si può dire: la città di Tebe in Beozia aveva un reparto famoso, il Battaglione Sacro, formato da 150 coppie di omosessuali. Veniva ritenuto un reparto formidabile e lo era dato che ognuno si batteva per il suo amato e se questi moriva ci si batteva per la vendetta (il Battaglione Sacro si fece quasi massacrare a Cheronea nel 338 a.C. quando venne attaccato da Alessandro e dai “Compagni”, il reparto d’elitè della cavalleria macedone che il giovane principe comandava)
Le battaglie non erano vinte per questione di tattica ma per questioni di fortuna: i due schieramenti cozzavano l’uno contro l’altro e vinceva quello che riusciva a mantenere più allungo la coesione. Dato che l’oplita era armato per combattere insieme agli altri e non come un sigolo soldato, una volta rotto lo schieramento avversario la battaglia era finita. Ma mantere la coesione di uno schieramento non era facile (i migliori erano ovviamente gli Spartani).
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Re: La guerra nell'antica Grecia

Messaggioda ClaudioCugliandro » 16/02/2011, 15:01

La cavalleria è sempre stata importante in ogni tipo di guerra, dai carri egizi e hittiti fino all'epoca napoleonica. Ma i Greci lo sapevano, e la scelta di spazi angusti come quello delle Termopili o di Maratona, o dove il numero era sufficiente, come Platea, per fronteggiare la cavalleria avversaria, non sono casuali: e infatti ciò avvenne prevalentemente contro l'unico nemico che affrontarono in grado di disporre di una potente cavalleria, i Persiani.
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